ATP Madrid, Vagnozzi: “Cahill e io come il poliziotto buono e cattivo. Con Sinner ci siamo messi in gioco”

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ATP Madrid, Vagnozzi: “Cahill e io come il poliziotto buono e cattivo. Con Sinner ci siamo messi in gioco”

Jannik Sinner è pronto per il Mutua Madrid Open, parola di Simone Vagnozzi.

In un’intervista alle colonne della “Gazzetta dello Sport”, l’allenatore del quattro volte campione Slam ha assicurato che il lavoro svolto in questi mesi è stato progettato al fine di disputare la stagione sul rosso nella sua quasi interezza.

Non c’è miglior allenamento della partita. Quando un giocatore vince e gioca bene spreca meno energie” sottolinea il coach. “Puoi allenarti tre mesi benissimo, ma se arrivi alla prima partita senza ritmo, sprechi più benzina di uno che è in fiducia. Bisogna trovare equilibrio, essere flessibili, adattarsi”.
Insomma, le disquisizioni sulla programmazione paiono aver appassionato più gli addetti ai lavori che i diretti interessati. Saltare il secondo Masters 1000 sul rosso non era un’idea contemplata, dato che il tempo intercorso tra Montecarlo e Roma sarebbe stato troppo.

Vagnozzi: “La vittoria di Montecarlo ha emozionato Sinner, vincere con Alcaraz è diverso”

A proposito dello spaccato di annata sulla terra rossa, Vagnozzi conferma che fare bene sul mattone tritato è l’obiettivo. Con lo sguardo puntato sul Roland Garros. Che Sinner fosse un giocatore da ogni tipo di superficie era indubbio, mancava solamente il riscontro finale di un grande titolo.

La vittoria di Montecarlo ha abbattuto anche l’ultima barriera e Jannik non ha celato tutta l’emozione per l’ennesimo traguardo storico.
“È stato l’insieme di tante piccole cose: è stato il primo torneo importante sulla terra, negli anni era stato un po’ sfortunato, aveva sempre giocato bene ma senza riuscire a portarlo a casa” ricorda Simone. “Poi la finale con Carlos, la lotta per il numero uno.
Il tecnico marchigiano non nasconde tutto l’interesse per la vetta del ranking, anche se si affretta a evidenziare come conti soprattutto la classifica di fine anno.

Poi la conversazione vira su Carlos Alcaraz. Lo spagnolo è fermo ai box per un infortunio al polso dai tempi di recupero incerti. La sua presenza agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros è tutt’altro che certa.
Vincere una finale con Carlos in un torneo importante dà una sensazione diversa ammette Vagnozzi. Poi è sempre successo nelle rivalità che qualcuno abbia acciacchi, anche con i Big Three”.
Nei giorni scorsi il numero 2 del mondo ha dichiarato che senza Sinner a stuzzicare la rivalità, sarebbe stato un giocatore diverso. Il coach azzurro non può che concordare. La presenza di rivali assai competitivi fornisce una spinta in più a migliorare.
La diade tennistica del decennio che si completa a vicenda.

Vagnozzi: ” Io sono il poliziotto cattivo, Cahill stempera le tensioni. Non è sempre facile lavorare in due”

Simone Vagnozzi è al seguito di Sinner anche a Madrid, dove sono stati raggiunti da Darren Cahill, assente a Montecarlo.

L’allenatore italiano tiene a precisare come, per gli equilibri del team, è fondamentale che non esista un numero 1 e 2. Ognuno ha il proprio ruolo e deve adempiere ai propri impegni. “A volte, un po’ come nei matrimoni, è necessario fare un passo indietro per far funzionare le cose… scherza.
“Io spero che non se ne vada…” commenta poi Vagnozzi a proposito del possibile addio di Cahill a fine anno. Anche se non è sempre facile lavorare in due, ognuno ha il proprio ruolo“.

A proposito dei compiti e dei ruoli assunti dalle due guide tecniche, Simone ammette: Io sono il rompiballe… Sono quello che deve dire le cose scomode. Il poliziotto cattivo, diciamo. Darren è più allegro, quello che stempera le tensioni”.

Il sodalizio procede e sarà Cahill a scegliere cosa fare alla fine della stagione. Già il 2025 doveva essere l’ultimo dell’australiano nel circuito ATP. Un pensionamento rimandato su richiesta di Jannik e avallato dallo stesso Darren.
Vagnozzi specifica che sin dal primo giorno c’è stata una comunione di intenti su modi e forme di allenamento e un’idea unanime su come rendere Sinner uno dei migliori giocatori al mondo.

Non esiste la bacchetta magica. Serve visione a lungo termine. Devi pensare a che giocatore vuoi nell’arco di due o tre anni e lavorare in quella direzione”. L’italiano ammette di aver capito di avere un diamante tra le mani ancora prima di iniziare ad allenare l’altoatesino. Noi ci siamo messi in gioco da subito toccando tante cose, è stato un rischio, poteva anche non andare bene. Invece con pazienza, fatica e costanza siamo arrivati fin qui. Ma Sinner è ancora un giocatore in evoluzione, non è ancora al massimo del suo potenziale”.
E il Sinner al di fuori del campo lo descrive come un normale ragazzo di 24 anni, gioioso e divertente. Ma che riassume una serietà granitica quando c’è da lavorare.

Se le sconfitte dell’Australian Open e Doha sono liquidate come parte del gioco, il tecnico è già focalizzato sul futuro. Vagnozzi confessa di non vedersi su altre panchine, se non sarà Sinner a desiderare un avvicendamento nel suo angolo.
E comunque penso che i grandi coach siano quelli capaci di ottenere grandi risultati con diversi giocatori. Come Darren, ad esempio” ricorda con il sorriso.

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