ATP Roma, Sinner: “Ho sempre tanti dubbi. Se non riesci a gestire la pressione è meglio smettere”

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ATP Roma, Sinner: “Ho sempre tanti dubbi. Se non riesci a gestire la pressione è meglio smettere”

Da Roma, il nostro inviato
Jannik Sinner esordisce come sa fare meglio: vincendo. Batte Sebastian Ofner 6-3 6-4, un punteggio non eccessivamente dominante ma che restituisce solo in parte una partita mai neanche lontanamente stata in bilico. L’austriaco ha fatto quanto poteva, ma contro questo Sinner è davvero troppo poco. L’azzurro, che al prossimo turno sfiderà Popyrin o Mensik, arriva ben ottimista in conferenza stampa.

D: Un parere sul tuo debutto, come ti sei trovato? Cobolli ha raccontato che porti un po’ tutti al limite. Senti di dare questo stimolo?

Sinner: “La partita non era scontata. Avevamo giocato qualche anno fa, ma siamo entrambi diversi. Era un giocatore nuovo, dovevo adattarmi. Sono contento, le prime partite sono sempre difficili. Credo che i match si vincono prima, con tutto il lavoro che fai prima. Alzando l’intensità in allenamento. Allenarmi con Flavio e tutti gli altri italiani è sempre un piacere. Forse c’è anche competizione, perché proviamo a spingerci al massimo“.

D: A Ortisei, l’ultimo Challenger giocato, vi eravate affrontati. Guardando lì, pensavi di poter percorrere le tappe così velocemente?

Sinner: “Impossibile da dire. Ho fatto tanta strada ma non pensavo fosse questo il risultato. Sono realista, era impossibile sei anni fa. Era la prima volta che entravo nei 100, quando vinsi le Next Gen e debuttai a Roma, sul Centrale battendo Johnson. Tutto è positivo, ma vivi in altro modo, con tanti dubbi. Voglio vedere il mio potenziale massimo, che va oltre. Non parlo di vittorie e tornei. Voglio finire consapevole di aver dato tutto“.

D: Roma ti ha sempre accolto con grande entusiasmo. C’è qualcosa che ti colpisce, nel bene o nel male? Il calore dei taxisti? Sai fare l’amatriciana?

Sinner: “La carbonara sì (ride). Faccio solo hotel-campo. Tante cose sono cambiate qui, la gente sa che potrebbero esserci tennisti nei ristoranti. Quindi preferisco stare tranquillo. Ma mi colpisce l’affetto che mi danno. Ed è bellissimo che ci siano tanti bambini e ragazzi, è bello che abbiano già questa passione, sono il futuro. Siamo un grande gruppo, con me e tanti giocatori italiani“.

D: C’è qualcosa che puoi ancora perfezionare? O su cui stai cefcando di lavorare?

Sinner: “La perfezione non esiste. Stiamo cercando di migliorare su tutti i colpi, nelle piccole cose e dettagli, che ad alto livello fanno la differenza. Stiamo provando a stabilire il servizio, su terra è più difficile, servi in modo diverso. Ma è il colpo su cui do più focus, anche in allenamento. Ma alla fine il tennis è come un puzzle, tutte le cose devono essere attaccate“.

Ubaldo Scanagatta: Da ragazzo avevi tanti dubbi. Adesso hai ancora qualche dubbio? E quale tipo ti è più presente?

Sinner: “Prima di ogni partita ho dei dubbi, è la cosa più normale. Se non lo senti, se non senti la pressione, vuol dire che non ci tieni. Sono più consapevole di tanti anni fa, ma anche oggi entro in campo con dei piccoli dubbi. Ma lo devi anche gestire, il dubbio è connesso con la pressione in sé. Ma se non riesci a gestirla…Ci sono tante cose messe insieme, non solo giocare. Ma anche in campo, devi essere consapevole che sai fare delle cose e poi devi andare“.

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