Schwartzman: “Il calendario è folle. Le persone nemmeno sanno che torneo stanno guardando”

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Schwartzman: “Il calendario è folle. Le persone nemmeno sanno che torneo stanno guardando”

La sua carriera da professionista è tramontata nel febbraio 2025. Ma nessuno dimenticherà mai le gesta de “El peque” Schwartzman, lo spauracchio dei più forti tennisti dell’epoca moderna. Diego non è soltanto stato un Top10 ed un grande giocatore, ma anche un maestro di vita. La sua bassa statura, relazionata ai fisici mastodontici dei rivali, era così impattante nel confronto da sembrare una condanna, un limite abnorme. Ma lui ha smentito anche l’evidenza, rappresentando la resistenza al potente, e insegnando a tutti, che in realtà, tali sfumature lasciano il tempo che trovano. Forse troppo poco alto per diventare il più forte di tutti. Ma alto abbastanza per lasciare un segno: “Ho un fisico piccolo ma ha regalato momenti brutti ai più grandi giocatori della storia“, disse El Peque durante un’intervista, appena prima di ritirarsi.

Schwartzman: “Un circuito più incentrato sull’élite”

L’argentino, che da un paio d’anni a questa parte collabora con Tennis Australia, non si è allontanato dal cosmo della pallina gialla. In una recente chiacchierata concessa a Clay, ha toccato diversi temi. Innanzitutto, con una visione oramai da “spettatore”, ha aspramente criticato il calendario stagionale: “In questo momento è una follia: persino chi guarda in TV non sa quale torneo sta guardando. Bisogna organizzarlo in qualche modo – ha detto apertamente Diego -. Speriamo che i tornei del Grande Slam, i Masters 1000 e alcuni dei tornei più importanti possano creare un circuito più strutturato, più incentrato sull’élite del tennis mondiale, dove le persone possano guardare tutto sullo stesso canale o sulla stessa app“. L’ex numero 8 del ranking punta a un modello modernizzato e più organizzato, seguendo le impronte del prodotto NBA e F1, molto più attrattivo per il pubblico dal suo punto di vista.

“Sudamerica? Bisognerà decidere se rimanere su terra battuta, oppure…”

Il tennis, in realtà, ha già in programma di dare priorità ai tornei Masters, diminuendo il numero dei 250, e dal 2028, in Arabia Saudita ci sarà spazio per un nuovo 1000. Anche se questo nuovo innesto modificherà necessariamente la struttura del calendario. E la probabile collocazione nel mese di febbraio – secondo alcune indiscrezioni -, potrebbe interferire sulla famigerata gira sudamericana, parecchio discussa durante l’ultimo inverno da Stefanos Tsitsipas.

“Ci sono molte decisioni da prendere riguardo al circuito sudamericano, soprattutto una volta stabilito dove si inserirà nel calendario il Masters 1000 dell’Arabia Saudita – puntualizza l’argentino -. Se alla fine si terrà a febbraio, bisognerà decidere se rimanere sulla terra battuta, passare alle superfici dure o mantenere la stessa posizione nel calendario“. E sull’ottenimento di un ATP 500 da parte del Sudamerica, Schwartzman ha aggiunto: “Potrebbe. Ma dipende da come si svolgerà la ristrutturazione e da quali cambiamenti vorrà apportare l’ATP, specialmente per quanto riguarda i tornei 250. I tornei del Grande Slam propongono da tempo idee su come riorganizzare il circuito, ma non sono state realmente prese in considerazione. Ora dovremo vedere se quel processo verrà rivisto, perché penso che il conflitto principale sia il calendario“.

Il ruolo di Schwartzman in Tennis Australia

Il calendario attuale – secondo El Peque – penalizza il pubblico, essendo caotico e poco godibile. Ma lo è altrettanto per gli atleti, sballottolati da un punto all’altro del globo senza sosta: Penso che i giocatori abbiano chiaramente manifestato la loro insoddisfazione per i tornei Masters 1000 di due settimane. Il calendario è stato allungato quasi un mese a causa di cinque giorni in più ogni torneo. Ovviamente, ciò rappresenta entrate molto più elevate per i tornei. E l’ATP sostiene che in teoria queste vadano ai giocatori, ma si tratta di molti giorni e non credo sia stata una grande decisione“. E Schwartzman spiega anche il suo ruolo in Tennis Australia: “In poche parole, il mio compito è quello di fungere da tramite tra i giocatori, soprattutto quelli maschili, e i responsabili del torneo. Sono a loro disposizione per qualsiasi esigenza“.

“Mi è sempre interessato capire come funziona un torneo”

Il ritiro di Diego, avvenuto piuttosto precocemente, ha fatto sì che uscisse dal professionismo non ancora sazio del pianeta tennis. E così ha deciso di continuare a dare il proprio contributo. Ma in nuove vesti: “Sono sempre stato molto legato agli altri giocatori. Ho imparato l’inglese. Cosa che aiuta anche a entrare in contatto con giocatori provenienti da diverse parti del mondo. E mi è sempre interessato capire come funziona un torneo e perché vengono prese determinate decisioni. È bello trovarmi ora da questa parte e capire come funzionano le cose, specialmente in un torneo del Grande Slam”.

Nuove sfide, nuovi stimoli per l’ex numero 8 del mondo. Che da un paio d’anni a questa parte ha scoperto un altro volto del backstage tennistico: “Come giocatore, vedi solo il lato sportivo e ciò che ti conviene. Il torneo, invece, ha un intero lato privato che non si vede. Ha bisogno di entrate dai tifosi, dai diritti di trasmissione, dalle persone che guardano il tennis da casa. Quindi vengono prese molte decisioni per sostenere l’evento e garantire che, quando i giocatori arrivano, trovino il torneo che si aspettano e tutti i benefici che ne derivano. Ciò richiede determinati accordi commerciali che non sempre permettono di soddisfare i desideri dei giocatori. Parte di questo ruolo consiste nel dover comunicare cose che a loro non piaceranno”.

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