Swiatek: “Poter contare sul supporto di Nadal è un privilegio. Abramowicz? Decido io con chi lavoro”

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Swiatek: “Poter contare sul supporto di Nadal è un privilegio. Abramowicz? Decido io con chi lavoro”

Iga Swiatek ricorderà l’inizio del 2026 come una delle peggiori partenze della sua carriera. I quarti di finale sono il miglior risultato centrato in questi tre mesi di nuova stagione. All’Australian Open, Doha e Indian Wells si è iscritta tra le migliori otto della competizione, mentre a Miami è addirittura incappata in un’eliminazione all’esordio.

Tutto ciò ha avuto ripercussioni dirette sul ranking. La polacca, infatti, ha lasciato il podio WTA per accomodarsi alla quarta posizione.
Nel 2025 l’avvio non era stato brillante, anche se pur sempre migliore rispetto a quello di quest’anno, e neanche lo spaccato di calendario sull’amata terra rossa le aveva dato soddisfazioni.
I pochi punti da difendere sul rosso – il ‘poco’ si riferisce agli standard di Swiatek, che fa del mattone tritato il suo elemento – possono rivelarsi la svolta stagionale per Iga, con la vera cambiale di peso rappresentata dalla semifinale del Roland Garros.

In attesa di tornare in campo a Stoccarda, la ex numero 1 del mondo ha rilasciato una ricca intervista a “Sport.Pl” in cui analizza il suo momento, a partire dall’addio a Wim Fissette.

Swiatek spiega l’addio a Fissette. E il successore è già pronto

Swiatek si dice felice di poter tornare a giocare sulla terra battuta. I risultati ottenuti nei primi tornei della stagione non possono soddisfarla.

“Nella vita raramente esiste un’unica soluzione a un problema complesso” ammette circa le difficoltà incontrate.
“Sento di non essere stata al meglio della forma per quanto riguarda la fiducia in me stessa, cosa che si vedeva in campo. Non mi sentivo sicura delle mie capacità. […] Il tennis è uno sport professionistico: si compete contro qualcuno che vuole metterti sotto pressione. La mia risposta a questo non è stata delle migliori”.

Tuttavia, guarda al futuro prossimo con grande speranza: “So cosa voglio fare e come voglio lavorare sul mio tennis. È vero, l’ultimo periodo non è stato facile […] Ma, onestamente, mi sarei spaventata di più se non avessi provato nulla dopo la sconfitta contro Magda. E invece ho sentito una grande motivazione, volevo davvero tornare in campo e lavorare su me stessa”.

A caratterizzare il lungo inframezzo tra Miami e Stoccarda è stato l’addio a coach Fissette. Ma la sconfitta contro Linette in Florida non è stata dirimente per la scelta, garantisce la polacca.
È una questione tra noi. Non voglio entrare nei dettaglipremette Iga. “Di sicuro non è qualcosa che una persona come me decide dopo una sola sconfitta. Non prenderei una decisione del genere in modo avventato. A volte posso sembrare una persona emotiva, ma in realtà non prendo decisioni impulsive. Sono piuttosto razionale. Mi piace concedermi del tempo per decidere. Inoltre, non faccio molti cambiamenti nella squadra. Ritengo che sia un ottimo approccio. Mi piace dare alla squadra la possibilità di “resettarci” e iniziare a lavorare in modo un po’ diverso”.

Il tempo e la possibilità si sono esauriti e Swiatek ha avvertito che fosse il momento di separare le strade. “In questo caso ho sentito che era semplicemente giunto il momento di cambiare. Sì, non è stata una decisione presa a Miami: è stato un processo più lungo, in cui ho riflettuto attentamente su tutto“.
Le prime riflessioni risalgono a Doha fino alla maturazione definitiva.
Iga fa intendere che il successore sia già pronto.

Ovviamente mi tengo informata su cosa succede nel mercato degli allenatori, perché siamo in torneo praticamente tutto l’anno” precisa. “Ho chiesto consiglio a diverse persone che hanno una grande esperienza nel circuito WTA. Pensavo a un cambiamento, ma non mi sono mossa attivamente. Insomma, se lavori con qualcuno, devi dare una possibilità a quel rapporto, devi fidarti di quella persona”.
Poi delinea un profilo dell’allenatore ideale. Un “occhio” per il gioco. La sensibilità per capire ciò di cui ha bisogno una giocatrice, sia nel breve che nel lungo termine. […] Dal punto di vista della personalità, dovrebbe essere comprensivo e avere buone capacità comunicative, perché deve essere il leader della squadra”.

Iga Swiatek racconta il ruolo di Nadal

L’obiettivo di Swiatek è tornare a quella solidità granitica che esasperava le avversarie. Ma punta anche ad accrescere il proprio bagaglio, con l’aggiunta di alcune variazioni.

Per inaugurare un nuovo capitolo della sua carriera, pare che Iga si affidi a Rafael Nadal. Si inseguono voci circa una possibile incursione della polacca a Maiorca.

Rafa è il mio idolo e praticamente l’unica persona che guardavo giocare a tennis da bambina. È stato anche così gentile da parlarmi un paio di volte mentre era ancora in attività e darmi dei consigli. È una persona a cui posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto o se ho qualche problema da risolvere spiega.

