Trionfi e cadute del piccolo samurai: Nishikori, dalla scuola di Bolettieri ai vertici del tennis mondiale

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Trionfi e cadute del piccolo samurai: Nishikori, dalla scuola di Bolettieri ai vertici del tennis mondiale

Kei Nishikori ha detto basta. Il 36enne originario di Matsue, nella prefettura di Shimane, appenderà la racchetta al chiodo al termine di questa stagione, dopo una carriera ventennale che lo ha visto toccare i vertici del tennis mondiale. Il nipponico ha infatti raggiunto il numero 4 nella classifica ATP nel 2015, conquistano 12 titoli nel circuito maggiore, inclusi i due di casa a Tokyo nel 2012 e nel 2014. Vincitore di 451 partite nel Tour, ha partecipato anche alle Nitto ATP Finals per quattro volte (2014-2016, 2018), raggiungendo due volte le semifinali (2014 e 2016).

“Oggi ho un annuncio. Ho deciso di ritirarmi dal tennis professionistico alla fine di questa stagione”, ha scritto sulle sue pagine social Nishikori. “Fin da bambino ho avuto una grande passione per il tennis e ho continuato a inseguirla con un solo sogno nel cuore: ‘Voglio competere sul palcoscenico mondiale’. Raggiungere l’ATP Tour, giocare al massimo livello di competizione e mantenere una presenza nella Top 10 è qualcosa di cui sono estremamente orgoglioso. Sia nella vittoria che nella sconfitta, l’atmosfera speciale che ho vissuto negli stadi gremiti è insostituibile.”

Una carriera ventennale cominciata con una borsa di studio per frequentare la IMG Academy di Bollettieri

Una storia umile la sua, cominciata appunto a Shimane, in Giappone, dove cresce con la famiglia. Poi, nel 2004, quando Kei aveva 14 anni, fu selezionato dal Masaaki Morita Tennis Fund per ricevere una delle quattro borse di studio della Morita Foundation, con lo scopo di allenarsi all’IMG Academy – Bollettieri Tennis Program. Non disputa tanti tornei junior, ma riesce comunque nell’impresa di vincere il Roland Garros junior nel 2006, in doppio con l’argentino Emiliano Massa.

Risale a quell’epoca il nomignolo che gli viene affibbiato, quello di “Project 45”, ovvero il best ranking precedentemente occupato da Shuzo Matsuoka, il giapponese con la miglior classifica fino a quel momento, e primo a vincere un titolo ATP, a Seoul nel 1992. Per aspettare il suo di primo titolo bisogna attendere il 2008, quando vince a Delray Beach, a 18 anni, da numero 244 del mondo. È il più giovane vincitore di un torneo ATP dai tempi di Lleyton Hewitt ad Adelaide nel 1998.

La stagione 2009 la salta tutta per infortunio, ma questo non gli impedisce di tornare in top 100 l’anno seguente, quando scatta la sua ascesa. Tra i suoi successi più prestigiosi si ricordano sei tornei ATP 500, compresi due successi a Tokyo nel 2012 e nel 2014. Poi le quattro vittorie a Memphis tra il 2013 e il 2016. Solo altri tre giocatori in attività in quel periodo avevano vinto uno stesso torneo per quattro anni di fila: Roger Federer (Halle, Wimbledon, US Open), Rafa Nadal (Montecarlo, Barcellona, Roland Garros) e Novak Djokovic (ATP Finals e Pechino). Nishikori, che ha chiuso in top 10 dal 2014 al 2016 e nel 2018, ha festeggiato il 300° successo ATP a Parigi Bercy nel 2016, al secondo turno contro Troicki. Poi, nel 2014, è diventato il primo asiatico in una finale Slam allo US Open dai tempi di Zenzo Shimizu nel 1920!

L’anno di grazia 2014, la finale a Flushing Meadows, e il bronzo a Rio nel 2016

Uno Slam magico per lui, dove sconfisse Milos Raonic, in un match terminato alle 2.26 di notte (un record nella storia del torneo), poi Wawrinka e Djokovic, allora numero 1 del mondo, perdendo solamente da Cilic in finale. La stagione 2014 resta infatti il suo peak: chiusa vincendo quattro titoli ATP, con un bilancio di 54 vittorie e 14 sconfitte. Negli Slam ha raggiunto altre due semifinali: sempre a New York, nel 2016 e nel 2018, arrivando ad essere il primo asiatico ad arrivare nei quarti di tutti i quattro Major. Per quanto riguarda i tornei 1000 ha giocato e perso quattro finali: nel 2014 a Madrid, nel 2016 a Miami e Toronto, e nel 2018 a Montecarlo. Uno dei suoi momenti più iconici restano le Olimpiadi di Rio del 2016, dove riuscì nell’impresa di battere Rafa Nadal, conquistando così la medaglia di bronzo in singolare.

Con un attuale bilancio in carriera di 451 vittorie e 231 sconfitte, Nishikori è l’unico tennista giapponese ad aver superato la soglia delle 450 vittorie. Non solo: il “piccolo samurai” è considerato uno dei migliori giocatori della storia nei set finali: secondo l’ATP Tour, la sua percentuale di vittorie del 72,4% nei set decisivi è inferiore solo a quelle di Björn Borg (73,4%) e John McEnroe (72,8%).

Gli infortuni: un conto salatissimo pagato a caro prezzo

Certo, questi 20 anni non sono stati tutti rose e fiori, perché Kei ha dovuto fare i conti prestissimo con gli infortuni. Un conto salato, che il suo fisico gli ha presentato a intervalli regolari. Il primo infortunio è arrivato quando aveva solo 20 anni: un’operazione al gomito destro che lo ha tenuto fermo da marzo 2009 fino ad aprile 2010. Sono seguiti un infortunio al polso e uno alla spalla, ma soprattutto un intervento all’anca e un successivo problema alla caviglia che lo hanno costretto a uno stop lunghissimo dal 2021 al 2023.

Al suo ritorno alle competizioni, nel 2024, un altro dolore al ginocchio lo ha forzato a un nuovo periodo di riabilitazione. La sua ultima partita giocata risale alla scorsa settimana, in un torneo Challenger ATP a Savannah, in Georgia, mentre il Cincinnati Open 2025 è stato il suo evento più recente nel circuito principale ATP.

“Il mio amore per il tennis e la convinzione di poter diventare un giocatore più forte mi hanno sempre riportato in campo. Sento che tutte queste esperienze hanno arricchito e plasmato la mia vita. Sono profondamente grato alla mia famiglia e a tutti coloro che mi hanno sostenuto in ogni momento”.

“A dire il vero, vorrei ancora poter continuare la mia carriera da giocatore”, ha proseguito Nishikori nel suo messaggio. “Nonostante ciò, guardando indietro a tutto il mio percorso, posso dire con orgoglio di aver dato tutto. Sono davvero felice di aver intrapreso questa strada. Custodirò ogni momento delle partite rimanenti e combatterò fino alla fine.”

Nishikori Kei-san, dōmo arigatō gozaimasu

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