È comparsa davanti agli occhi del grande pubblico italiano pochi giorni fa, quando alla Caja Magica ha eliminato Jasmine Paolini. Una vittoria che, lì per lì, poteva sembrare un passaggio a vuoto dell’azzurra, ma che oggi assume tutt’altro significato. Perché Hailey Baptiste non è una comparsa, ma una delle storie più forti del Mutua Madrid Open. La conferma è arrivata nel modo più rumoroso possibile, con il successo contro la numero uno del mondo Aryna Sabalenka: 2-6, 6-2, 7-6(6), sei match point annullati e una prima semifinale WTA 1000 conquistata con il peso delle grandi imprese.
Non è solo il risultato a colpire, ma il modo in cui è maturato. Nei momenti più delicati Baptiste ha scelto di attaccare, di prendersi il punto con soluzioni fuori copione: serve and volley, smorzate, coraggio puro. “Il piano a volte mi viene in mente proprio mentre mi metto sulla linea di battuta”, ha spiegato. “Volevo metterla in difficoltà, costringerla a giocare ogni punto. Se doveva vincere, doveva guadagnarselo”.
Dentro questa scelta c’è la sua trasformazione, sintetizzata in un’altra frase che suona quasi come una confessione: “Ho smesso di lottare contro me stessa, ho smesso di avere paura. Nei momenti difficili ho pensato solo a credere in me stessa e a fare quello che faccio sempre, essere fedele al mio gioco.”. Il tutto con il sorriso e l’americana spiega il perché: “A volte sorridevo perché non riuscivo a credere a quello che stava succedendo in campo. Alcuni rimbalzi, alcuni punti… potevo solo mettermi a ridere. Arrabbiarsi non mi avrebbe aiutato“.
Un 2026 che cambia prospettiva
Quella di Madrid è l’immagine più nitida di un 2026 che segna la svolta. Semifinale ad Abu Dhabi, quarti a Miami, una continuità che ha cambiato prospettiva e classifica: dodici mesi fa Baptiste faticava a entrare tra le prime 80 del mondo, oggi è numero 24 virtuale, il suo miglior ranking. Ma soprattutto è una giocatrice che entra in campo con la sensazione di poter reggere, e spesso vincere, contro chiunque. Anche contro la più forte del circuito.
E rileggendo proprio la partita con Paolini, il quadro si completa: più che una crisi dell’italiana, era il segnale di una nuova presenza che stava emergendo. Il suo tennis oggi ha la solidità delle top 20, ma anche qualcosa in più, una leggerezza che le permette di rischiare quando conta davvero. Non è un caso che sia diventata solo la seconda americana capace di raggiungere la prima semifinale WTA su terra proprio a Madrid, dopo un precedente che risale a dieci anni fa.
Dalla solitudine alla famiglia: il viaggio dietro la crescita
Dietro questo salto c’è però una storia meno visibile, fatta di solitudine e resistenza. Per oltre due anni Baptiste ha viaggiato da sola, senza un team stabile, affrontando sconfitte e dubbi in isolamento. “Perdevo e non avevo nessuno con cui parlarne”, aveva raccontato al Roland Garros. Oggi la storia è diversa: “Il messaggio del mio team era semplice: credere in me stessa e giocare il mio tennis. Essere qui con loro è qualcosa di molto speciale per me“. La svolta è arrivata con la costruzione di una vera squadra, guidata da Eric Hechtman, ex coach di Venus Williams, e con il supporto di Franklin Tiafoe, fratello gemello di Frances.
Il legame con Frances Tiafoe, cresciuto con lei al Junior Tennis Champions Center, è qualcosa di più di una semplice amicizia: è famiglia, radice, stabilità. E dentro questa storia trovano spazio anche dettagli che raccontano la persona oltre l’atleta, come il suo cane Tsonga, omaggio affettuoso al tennis che l’ha accompagnata fin da bambina, quando palleggiava con Serena Williams e Venus. Ora davanti a lei c’è Mirra Andreeva, per una semifinale che sa di ulteriore passaggio. “È una sorta di rivincita”, ha detto Baptiste, riferendosi all’unico precedente tra le due sull’erba di Wimbledon.
Madrid intanto ha già scelto una delle sue protagoniste, una storia nuova paragonabile per certi versi a quella di Jodar. Sono infatti le due nuove storie del torneo, quelle che Madrid lascia in eredità ai due circuiti quando le luci sulla Caja Magica si spegneranno e tutto il complesso carrozzone continuerà ad andare in giro per il mondo. Cosa hanno in comune? La giovane sfrontatezza nell’affrontare avversari più blasonati, imparando a non avere più paura, e che proprio per questo possono permettersi di vincere.
Hailey ha già battuto la numero 1 al mondo, speriamo che lo scenario non si ripeti in campo maschile. Almeno, non oggi. Ma questa è un’altra storia.
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