Dopo la vittoria di carattere contro il serbo Medjedovic all’ATP 500 di Barcellona, Rublev ha espresso alcune considerazioni ai microfoni dei giornalisti in sala che non erano a seguire le gesta di Jodar-Fils.
DOMANDA: Andrey, puoi raccontarci la storia di questa partita?
RUBLEV: La chiave è semplicemente questa: credo di essere riuscito a restare concentrato, perché nel primo set ho avuto un momento complicato. Ho lasciato uscire un po’ di emozioni, soprattutto dopo quei due game, in particolare dopo quel game. Credo fosse sul 2-2 o sul 3-3, quando ho avuto quattro palle break e non ne ho trasformata neanche una.
Quindi, in un certo senso, quel game mi ha buttato giù mentalmente più di quanto pensassi. Nel game successivo mi sono perso e lui mi ha breakkato. E dopo quel set stavo semplicemente pensando: okay, continua a lottare, prova ad alzare il livello. Se ho avuto occasioni nel primo set, di sicuro ne avrò altre nel secondo. E poco a poco, sono cresciuto ho avuto un’occasione nel secondo set all’inizio e sono riuscito a sfruttarla subito, e questo mi ha dato un po’ più di fiducia.
E poco a poco, così, sono riuscito a vincere il secondo set e poi il terzo. E c’è stato un momento cruciale, secondo me, nei primi quattro game del terzo, perché lui ha avuto occasioni sul mio servizio, io ne ho avute sul suo, ed erano game durissimi. Io stavo solo cercando di lottare su ogni punto, e sono riuscito a salvare alcune palle break, a vincere alcuni buoni scambi.
Poi sono riuscito a vincere un game molto duro per strappargli il servizio, credo sul 3-2. Sono riuscito a breakkarlo da 40-15. E alla fine quello è stato il momento decisivo. Poi lui è calato un po’ mentalmente e io ho preso più fiducia.
DOMANDA: Congratulazioni per la vittoria. È questa la tua prima finale qui a Barcellona? Siamo all’inizio della stagione sulla terra battuta: quali sono le tue aspettative per Barcellona e per i prossimi tornei?
RUBLEV: Nessuna aspettativa. Adesso sono qui, in finale, che è un momento super speciale per me, per la prima volta. Quindi cercherò solo di concentrarmi sull’essere qui, adesso, recuperare bene per domani, fare del mio meglio domani e basta.
DOMANDA: Ieri hai detto che, in generale, lui stava giocando la miglior settimana della sua vita e che non aveva nulla da perdere. È stata una cosa che hai potuto vedere nel primo set, quella mentalità, nel modo in cui ha giocato?
RUBLEV: Non lo so, perché stavo cercando di concentrarmi su me stesso. Quindi, per quanto riguarda il suo gioco, non posso dire molto, perché non avevamo mai giocato uno contro l’altro prima.
Quindi non so se stesse giocando a un livello incredibile o a un buon livello. Penso che stesse giocando bene, perché cercava di colpire da tante posizioni diverse. Anche quando arrivava tardi sulla palla, provava comunque a colpire. Non ti dava ritmo, quindi o cercava subito il colpo vincente oppure provava la smorzata dall’altra parte.
E non è facile, perché questo tipo di giocatori non ti dà ritmo, un po’ come Bublik: o tira il vincente oppure sbaglia, o fa la smorzata. Non ti danno ritmo né ti permettono di comandare il gioco. Si tratta più che altro di restare super concentrato, cercare di leggerli e coglierli nel momento giusto, su una smorzata o indovinando la risposta giusta o qualcosa del genere in un momento importante.
DOMANDA: Nel primo set lui ha usato tante smorzate (come evidenziato in cronca), ma nel secondo mi è sembrato che tu abbia capito meglio come contrastarle. Hai trovato un modo per gestirle meglio?
RUBLEV: È vero. Nel primo set ha fatto tante smorzate e ho cominciato a pensare un po’ troppo: okay, adesso farà una smorzata, adesso farà una smorzata. E poi, quando la faceva, non reagivo bene, e anche se arrivavo sulla palla, non ci arrivavo nel momento giusto o qualcosa del genere.
Quindi ero un po’ troppo ossessionato dal farlo bene, perché so che sulle smorzate, se arrivo bene, ho un vantaggio. Per me è una questione di timing. Quando arrivo bene, so che posso giocare bene da quella posizione sulla smorzata. Ero un po’ troppo ossessionato dal farlo bene e alla fine lo stavo facendo peggio.
