Diario dal Foro, giorno 8: tutte le strade (ri)portano a Roma. Grazie Darderi!

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Diario dal Foro, giorno 8: tutte le strade (ri)portano a Roma. Grazie Darderi!

Da Roma, il nostro inviato
Non dovevano essere gli Internazionali d’Italia di Iga Swiatek. Incredibilmente, pur trattandosi di una tre volte campionessa, quasi nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di lei. Veniva da una stagione senza neanche una semifinale in fin dei conti, e a Madrid era stata addirittura costretta a ritirarsi. Insomma, più incognite che certezze nascoste sotto il solito cappellino. Dal quale non sembra mai trapelare nulla. Chissà che non porti fortuna, visto che Casper Ruud dopo tante difficoltà ad inizio stagione ha ritrovato la semifinale a Roma dopo tre anni. Storie accomunate da riscatti e ritrovi. E da approdi tra le nuvole più alte. Come quello di Luciano Darderi.

Darderi e Roma: il sogno di uno di noi

Luciano Darderi è sempre stato un bel tipo. Con quell’aria da guerriero, a tratti scanzonata e a tratti arrabbiata, debordante grinta e carica agonistica, mi ha sempre trasmesso le sensazioni di uno di noi. Un ragazzo che si esalta a giocare a tennis, che ha saputo andare ben oltre tutte le aspettative che aveva su di sé. Con la ciliegina sulla torta arrivata all’edizione 2026 degli Internazionali d’Italia. In cui ha avuto tutta Roma a spingerlo e sostenerlo, tutta dalla sua parte. Addirittura fino alle 2 del mattino contro Rafael Jodar. Dando quasi una spinta all’indietro al futuro, facendo valere la presenza e il valore del giocare in casa.

I crampi hanno colpito lo spagnolo al termine della partita, decisamente la più bella del torneo. Non inganni il 6-0 del terzo parziale. Per quanto netto, non sono mancate le grandi giocate e gli scambi durissimi fino alla fine. Jodar si farà, sarà un campione, inutile nutrire dubbi su questo aspetto. Ma per ora ha dovuto fare un passo indietro al cospetto di Darderi. Che alla vigilia di Roma tra gli azzurri partiva in quarta, se non quinta fila. Dietro Musetti e Cobolli, oscurato dalla romanità di Berrettini e poi dal miracolo e la rincorsa di Arnaldi. Per una volta si è preso lui, con le unghie e con i denti, il ruolo di protagonista. Le lacrime, sia dopo la rimonta su Zverev che in seguito alla battaglia vinta contro Jodar, raccontano la tenacia e il desiderio, immenso, di far bene in questo torneo. Trascinando con sé un’intera città, non è un risultato frutto del caso, ma un merito. E sognare un ulteriore gradino è possibile.

Bentornata Iga

Iga Swiatek giocherà la semifinale degli Internazionali d’Italia. E la notizia dov’è? In un anno normale sarebbe stata questa la risposta giusta. Ma vista la stagione finora abbastanza deludente avuta dalla polacca, alla prima semifinale del 2026 proprio qui a Roma, e neanche al meglio dal punto di vista fisico, non era scontato vederla arrivare così avanti al 1000 capitolino. E per di più giocando un tennis di altissimo livello, lasciando le briciole alle avversarie. Dopo un inizio da rivedere con McNally, il torneo è stato una discesa, quasi una passeggiata di salute per Swiatek: dal terzo turno in poi ha smarrito solo sette game, in tre partite.

Segnali di vecchia Iga, quella che faceva paura solo a vederla in tabellone, soprattutto sulla terra. Non sarà il massimo come personaggio, d’altronde non lo è mai stata. Ma al contempo è innegabile che il tennis femminile abbia bisogno di lei. L’unica capace di infastidire veramente Sabalenka e, escludendo Venus Williams (attiva per modo di dire), l’unica giocatrice ancora nel circuito a vincere Slam su tutte le superfici. Infilato Wimbledon nella corona, ora manca “solo” l’Australian Open per il Career Grand Slam. La sensazione è che questa Swiatek, destinata con ogni probabilità a vincere Roma, sia la miglior versione attuale di sé stessa. Che stia tornando a far tremare le avversarie con il proprio rovescio, e quel gioco apparentemente privo di emozioni, che però sa vibrare il campo. Quello che alla fine conta. E al Roland Garros sarà lei la favorita.

Roma: mercoledì da leoni ma…

Della giornata di ieri ricorderemo per sempre Luciano Darderi e la sua grinta. Una battaglia pazzesca, portata meritatamente a casa. Ma sarà indimenticabile anche il fumo dei fuochi artificiali, in seguito alla premiazione della Coppa Italia, che ha avvolto il Centrale costringendo anche ad interrompere la partita. Già iniziata in ritardo per la pioggia pomeridiana, un problema che sarà risolto con la costruzione del tetto, che inizierà dal prossimo anno. Lì non c’è molto da poter fare, il progetto è in essere, bisogna pazientare ancora un po’.

Indubbiamente però si poteva evitare, vista anche la giornata ventosa e di per sé umida, di sparare così tanti fuochi artificiali dopo la premiazione dell’Inter. Qualcuno in meno avrebbe probabilmente evitato i problemi occorsi al meccanismo dell’occhio di falco, e dunque un’ulteriore interruzione durante la partita. Che, per quanto sia stata una meraviglia, una grande battaglia, premiando anche un italiano, è finita ad un orario oggettivamente indecente. Non tanto per i giocatori, che ovviamente preferiscono giocare, anche tardissimo, potendo approfittare del giorno di riposo prima dell’incontro successivo. Quanto per spettatori e addetti ai lavori, obbligati a fare le ore “piccolissime” per gustarsi il match.

D’altronde nessuno vi rinuncerebbe, dopo aver pagato una buona cifra per i biglietti. Ma va impostato un limite, più sensato e concreto, per avere orari fruibili e non eccessivamente devastanti. La regola dell’inizio non oltre le 23, quando le partite, come nel caso di ieri, iniziano alle 22.53, è un ombrello in un tornado. Di certo con il tetto la situazione potrebbe migliorare, si ridurrebbero alcuni ritardi. Ma un aiuto maggiore dalle organizzazioni competenti, e anche dalle altre istituzioni sportive (FIGC nel caso della Coppa Italia) sarebbe da mettere in atto. In attesa di sapere quando si giocherà il derby di Roma. E se, effettivamente, toccherà ritardare leggermente la finale maschile degli Internazionali.

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