Roland Garros, anche Zverev si unisce alla protesta: “Il n. 250 del ranking deve poter vivere di tennis”

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Roland Garros, anche Zverev si unisce alla protesta: “Il n. 250 del ranking deve poter vivere di tennis”

Più che la lettera scarlatta, è il numero scarlatto marchiato su questo Roland Garros: 15. Sono i minuti che i partecipanti allo Slam parigino concederanno ai media nelle conferenze stampa che, canonicamente, hanno dei tempi più lunghi. Un atto dimostrativo e simbolico, perchè su quel numero si stanzia proprio l’oggetto del contendere: il 15% degli introiti di uno Slam viene destinato al prize money, soglia troppo bassa a detta dei diretti interessati smaniosi di portare avanti la protesta. Si unisce al coro anche Alexander Zverev, che si concede per un paio di domande giusto per esternare la sua posizione in merito e per ragguagliare circa le sue condizioni fisiche.

Se Lois Boisson, alla stregua del celebre Pilato, se ne è lavata le mani e ha preferito non entrare nella bagarre disquisitoria, Zverev non ci sta e fa sentire la sua voce appoggiando le rimostranze dei colleghi, recriminando uguaglianza anche per quelli lontani dal vertice e attualmente lontani anche dalle cifre da capogiro a cui, ca va sans dire, Sascha è abituato. Una situazione quasi paradossale, con il tedesco a sottolineare, in modo sacrosanto, come ci siano ottimi giocatori oltre la top-100, ma che alcuni di loro non abbiano la sicurezza economica per vivere di tennis ogni giorno.

Oltre al tema caldo del prize money, nella fugace conferenza stampa, Zverev ha avuto modo di rilasciare dettagli circa la sua condizione fisica ai nastri di partenza di quello Slam sfuggitogli nel 2024 in finale con Alcaraz. In attesa dell’esordio con Benjamin Bonzi, il tedesco ha detto di sentirsi in forma e fornito rassicurazioni sulla tenuta della sua schiena.

D. Per quanto riguarda il limite di 15 minuti imposto ai media
in questo torneo, ne comprendiamo le ragioni. Mi chiedevo solo: fino a che punto saresti disposto ad arrivare, se avessi il consenso dei tuoi colleghi?

ALEXANDER ZVEREV: “Sì, insomma, senti, sarò sincero, non sono io a guidare questa iniziativa, ma sono molto felice di partecipare, perché penso che ci debba essere un po’ di equità nei confronti dei giocatori, e deve essere equità non solo nei confronti dei numeri 1, 2 e 3 del mondo, ma deve essere un’equità in cui possiamo dire che i tennisti, sapete, se sei classificato al 250° posto nel mondo, ti guadagni da vivere con il tennis. Credo che se tutti si unissero, i nostri circuiti si unissero, i tornei del Grande Slam si unissero e ottenessero una percentuale equa, mettessero a punto, sapete, un piano comune, questo potrebbe succedere. Credo che molti giocatori possano trarne beneficio e non solo, come ho detto, i numeri 1, 2 e 3 al mondo, dove sì, la discussione è che vogliamo più soldi, ma non è solo questo. Credo che ci siano giocatori classificati al 200° posto al mondo che sono tennisti eccezionali, e riescono a malapena a guadagnarsi da vivere o forse addirittura vanno in rosso. Il tennis è uno sport importante, e credo che questa situazione possa cambiare e che possa cambiare con l’aiuto dei più grandi tornei del mondo”.

D. Per quanto riguarda la schiena, da quanto tempo ti dava fastidio, e pensi di essere riuscito ad arrivare alla radice del problema?
ALEXANDER ZVEREV: “Sì, insomma, il problema alla schiena
è iniziato l’anno scorso e ho faticato davvero per tutto l’
anno. Poi a dicembre sono andato da un medico tedesco molto, molto famoso, Muller Wohlfahrt. Mi ha fatto i trattamenti a dicembre. Me ne ha fatti due a dicembre. Mi sono sentito incredibilmente bene per i primi tre mesi della stagione, diciamo fino alla fine di aprile. Poi a Monaco ha ricominciato a darmi fastidio, e dopo alcune partite ho faticato davvero, ma con il trattamento che fa, servono alcuni giorni dopo per sentirsi di nuovo bene, e non li ho avuti fino a dopo Roma. Dopo Roma sono andato a trovarlo di nuovo. Sono andato da lui due volte nel giro di un paio di giorni. Ho fatto di nuovo due trattamenti. Ad essere onesto, mi sento benissimo dopo quello che fa
“.

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