ATP Barcellona, Musetti: “Cerco di essere un gentiluomo in campo, il servizio da sotto adesso lo evito”

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ATP Barcellona, Musetti: “Cerco di essere un gentiluomo in campo, il servizio da sotto adesso lo evito”

Al termine del match contro Moutet, che ha intrattenuto pubblico e giornalisti presenti all’Open Banc Sabadell di Barcellona, Lorenzo Musetti ha dato la sua press conference in italiano e spagnolo, con buona padronanza della lingua iberica.

DOMANDA: Lorenzo complimenti per il match e per lo spettacolo che avete dato in campo.

MUSETTI: Beh, credo che sia stata una partita molto, molto interessante. Molto divertente per me e credo anche, per la gente che stava guardando il match, sicuramente complicata, perché oggi c’era parecchio vento e non era costante. Quindi non era facile trovare vincenti e fare certe cose, però penso di aver giocato una buona partita contro un giocatore che sta giocando molto bene e che mi è piaciuto molto per come ha giocato. Quindi sono contento di essere ai quarti.

DOMANDA: Com’è giocare contro un avversario come Moutet? Voglio dire, lui scombina tutto, crea caos, fa colpi strani… Tu devi fare anche un lavoro mentale per non entrare nel suo caos?

MUSETTI: Sicuramente non è facile giocare contro di lui perché, per esempio, sul primo punto del suo turno di servizio ha servito da sotto. Quindi in tutti i punti dovevo essere pronto a quel colpo e ad altri ancora. Sicuramente ti porta via energie, soprattutto mentali e fisiche. Però ci ho già giocato diverse volte, quindi sapevo come gestire tutto questo.

DOMANDA: Che tipo di avversario ti mette più in difficoltà o ti fa soffrire di più: uno come Moutet, che spezza molto il ritmo e fa tante smorzate, oppure un grande battitore tipo Perricard, o in passato Isner, quel genere di giocatori? Con chi fai più fatica?

MUSETTI: Beh, credo che sicuramente non sia facile giocare contro entrambe le fattispecie, perché sono due tipologie di giocatori completamente diversi. Però penso che sia più semplice affrontare giocatori che ti lasciano giocare e che, se non sei in forma o non ti senti benissimo quel giorno, ti permettono comunque di trovare il tuo ritmo, perché c’è lotta, gli scambi sono lunghi. Quindi credo che in partita ci siano diversi modi per trovare il proprio gioco. Contro i grandi servitori, invece, penso sia difficile anche perchè le occasioni che ti concedono sono poche. L’anno scorso ho giocato diverse volte contro Perricard e ho vinto due volte su tre, ma è sempre difficile perché devi stare attento su ogni punto e lui può metterti molta pressione quando servi tu. Credo che sia un po’ più difficile, soprattutto su superfici veloci, affrontare uno di quei grandi battitori.

DOMANDA: Lorenzo, dopo questa vittoria. Io ricordo che dopo Miami, anzi prima di Miami, dicevi che ti mancava ancora qualcosa a livello fisico per ritrovare il tuo miglior livello, che era un processo graduale. Adesso, in questo punto della stagione sulla terra battuta, da 1 a 100, a che percentuale senti di essere?

MUSETTI: Credo di sentirmi meglio ogni giorno, parlando di fiducia e anche non solo dal punto di vista tecnico, ma anche fisico e mentale. Perché penso che quello che mi mancava fosse la lotta, l’intensità, la durezza che devono esserci nelle partite. Non so dirti oggi una percentuale precisa. Credo di stare migliorando ogni giorno e sicuramente oggi ho giocato una buona partita, a un buon livello, e spero che domani sia ancora meglio.

DOMANDA: Lorenzo, ieri Carlos si è ritirato dal torneo. Adesso che lui non c’è più, ti senti il favorito per vincerlo?

MUSETTI: È una cosa a cui non sto pensando adesso. Sicuramente è stato un peccato quando si è saputo del ritiro di Carlos, perché a me piace sempre confrontarmi con i migliori e ovviamente gli auguro una pronta guarigione. Però sicuramente da quel lato del tabellone il quadro si è un po’ aperto, anche per via della sconfitta di De Minaur; però questi sono tornei così, e tutta la stagione è così. Quindi devo concentrarmi sul mio gioco e sulle partite che devo affrontare. Adesso vedrò chi sarà il mio avversario di domani e mi preparerò per giocare.

DOMANDA: Vorrei chiederti qual è la tua opinione su Rafa Jodar, sul percorso che sta facendo, che giocatore ti sembra e dove vedi il suo potenziale.

MUSETTI: Beh, mi sono già allenato con Rafa prima dell’inizio del torneo. Mi sembra un bravo ragazzo, che lavora molto bene, e credo che abbia già una mentalità molto lavoratrice e professionale. E penso che questo sia un aspetto importante per il suo futuro. Mi piace come gioca: è molto aggressivo a partire dal servizio e dalla risposta, ha entrambi i colpi molto buoni. Sicuramente il rovescio è il colpo che gli viene più naturale. Colpisce la palla forte per essere così giovane.

Però credo che il tennis moderno dei giovani sia questo: ho visto anche Landaluce nel primo match, o Fonseca, o Mensik… tutti i giovani sono molto, molto aggressivi fin dall’inizio dello scambio, a partire dal servizio e dalla risposta. Credo che il tennis moderno vada in questa direzione. Non credo che lui sia il classico giocatore spagnolo da terra battuta, che gioca con tanto spin. Credo che le nuove generazioni siano più aggressive fin dall’inizio del punto.

DOMANDA: Quando giochi contro avversari come Moutet, Shelton, o Tien, che sono complicati, però alla fine ti diverti?

