In un WTA 1000 di Dubai condizionato dalle defezioni di diverse top player, la finale ha avuto un copione chiaro fin dalle prime battute. Se lo spettacolo non è stato memorabile, la prova di forza di Jessica Pegula è stata invece nitida e autoritaria. La statunitense, testa di serie numero 4, ha superato Elina Svitolina con un netto 6-2 6-4, conquistando il titolo in appena 73 minuti.
Un successo che pesa: è il decimo titolo in carriera per l’americana, che tra le giocatrici attualmente in attività è quella che ha disputato il maggior numero di finali nei tornei WTA 1000 (otto). Con questo trionfo sale inoltre al numero 2 della Race WTA, certificando una continuità ad altissimo livello.
Per Svitolina, due volte campionessa a Dubai, l’ultimo atto è stato il prezzo da pagare dopo la battaglia in semifinale contro Coco Gauff, durata oltre tre ore. Una maratona che ha prosciugato energie fisiche e mentali, lasciando spazio a una finale in cui l’ucraina non è mai riuscita a trovare ritmo e brillantezza.
Pegula, ormai presenza stabile nelle fasi decisive degli Slam e già capace in carriera di raggiungere il best ranking di numero 3 del mondo, ha mostrato ancora una volta la sua cifra distintiva: solidità, profondità costante e gestione mentale impeccabile.
[4] J. Pegula b. [7] E. Svitolina 6-2 4-6
Primo set: Pegula prende il comando, Svitolina accusa il colpo
L’avvio è il manifesto della partita. Break immediato, turno di servizio tenuto a zero, otto punti consecutivi e 2-0 in un lampo. Pegula entra in campo centrata, aggressiva ma lucida: spinge profondo con il dritto e inserisce smorzate millimetriche quando vede l’avversaria troppo arretrata.
Svitolina appare scarica. I tre doppi falli iniziali raccontano più di qualsiasi statistica. Le gambe non rispondono, il timing è impreciso. Pegula allunga sul 3-0 con autorità.
L’ucraina prova a rientrare recuperando uno dei due break, complice un passaggio a vuoto dell’americana al servizio. Ma è un’illusione. Pegula risponde con un dritto lungolinea fulminante e si riprende subito il break per il 4-1.
Il momento simbolo arriva sul 4-1: Pegula annulla due palle break, una con una volée in contropiede, l’altra al termine di uno scambio estenuante chiuso con un’accelerazione di dritto che spegne le residue speranze di rimonta. Da lì è controllo totale: 6-2 in 34 minuti, con la sensazione di una superiorità netta.
Secondo set: Un sussulto ucraino, poi la sentenza
In apertura di secondo parziale Svitolina prova a scuotersi, si carica anche vocalmente e per qualche game sembra poter allungare la contesa. Ma Pegula resta ancorata alla linea di fondo, continua a martellare con ordine e non concede spiragli.
Il break decisivo arriva nel quinto gioco: due palle break, la prima è quella buona, 3-2 Pegula. La reazione iniziale dell’ucraina si rivela presto una chimera. Il suo gioco lineare, senza variazioni né angoli profondi, finisce per esaltare la solidità dell’americana.
Nel settimo game Svitolina salva due ulteriori chance di break, evitando un passivo più pesante. Pegula però è implacabile nei turni di servizio e sale sul 5-3. L’ucraina annulla un match point con un bel lungolinea di dritto e si aggrappa al 5-4, ma è solo un’ultima fiammata.
Nel game conclusivo Pegula si procura tre match point, chiude al secondo e alza le braccia al cielo.
Nel post match l’americana ha messo l’accento soprattutto sull’aspetto mentale, vero spartiacque della sua stagione:
«Sono molto orgogliosa di me stessa, ho giocato un match di altissimo livello. Sono orgogliosa del mio approccio mentale: sono stata più libera mentalmente. Ho cercato di mettere in pratica tutto ciò su cui ho lavorato e ora ha ripagato. Sono molto contenta di questi ultimi sei mesi».
Parole che raccontano anche un percorso. Pegula aveva attraversato un periodo critico, ma negli ultimi mesi ha ritrovato fiducia e sensazioni positive. Per Svitolina resta una settimana generosa, impreziosita dalla vittoria epica in semifinale. Ma in finale servivano energie che non c’erano più.
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