Wimbledon: Djokovic l’illusionista incarta un Rune sprecone

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[2] N. Djokovic b. [15] H. Rune 6-3 6-4 6-2

In chiusura di una giornata che ha fatto benedire la costruzione dei due tetti sul Centrale e sul n. 1 (rimasti chiusi dall’inizio alla fine, nonostante il cielo abbia tenuto per diverse ore nel primo pomeriggio), Novak Djokovic ha stupito più di un appassionato e di un addetto ai lavori chiudendo con sorprendente semplicità il suo match di ottavi di finale contro Holger Rune. Le incertezze palesate nel corso della prima settimana avevano fatto dubitare della sua condizione, che per la verità non si è dimostrata molto migliore di quella dei giorni scorsi, ma è stata magistralmente nascosta da una condotta di gara volta ad evitare di trasformare il match in una battaglia all’ultimo sangue.

Partito molto determinato ad abbreviare gli scambi e a cercare la rete (dove ha conquistato 29 punti su 37), il serbo ha approfittato dei momenti di appannamento di Rune che ha commesso davvero troppi errori nei momenti importanti per poter sperare di portare a casa il match. In tutti e tre i set Djokovic è andato avanti di un break approfittando di una sfilza di errori di Rune che non ha saputo reagire se non in maniera sporadica alla situazione di gioco, finendo poi per naufragare nelle sue incertezze.

LA PARTITA – Inizio a razzo per Djokovic che vince i primi 12 punti consecutivi. Il serbo sa che giocare scambi lunghi non è una buona idea per lui e allora cerca subito di prendere il centro del campo e la rete appena può sfoderando i suoi famosi lungolinea. Rune è lento a entrare nel match, si fa sorprendere dagli attacchi di Djokovic, soprattutto sul suo diritto e impiega più di tre games a vincere il primo punto, meritandosi una sonora ovazione quando ciò accade.

L’assopimento iniziale di fatto costa al danese il primo parziale, che Djokovic chiude 6-3 in 29 minuti perdendo la miseria di tre quindici sulla propria battuta.

Il secondo set riprende allo stesso ritmo forsennato del primo, ma questa volta Rune è da corsa. Djokovic rifiuta gli scambi e tira il grilletto appena può. Il suo avversario prova a rallentare, ma non è facile per lui non disponendo di un gioco slice efficace. Si gioca un po’ di più sui turni di servizio del serbo, che serve quasi esclusivamente al centro, soprattutto quando cerca l’ ace.

In un momento nel quale sembra essere Rune ad avere una mezza lunghezza di vantaggio, il set di colpo gira: Djokovic dal 40-0 si incarta in un paio di serve and volley, ma riesce comunque a portare a casa il turno di battuta, mentre nel game seguente Rune si inguaia dal 40-15 commettendo ben cinque errori gratuiti e regalando il break a Djokovic.

Il parziale di 11-1 porta l’ex n.1 a tre set point, che Rune però annulla, così come altri tre ai vantaggi. Djokovic deve servire per il set, cosa che fa non senza qualche patema e non senza dover annullare una palla del 5-5.

Rune si prende una pausa fisiologica al termine del secondo set (al contrario di Djokovic che invece era andato a far pipì durante un cambio di campo nei 90 secondi regolamentari), e al ritorno in campo combina un altro disastro (quattro gratuiti) che gli costa il break in apertura.

I tifosi di Rune sul Centre Court provano a insistere con le “u” allungate del suo cognome (che potrebbero sembrare un “boo” ma non lo sono, ma la strada è in salita. Djokovic non è perfetto, non è straripante, ma è abilissimo a giocare i punti. Sul 3-2 deve affrontare una palla break dopo essere scivolato per ben due volte, ma la cancella con un serve and volley. È l’ultimo treno per il danese, che pochi minuti dopo concede un altro break con un doppio fallo, permettendo a Djokovic di chiudere il match dopo due ore e tre minuti.