Poi in qualche modo, nel secondo set, mi sono detto: okay, chi se ne importa, che faccia pure le smorzate e basta. E in qualche modo ho iniziato a leggerle al momento giusto, ho iniziato ad arrivare bene, ho iniziato a trovare vincenti facili. Quindi sì, e poi lui ne ha sbagliate subito un paio, quindi è stato come se tutto si fosse messo insieme.
DOMANDA UBITENNIS: Prima di tutto, complimenti per la tua prima finale qui a Barcellona. Hai avuto dei momenti difficili durante il match, ma direi che hai mostrato un’ottima compostezza, forse diversa rispetto al passato. Ti senti migliorato sotto questo aspetto? E da un punto di vista tecnico, a me è sembrato che oggi, così come contro Machac, tu sia riuscito davvero ad assorbire la potenza dei suoi colpi restando vicino alla linea di fondo. È solo una mia impressione oppure puoi confermarlo?
RUBLEV: Voglio dire, ovviamente sto migliorando. Mi piacerebbe pensare di sì, perché normalmente questo tipo di partite, contro questo tipo di giocatori, quando non c’è ritmo — tirano due vincenti, poi fanno un errore, poi una smorzata o qualcosa del genere — io impazzivo subito appena qualcosa andava storto. Quindi ovviamente, se riesco a gestire queste cose, è perché sto migliorando.
E rispondendo alla seconda domanda: ci stavo provando, mettiamola così. Ovviamente non è stato facile. A volte, forse anche oggi, è stato un po’ più duro di ieri. Con Thomas era un po’ più facile perché ti dà più ritmo, quindi era più semplice colpire con un po’ più di potenza. Oggi è stato più difficile, perché lui andava semplicemente a tirare.
E ovviamente, quando nel gioco c’è solo una possibilità in cui puoi spingere anche tu, non hai quella fiducia al cento per cento. Quindi non è stato facile, perché quando lui colpiva, o quando la metteva, era piuttosto profonda e non puoi fare molto altro che cercare di rimetterla. E basta.
Quindi stavo cercando di colpire, di prendere l’iniziativa, soprattutto quando lui mi dava occasioni. Appena mi dava due volte la stessa palla o qualcosa del genere, allora era molto più facile contrattaccare o comandare lo scambio. Ma spesso lui semplicemente non giocava il rally: lo tagliava, tirava dentro o fuori, oppure faceva una smorzata. Quindi in realtà non abbiamo avuto molti scambi con ritmo, e per questo non è stato facile.
Ci sono stati alcuni momenti in cui mi ha dato ritmo e sì, lì prendevo io l’iniziativa. Per il resto si trattava solo di cercare di sopravvivere.
DOMANDA: Ciao Andrey, congratulazioni per la vittoria. Marat Safin ha vinto questo torneo 26 anni fa e volevo sapere se hai parlato con lui e se ti ha dato qualche consiglio per la finale.
RUBLEV: No, non abbiamo parlato, perché in questo momento è un po’ impegnato. Quindi questa settimana non ci siamo sentiti. L’ultima volta che l’ho visto è stato, credo, domenica. Sì, domenica mi ha solo detto che questa settimana si aspettava dei buoni risultati. Andiamo bene ho pensato… E invece eccomi qui. Quindi mi è rimasta in testa questa cosa e ridevo, tipo: okay, vediamo. Ma no, non abbiamo parlato. Ci parlerò di sicuro martedì o lunedì, dipende da quando tornerà.
DOMANDA: Quanto è importante per te tornare in finale dopo alcune sconfitte degli ultimi mesi? E qualche parola sui tuoi possibili avversari di domani?
RUBLEV: Ovviamente essere in finale è sempre un momento speciale, perché giochiamo a tennis per cercare di arrivare alle fasi finali dei tornei più importanti. Quindi ovviamente riuscire ad arrivare qui, soprattutto per la prima volta, è una sensazione speciale, e questa sensazione resterà con me per sempre.
E parlando di Arthur e Rafa, sono entrambi giocatori di alto livello. Arthur ha battuto tanti grandi giocatori, ha già vinto grandi tornei. È già un top player, ha un talento enorme ed è super fiducioso, sta giocando un gran tennis da due anni. E Rafa è uno che sta emergendo, anche lui super talentuoso, sta giocando un tennis incredibile, senza paura, senza nulla da perdere.
Vedremo. Perché Rafa non conosco realmente, non ho visto bene le sue partite. Ho visto qualche scambio, ho visto qualche game, ma non stavo davvero osservando nel complesso il suo gioco perché non ci siamo mai allenati insieme, non abbiamo mai giocato. Però ovviamente so che ha già vinto un titolo ATP un paio di settimane fa, quindi sta crescendo e sta crescendo in fretta. Quindi prima di tutto sarà una partita interessante tra loro e poi sarà una finale interessante.
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