WTA Indian Wells, sarà davvero una Bianca Andreescu 7.0?

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WTA Indian Wells, sarà davvero una Bianca Andreescu 7.0?

Curiosamente, cercando sul sito ufficiale della WTA il profilo di Bianca Andreescu, appare la pagina dei suoi risultati in doppio prima ancora di quelli in singolare. Per la verità la motivazione è molto semplice ed è da ritrovare nella migliore classifica della canadese nell’una piuttosto che nell’altra specialità. Per quanto questa spiegazione sia convincente, rimane la strana sensazione di vedere la nativa di Mississauga più in alto in una disciplina che, nel corso della carriera, non ha mai praticato con questa straordinaria costanza. Eppure, seppur di poche posizioni (165 vs 160), al momento il ranking le sorride ‘in coppia’.

Al di là di quella che è la sua posizione in classifica, che è sicuramente migliore di qualche mese fa – ma ci arriveremo – Bianca Andreescu ha ricevuto una wild card per il BNP Paribas Open 2026 di Indian Wells, primo Masters 1000 ‘combined’ della stagione. E in vista del suo esordio con Kamilla Rakhimova, che potrebbe portarla in caso di vittoria ad affrontare la testa di serie n. 4 Coco Gauff, ha rilasciato un’interessante intervista nel corso dell’ultima puntata di ‘The Big T’, podcast di ‘Tennis Channel’, provando a rilanciarsi per l’ennesima volta in carriera.

Andreescu: “Sto ricreando la Bianca 7.0”

Tra le parti più intriganti del suo discorso c’è senza dubbio il tentativo di offrire una nuova versione di sé stessa: Sto cercando di recuperare quella Bianca pericolosa e impavida che può davvero avere una possibilità contro chiunque, e credo di esserci riuscita. Prima mi concentravo troppo sulla volontà di tornare quella del 2019, vivendo nel passato. Ora è come ricreare la nuova Bianca. La 7.0“. Anche a costo di ‘snaturarsi’ rispetto alla propria miglior versione, quella che 7 anni fa viveva una stagione da sogno vincendo Indian Wells, Toronto e US Open.

Il 2026 di Bianca Andreescu: la risalita dagli ITF

Ma sarà davvero possibile vedere una Bianca Andreescu 7.0? In questi primi mesi del 2026 la canadese ha scelto di ricostruirsi una classifica quantomeno accettabile per un’ex campionessa Slam, scendendo di livello e optando per gli ITF, piuttosto che i Challenger. Chiusa la passata stagione il 21 ottobre a Tokyo, con la sconfitta per mano della connazionale Victoria Mboko, è rientrata il 14 gennaio al W35 di Bradenton, in Florida, ed è arrivata fino in fondo convincendo. La settimana successiva si è spostata di qualche centinaio di km, rimanendo nel medesimo ‘State’, per giocare il W35 di Weston, dove il suo cammino si è interrotto nel penultimo atto contro una ‘enfant prodige’ come Akasha Urhobo (segnatevi questo nome, ne sentiremo presto parlare).

Archiviata la ‘delusione’, è tornata a macinare nella terza settimana consecutiva in campo grazie al successo al W75 di Vero Beach – sì, sempre nell’amata Florida – senza perdere alcun set.Tornare a quei livelli non è stata una decisione facile. In un certo senso, credo che seguirò la strada di Agassi. Penso che la cosa incredibile sia che finalmente ho trovato un ritmo di gioco che non avevo avuto negli ultimi anni”, ha spiegato sempre durante l’ultima puntata di ‘The Big T’. Dopo un mese di stop per ricaricare le pile la scelta è stata quella di testarsi a livello WTA, saltando quindi il passaggio dai Challenger, e la scelta è ricaduta sull’ATX Open 2026 di Austin. La wild card concessale, però, non è bastata per farla proseguire oltre il primo turno, dove si è arresa alla modesta ungherese Dalma Galfi.

Infortuni e ricetta magica: gli ingredienti della carriera di Bianca Andreescu

Come ammesso da lei stessa, per Bianca Andreescu non è stata una decisione semplice ‘abbassarsi’ a giocare i tornei ITF per ricostruirsi una classifica, anche perché in primis da un punto di vista mentale questo può rischiare di farti cadere in un vortice negativo. Soprattutto se cominci a perdere contro avversarie sulla carta nettamente inferiori. I problemi fisici degli ultimi anni sono stati fin troppo seri per non costringerla a ripartire da zero – o poco al di sopra – per provare a tornare competitiva come un tempo. La domanda però è ricorrente e lecita: riuscirà la canadese a riproporsi ai livelli a cui aveva abituato 7 anni fa? E soprattutto, siamo davvero sicuri che non sia uno degli esempi di ‘one-season wonder’?

Gli infortuni in cui è incappata l’hanno condizionata e frenata parecchio, ma lei stessa – ai microfoni della WTA poco meno di un anno fa – ne spiegava la reale causa:Molte persone mi hanno fatto i complimenti per il mio fisico. Anch’io sto diventando più magra con l’età. La maggior parte dei miei infortuni è dovuta al sovrappeso, troppo stress su articolazioni e legamenti. Dimagrire è stato uno dei miei obiettivi principali. Non tocco alcol da sei mesi. Sei mesi sobria, e continuerò così”.

‘Aiutati, che il ciel ti aiuta’, diceva un proverbio. E il punto della questione potrebbe risiedere proprio in questo: parte dei problemi fisici sono stati ‘colpa sua’ – sempre che di colpa si possa parlare – ma Bianca Andreescu conosce la ricetta magica. È pur sempre vero che tra il dire il fare c’è di mezzo un oceano in alcuni casi e non è sempre facile nuotarci.

Bianca Andreescu, il 7 nel destino

Detto ciò, l’augurio è che davvero Bianca Andreescu possa tornare a competere ad altissimi livelli, anche perché chi scrive ne è un grande estimatore. La sua versione 7.0 è in fase di costruzione, e chissà che un primo mattoncino lo si possa mettere proprio al BNP Paribas Open 2026 di Indian Wells, lì dove esattamente 7 anni fa – numero che ritorna – vinceva il primo titolo della carriera, nel torneo che la fece conoscere al grande pubblico. Sperando che nel parlare di sé stessa non si sia vista inconsciamente come un gatto. Che si sa, ha 7 vite ma …

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