Wimbledon, Fritz: “Sarà più facile rispondere contro Musetti che con Zverev”

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Taylor Fritz è riuscito a rimontare uno svantaggio di due set ad Alexander Zverev per poi batterlo al quinto guadagnado il quarto di finale contro Lorenzo Musetti. Un Sascha non al meglio fisicamente, dopo l’infortunio al ginocchio patito al turno precedente.
La prima cosa da capire è cosa abbia cambiato tatticamente per girare il match. “Non troppo” risponde Taylor. “Ho iniziato rispondendo da vicino, anche con il dritto tagliato. Alla fine del primo o del secondo set ho arretrato un po’ la mia posizione e ho avuto la sensazione di mettere dentro più risposte. Nessun vero cambiamento nel terzo, è stato nel secondo. Sentivo di poterlo brekkare. La cosa principale era tenere la mia battuta, continuare a essere aggressivo. A metà del primo stavo cercando di muovere più la palla. Ho attaccato un po’ troppo il suo dritto, se lo aspettava e colpiva molto bene da quel lato. Un grosso cambiamento nel tie-break del secondo, ho giocato in sicurezza pensando che lui avrebbe fatto lo stesso, ma mi ha battuto con le accelerazioni. Nel tie-break del quarto il mio obiettivo era andare a tutta appena ne avevo l’occasione”.

D. Abbiamo chiesto a Fritz cosa vi siete dette a fine match, glie lo abbiamo chiesto e ha detto, ‘in pratica giocavo su una gamba sola’, il che è stato sorprendente. Di che avete parlato? È stato condizionato secondo te?

“Penso che fosse infastidito da qualcuno nel mio angolo che tifava rumorosamente, gli ho domandato chi fosse. Sull’infortunio, non so, pensavo che l’incontro fosse assolutamente normale fino a che sono andato avanti nel quinto, mi pareva che a quel punto avesse iniziato a zoppicare. Non posso dire quanto sia serio l’infortunio. È capitato anche a me una brutta iperestensione del ginocchio. Mi faceva un po’ male ma ho giocato piuttosto normalmente, ma per ognuno è diverso. Ho cercato di affrontare il match come se lui fosse perfettamente in forma. Di questo abbiamo parlato, niente di che.”

D. Di cosa sei più soddisfatto oggi?

“Beh, aver recuperato da due set sotto. Ma i colpi a rimbalzo, dritto e rovescio, una volta entrato nello scambio mi sembrava di giocare come meglio non posso.”

D. Che ne pensi di un Masters 1000 sull’erba? Voci dicono in Arabia Saudita, Andy Murray suggerisce l’America Latina.

“Certo che dovrebbe esserci. Ne abbiamo su ogni superficie. Questa è una parte molto importante della stagione, la gente la ama e le prestazioni dei giocatori dovrebbero riflettersi di più sulla classifica.”

D. Hai già giocato contro il tuo prossimo avversario. Ti aspettavi che arrivasse Musetti? Pensieri sulla sfida e chiavi per vincerla?

“Servire e rispondere bene. Fortunatamente dovrebbe essere più facile rispondere rispetto a oggi. È la prima volta che ai quarti ho più esperienza del mio avversario, dopo Novak due volte e Rafa. Spero che ciò mi aiuti. Ho visto il suo primo incontro al Queen’s, mi ha impressionato. È migliorato tantissimo fuori dalla terra battuta nell’ultimo anno.”

D. Cosa ti piace più dell’erba?

“Quando tiri un bel colpo, vieni ricompensato. Come in alcuni tornei sul duro. Ma quello che mi irrita è che a volte giochiamo con palle morte e morbide su campi lentissimi. Prendo rischi per tirare un gran colpo e non vado da nessuna parte. Non dovrebbe mai essere così. Il rischio deve essere ricompensato.”

D. Hai sentito Tommy Paul, ieri dopo la sua vittoria oppure oggi?

“Ci sentiamo parecchio, difficile non farlo, è uno dei miei miglio amici. Cosa buffa: di solito, verso il tramonto, hai la luce alla tua sinistra, sul Campo 2 ce l’hai dritta. Gli ho detto che a un certo punto ero accecato come mai lo ero stato su un campo da tennis. Lui pensava che esagerassi, poi ci ha giocato alla stessa ora. Ha detto che è tato brekkato e ha pure lisciato una palla. ‘Ehi, Coso’ mi ha detto dopo, ‘mica te lo eri inventato’. E io, ‘non vedi letteralmente nulla’.”