MUSETTI: Beh no, sicuramente credo che da fuori siano partite belle, dove la gente comunque si emoziona a vedere certi scambi. E comunque erano state due belle partite anche quella di Buenos Aires e quella di Vienna, nei precedenti che avevo avuto con Moutet. È un giocatore difficile perché comunque vi toglie energie, come dicevo prima in spagnolo.

È partito facendomi un servizio da sotto, anche se sbagliando, comunque ti mette sempre il dubbio che possa farlo su tutti i punti, quindi comunque quello ti toglie un po’ di energie. Quindi è abbastanza snervante giocare con lui perché comunque non sai mai cosa potrà fare. La concentrazione, a livello diciamo di attenzione, deve essere forse più alta rispetto alla media. Però sono contento di affrontare questi tipi di partite perché è una cosa che sicuramente mi aiuta poi a portarlo anche in altri match, quindi sicuramente può essere un buon lavoro per la partita anche domani.

DOMANDA: Ciao Lorenzo. Hai servito, credo, a 232 km/h. Non credo sia proprio corretto il dato, però magari diciamo che anche l’anno scorso sei arrivato a 220-225. Cioè, nell’ultimo anno e mezzo, al di là del numero, sei cresciuto molto al servizio. Ti chiedo: in questo processo di crescita nel servizio sei soddisfatto? E qual è il prossimo step per essere davvero pienamente soddisfatto di questo colpo?

MUSETTI: Ho sempre avuto un rapporto un po’ di amore-odio perché magari trovavo una giornata dove lo sentivo molto bene, ma perà bastava poco per togliermi quella fiducia che magari avevo, ecco, in allenamento oppure durante la partita stessa. Però ho laorato tanto, è un colpo che secondo me può crescere ancora tanto, sia negli angoli che in termini di continuità, di percentuale, anche se oggi secondo me non era necessario forzare troppo, a parte poche volte. Sicuramente mi aiuta nei momenti difficili. Però è sicuramente un colpo che ho migliorato tanto in questo anno e mezzo.

DOMANDA UBITENNIS: Allora, complimenti Lorenzo per la vittoria e per lo spettacolo in campo. Mi allaccio un po’ alla domanda sul servizio, però la prendo da un’altra angolazione. Ieri c’è stata Borges contro Etcheverry nella quale Borges ha fatto sul match point un ace con il servizio da sotto. Volevo chiederti se questa cosa del servizio da sotto pensi che magari andrebbe messa nel tuo bagaglio perché in certe partite può servire, se l’hai usata, e magari anche se la consideri una cosa poco cavalleresca, che fa incavolare, oppure è un colpo come un altro?

MUSETTI: Mi ricordo, tra le altre cose, quando ero in semifinale per la prima volta ad Amburgo, poi vinsi il torneo, e su match point giocai il servizio da sotto, ma per paura più che per diciamo tattica… E tra l’altro lo feci anche molto bene. Però ovviamente venni fischiato ed è una cosa che sicuramente al pubblico non piace e secondo me è una forma, non voglio dire irrispettosa, però non da gentiluomo del campo che cerco di essere. Non mi piace usarlo e quindi ho cercato di completamente annullarlo dal mio bagaglio tecnico.

Però c’è chi lo fa e chi lo fa anche bene. Sicuramente, come dicevo prima, è una cosa che se te la fanno ti toglie tante energie dal punto di vista mentale, perchè sai che il tuo avversario può farlo da un momento all’altro, sulla seconda, sulla prima, quando meno te l’aspetti. Quindi è un colpo lecito, si può fare, però io in questo momento lo sento come qualcosa che non voglio usare.

DOMANDA: Questa è una battuta su quello che dicevi prima sui giovani, che picchiano forte e li guardavi un po’ da fuori: da quand’è che non ti consideri più giovane? E sul discorso dei punti da difendere è una cosa che ti mette pressione?

MUSETTI: Beh, sicuramente è un periodo in cui so che ho da difendere tanti punti, perché l’anno scorso ho fatto molto bene in questo periodo, però so che posso fare anche meglio. Quindi nel senso c’è sempre spazio di miglioramento e la prendo con questa filosofia. Poi vengo comunque da due mesi difficili, quindi per me la mia priorità, come ho già dichiarato, era sentirmi bene fisicamente, come mi sto sentendo in questo momento, e ovviamente mettere partite nelle gambe come quella di oggi per me è fondamentale.

Quindi sicuramente sto cercando di trovare la forma migliore di me stesso su questa superficie, può arrivare sicuramente. Per quanto riguarda i giovani, comunque io ho 24 anni, ho iniziato il Tour nel 2019 quindi sono praticamente al settimo anno ormai. Quindi posso considerarmi, credo, non più giovanissimo, o meglio: ci sono ragazzi che comunque hanno 20 anni, 19, ecco, quindi sicuramente c’è un distacco di età abbastanza importante.

Però questo… nel senso, li vedo da fuori ma perché comunque so cosa significa essere a quell’età. È tutto bello all’inizio perché comunque quando si hanno poche pressioni, o comunque quando è tutto nuovo, è più facile forse gestire la cosa. Quindi mi piace vedere l’evoluzione quando comunque diventi già un giocatore abbastanza affermato, che iniziano le pressioni, il fatto che comunque i giocatori incominciano a capire come giochi, a studiarti, perché comunque è capitato anche a me che le prime volte che entrai nel circuito professionistico tanti giocatori non mi conoscevano e quindi facevano fatica anche a giocare con me per quel motivo.

Poi io sicuramente giocavo il mio miglior tennis perché ero magari molto libero, molto motivato e tutto quanto, quindi capisco bene e vedo negli occhi dei giovani quella voglia e quella fame, che non significa più che altro che io non l’abbia più, però credo di avere tutto il necessario per arrivare ancora più in alto tra i Next Gen e non esclusivamente.

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