Tsitsipas: “Il Sudamerica non offre abbastanza soldi”

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Tsitsipas: “Il Sudamerica non offre abbastanza soldi”

Prosegue il periodo buio di Stefanos Tsitsipas, che ormai prescinde le stagioni. Il greco va allontanandosi dalle posizioni d’élite di settimana in settimana e, a causa della sconfitta per mano di Ugo Humbert all’esordio del Dubai Duty Free Championships, dove difendeva il titolo del 2025, sprofonda fuori dalla top 40 dopo quasi otto anni.

L’ex numero 3 del mondo fatica a ritrovare il tennis che lo ha accompagnato ai vertici delle classifiche a suon di finali Slam e titoli importanti. Storie di infortuni e di un team senza equilibri stabili, con avvicendamenti in panchina che hanno apportato più danni che benefici a Stefanos.

Nell’ultimo periodo, Tsitsipas ha rilasciato varie dichiarazioni da attenzionare, per comprendere il suo momento e quali saranno le prossime mosse per fermare un’emorragia di risultati negativi che inizia a farsi preoccupante.

Tsitsipas: “La gira sudamericana non offre abbastanza a livello economico”

In un’intervista a Clay Tsitsipas affronta un tema delicato con una sincerità disarmante. Interrogato sulle ragioni per cui non abbia mai scelto di disputare i tornei in Sudamerica, il greco spiega come le ragioni siano prettamente economiche.
Non ho mai ricevuto buone offerte per andare lì; quando il divario economico è grande, in realtà non hai altra scelta se optare per ciò che sostiene la tua carriera”.

Insomma, nonostante Stefanos abbia fatto della terra un elemento su cui costruire la carriera, cogliendo ottimi risultati – con cinque titoli – la programmazione post Australian Open non contempla la partecipazione alla gira sudamericana, preferendo il Medio Oriente.
“Sarò diretto e onesto: dal punto di vista finanziario, è comprensibile che scelga altre destinazioni invece del Sudamerica. Anche tutti i giocatori scelgono i tornei in base alle garanzie economiche. È così che funziona il tennis”.

Poi si addentra nei particolari: Il Sudamerica non mi ha mai offerto un accordo abbastanza vantaggioso da prenderlo seriamente in considerazione. Il Medio Oriente è sempre stato molto più competitivo in termini di compensi di partecipazione. Anche la tournée europea ha garantito forti incentivi economici. Questo fa la differenza”.

Tsitsipas riconosce una grande passione ai tifosi sudamericani, che attendono con pazienza tutto l’anno per vedere i propri beniamini, ma quando il divario economico è grande non hai davvero altra scelta se non seguire ciò che sostiene la tua carriera”.

La Gazzetta dello Sport aveva svelato come l’ATP 500 di Doha abbia corrisposto a Carlos Alcaraz e Jannik Sinner un compenso da 1.2 milioni di dollari per prendere parte al torneo qatariota, sfruttando la norma relativa al “promotional fee” del regolamento ATP. Una sorta di premio di partecipazione assai remunerativo, contro cui le competizioni del Golden Swing non possono gareggiare.

La posizione di Tsitsipas è agli antipodi rispetto a quanto sostenuto da Matteo Berrettini, che auspica che il Sudamerica possa conservare la propria importanza nel calendario tennistico. Se di fatto è già complesso per Buenos Aires, Rio e Santiago confrontarsi con i soldi arabi degli ATP 500, quando farà il suo ingresso nel circuito l’Arabia Saudita con il decimo Master 1000 la sparizione della gira è più di un rischio. E non è un caso che il Rio Open stia provando a reinventarsi torneo sul cemento, magari trovando una nuova collocazione nell’annata tennistica.

Stefanos, comunque, ammette candidamente di preferire i ricchi compensi per il bene della propria carriera. Forse, però, in Sudamerica avrebbe raccolto più punti, visti i tabelloni meno affollati, e la classifica sarebbe meno triste. Punti di vista.

Tsitsipas sul team: “Inutile lavorare con un ex campione Slam, giocare bene non significa allenare altrettanto bene”

In un’intervista per The National, invece, Tsitsipas affronta gli argomenti che riguardano il proprio team.

Nonostante si dica deluso da se stesso e dal crollo in classifica, rimane fiducioso.
È interessante perché queste cose sono determinate dai numeri e i numeri sono l’unica cosa che ti mostra se ci sei o no sottolinea con una patina polemica. “E posso farti il nome di molti giocatori che non hanno raggiunto il loro potenziale, ma che stanno giocando molto meglio di quanto la loro classifica dica. Quindi, in effetti, la classifica è solo un numero”.

Secondo il greco il ranking “conta per molte ragioni diverse. Conta davvero. Ma sapere dentro di me ciò di cui sono capace, sapere dentro di me com’è il mio vero tennis, non in termini di numeri, ma di prestazioni reali. È sfortunato che, a causa della mia classifica, potrei dover affrontare i migliori già nei primi turni. Ma è tutto qui. Ci ho riflettuto, ci ho pensato nella mia testa”.

Poi difende a spada tratta le decisioni sul proprio angolo: Mi sento a casa con il mio team precisa. Sento che non c’è ansia attorno al mio team. C’è stato un periodo in cui c’era ansia. Sono state aggiunte nuove facce, nuovi membri. E questo ha creato molta confusione invece di chiarezza. Rimpiango alcune decisioni in cui mi sono lanciato, prese basandomi sulle performance passate di queste persone e cose simili. Quello che ho imparato da tutto questo è che non significa che se sei un buon tennista, se hai giocato bene nella tua vita, puoi essere un buon allenatore”.

Una dichiarazione che sembra una frecciata velenosa a Goran Ivanisevicora accasatosi sulla panchina di Arthur Fils – con cui la collaborazione è durata appena poche settimane, prima di finire con strascichi non indifferenti da ambo le parti e il ritorno dell’immancabile papà Apostolos.

“A volte ci sono persone che sono giuste per te, che non erano necessariamente i migliori giocatori del mondo, non erano necessariamente vincitori di Slam, non erano necessariamente leggende dello sport. Quindi questo tipo di persone a volte può tirare fuori il meglio di te, invece di persone che hanno un certo status nel gioco” prosegue nel suo J’accuse Stefanos.

Poi la stoccata finale: Non è che necessariamente io debba lavorare con un ex vincitore di un Grande Slam […] Dimitris [Chatzinikolaou] farà un lavoro molto migliore impegnandosi, dedicandosi e facendo domande. […] Le persone che fingono di sapere tutto e quelle che hanno questo tipo di atteggiamento “sono io che comando e so come vanno le cose”, non le apprezzo molto. Mi piace lavorare con persone curiose, persone con la mente aperta e persone disposte ad ascoltare, ma allo stesso tempo sono disposto ad ascoltarle in maniera rispettosa”.

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