Madrid undercover: dietro le quinte della Caja Magica

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Madrid undercover: dietro le quinte della Caja Magica

Da Madrid, il nostro inviato

E così, fatte la valigie (con la speranza di aver messo dentro tutto. Tra cavi, cavetti, adattatori e alimentatori) abbiamo sorvolato il mar Mediterraneo per raggiungere la penisola iberica. Con lo scopo di raccontarvi da vicino – anzi vicinissimo – la 23esima edizione del Mutua Madrid Open. Il torneo spagnolo, già orfano di Alcaraz, Djokovic, Fritz e Draper, non è partito sotto una buona stella, ma The show must go on. Il pubblico si è altamente infischiato delle pesanti assenze, accorrendo in massa alla Caja Magica, popolata da un fiume di tifosi provenienti da tutto il globo. Il masters madrileno – ospitato in questa particolare struttura sviluppata in modo verticale, e divisa a piani – ha fatto parecchia fatica a proporre uno spettacolo di alta qualità nei primi turni, ma fortunatamente, sono venuti in soccorso i big. E a partire da venerdì 24, il Mutua Madrid Open ha preso la piega giusta, inscenando sul Manolo Santana, e sugli stadi “minori”, match degni di un Masters 1000.

La squadra di Ubitennis ha provato a buttare l’occhio su qualche match, ma la mole di lavoro è diventata così tanta da dimenticarci di godere del privilegio di avere accesso a tutti i campi dell’impianto. E così, tra un Wi-Fi altalenante, e un sistema d’aria condizionata praticamente non pervenuto per i primi giorni, ci siamo rinchiusi nei sotterranei della Caja. Sballottati tra sala conferenze, Mixed Zone e sala stampa. Con l’obiettivo di intercettare tutte le parole dei protagonisti, senza tralasciare nulla.

Tranquilli, non ci hanno mica rinchiusi in uno scantinato. Parliamo di “sotterranei”, perché la Scatola Magica – come accennavamo poc’anzi – è un impianto pensato e sviluppato in modo verticale. Dunque, dal “piano 0” – dedicato ai tre stadi principali -, i giornalisti accreditati al torneo prendono un ascensore che li conduce ai piani inferiori, dove prende vita il backstage del Mutua Madrid Open. In pochi attimi, sembra di essere catapultati in un universo parallelo. Il chiasso e gli altissimi decibel si tramutano in religioso silenzio. Nel cuore della Caja Magica, i monitor dominano la scena. Multi-screen disposti in ogni postazione per dare una rapido sguardo a quello che succede nel mondo esterno, poi si torna ad avere gli occhi fissi sul proprio PC. E via di audio da sbobinare, pezzi da costruire e corse fulminee su e giù per il dietro le quinte del Mutua Madrid Open.

Superati i primi intensi e travagliati giorni di torneo, a intervalli, siamo riusciti a concederci un sopralluogo sui campi. Un rapido salto al Tennis Garden per del sano scoutismo. Tra allenamenti, sparring tricolore – per esempio, quello tra Cobolli e Musetti a inizio settimana – e qualche buon match dei primi turni. Sui courts esterni dell’impianto madrileno, il sole picchia forte, e illumina la capitale sino a tarda sera, mentre in Italia è già buio da un bel pezzo. Si sta decisamente meglio sul Manolo Santana. Anzi, precisiamo, nella tribuna stampa del Manolo Santana. Perennemente all’ombra, a prescindere dall’orario. Tra gli spalti del campo centrale apprezziamo l’atmosfera, gli scambi fenomenali dei protagonisti e perché no, anche il calore del pubblico spagnolo. Ma con gli smartwatch al polso e telefoni tra le mani, restiamo in allerta. Da un momento all’altro, potrebbero avvisarci dell’arrivo di un tennista in sala conferenze o in mixed zone, e noi, ad ogni appello, rispondiamo con un felino scatto alla Usain Bolt, restando però abbondantemente sopra il record dei 9 secondi.

Dunque, subordinati alle divine leggi della scatola magica, dichiariamo implicitamente guerra alle lancette dell’orologio. Il tempo ci è spesso nemico. Ma l’indole del raccontare storie ci appartiene, è quasi una dipendenza della quale non puoi fare a meno. Così spulci tra le biografie dei tennisti, tra le statistiche, in cerca di un qualcosa di accattivante chiedere. Ma questa categoria di sportivi è differente dalle altre. Ogni emozione è amplificata, positiva o negativa che sia. A pochi centimetri di distanza, percepisci con largo anticipo se si tratterà di un’intervista intrigante o dell’ennesima nella quale l’atleta chiamato in causa reciterà la solita filastrocca imparata negli anni, dribblando le domande più scomode con risposte banali e preimpostate.

La prima settimana nella Caja Magica è andata in archivio. Gli azzurri resistono. Sinner cerca ancora il primo valido sfidante, Musetti ritrova passo passo la sua condizione ideale. A Madrid è anche nata una rivalità che senz’altro ci accompagnerà nel prossimo decennio. Quella tra Rafa Jodar e Joao Fonseca. Per altre storie, vi consigliamo di restare sintonizzati su Ubitennis. La seconda parte del torneo iberico sta per iniziare…

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