“L’aiuto di qualcuno così esperto – praticamente il migliore – è ovviamente una grande opportunità e ne approfitterò ogni volta che potrò. Rafa è molto aperto. È una persona fantastica. Il solo fatto di avere il suo numero e di poterlo contattare è per me un grande onore aggiunge, specificando come preferisca non confermare il presunto aiuto del 22 volte campione Slam nel trovare il nuovo coach. “Onestamente, se mi abbia aiutato o meno, vorrei che restasse tra noi, perché lui fa parte di questa storia. Non vorrei metterlo in una posizione scomoda”.

L’Equipe fa il nome di Francisco Roig. I puntini si congiungerebbero.

Critiche ricevute e le accuse ai media

Poi il focus della conversazione cambia radicalmente tono e si sposta sulle critiche virulente che i risultati non entusiasmanti hanno sollevato. Mi spaventa sempre più spesso ciò che la gente pubblica su Internet. Ho l’impressione che la situazione stia andando in una direzione molto negativa”.

“Mi sorprende che a persone che mi hanno vista solo quando avevo 10 o 12 anni venga improvvisamente chiesto come sono “davvero” e cosa dovrei fare della mia vita o sul campo da tennis. È un po’ come chiedere a una maestra d’asilo, che ha conosciuto un bambino per un anno, com’è da adulto: è assurdo, dopotutto” critica a sua volta. Internet non funziona in modo logico. Non concede spazio per commettere errori né tempo per capire qualcosa. Si limita a giudicare – e lo fa in modo molto severo”.

E ne ha anche per il mondo mediatico. Per quanto riguarda il giornalismo: penso che molti articoli nascano per motivi commerciali – per soldi, statistiche, visualizzazioni e titoli accattivanti o addirittura falsi. È assurdo, ma purtroppo questa è la realtà. Non so se sia possibile cambiarlo. Mi piacerebbe che in Polonia ci fossero più persone che conoscono davvero il tennis e lo affrontano in modo più razionale. Perché la maggior parte di coloro che vengono citati dai media non è mai stata nemmeno a un torneo”.

Swiatek difende Daria Abramowicz

Il discorso, in seguito, si amplia alle numerose speculazioni sul rapporto con Daria Abramowicz, sua psicologa ma da molti considerata il deux ex machina delle mosse di Iga.

Sono io a decidere con chi lavoro. E, sinceramente, la maggior parte delle cose negative che ho visto qua e là – cerco di non leggerle, ma qualcosa mi arriva comunque – erano semplicemente fake news e teorie inventate per creare confusione controbatte Swiate. “La gente non ha idea di come funzionino le cose: sono io a prendere le decisioni relative alla collaborazione”.

La numero 4 WTA difende Abramowicz da ogni accusa.
“Per quanto riguarda gli articoli su Daria, per anni le è stato attribuito il mio successo sul campo, perché era possibile, tra l’altro, grazie alla forza mentale, e ora, con il calo di forma e di risultati, improvvisamente è lei la responsabile“.

Tra letteratura e realtà

Infine, Swiatek si lascia andare qualche consiglio letterari. Lei che di letteratura e lettura è grande appassionata.

“Mi è sempre piaciuto. I libri mi offrivano una prospettiva diversa sulla vita e mi permettevano di imparare diversi modi di affrontarla. Quando leggevo di un personaggio, potevo immedesimarmi in lui, se ne avevo bisogno o se lo desideravo” confessa. Fin da bambina ho sempre trovato nei libri qualcosa che mi interessava. Se c’era una forte eroina femminile, mi piaceva molto.

Tra “Hunger Games”, gialli e classici della letteratura, Iga ritrova se stessa.
“Al giorno d’oggi succedono così tante cose che spesso facciamo più cose contemporaneamente. Nel frattempo, il tennis, la lettura o, ad esempio, suonare uno strumento, richiedono piena concentrazione per essere fatti bene e trarne piacere. Ecco perché è possibile allenare la concentrazione in questo modo. Quando si prende un buon ritmo nella lettura, la sensazione è simile. A volte non mi accorgo nemmeno di aver letto 50 pagine. Sul campo può succedere lo stesso: quando prendo il ritmo, all’improvviso mi rendo conto di aver già giocato tre game e di aver vinto la maggior parte dei punti”.

Un’altra accanita lettrice del circuito è Beatriz Haddad Maia, con cui si scambiano idee di lettura, ma non libri cartacei dato la differenza linguistica.

La letteratura fornisce una sorta di via d’uscita dalla quotidianità. La realtà, però, torna sempre. Iga Swiatek auspica che la Polonia continui con lo sviluppo tennistico degli ultimi anni, ricordando come, quando ha iniziato lei, gli aiuti finanziari e agonistici erano praticamente inesistenti.

Quando ho iniziato, non c’era un sistema sviluppato. Non ho mai ricevuto una wild card. Ho sempre dovuto conquistarmi un posto da sola. Lungo questo percorso ci sono stati molti alti e bassi. Ho avuto molta fortuna, perché molte cose avrebbero potuto andare storte. Mio padre ha dovuto trovare da solo il modo di guidarmi, tra vari allenatori e problemi finanziari. Per questo mi sento davvero molto fortunata di poter essere dove sono”.

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