Medvedev: “Io n. 13 a fine 2026? Se fossi soddisfatto dovrei andare in pensione”

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Medvedev: “Io n. 13 a fine 2026? Se fossi soddisfatto dovrei andare in pensione”

Qualche giorno fa a San Pietroburgo è andato in scena il Northern Palmyra Trophies, un’esibizione a squadre a cui hanno preso parte giocatori quotati come Sascha Bublik, Karen Khachanov, Tallon Griekspoor (con annessa polemica) e anche Daniil Medvedev. Quest’ultimo, a differenza delle passate stagioni, ha chiuso anzitempo il suo 2025. Non essendo riuscito a qualificarsi per le Nitto ATP Finals di Torino, Meddy si è così subito concesso un periodo di vacanza, come ha raccontato a Championat in occasione del torneo di esibizione russo.

“È sempre bello passare del tempo con la famiglia perché durante la stagione ci sono pochi momenti liberi”, ha spiegato il 29enne di Mosca. “Quindi, finita la stagione, abbiamo trascorso delle vacanze fantastiche tutti insieme. È stato divertente. Ci siamo riposati e ora ho ricominciato a lavorare. Mi sono allenato per un po’ di tempo; naturalmente ora il focus è sulla preparazione fisica. Quando tornerò da San Pietroburgo ci dedicheremo maggiormente anche al tennis”.

Quel tennis che gli ha permesso di rompere il digiuno di titoli e di vincere il 250 di Almaty nelle ultime settimane dell’anno. Ma che, a causa di una condizione fisica un po’ deficitaria negli appuntamenti conclusivi, non gli ha regalato i risultati che sperava. Daniil, però, vede comunque il bicchiere mezzo pieno. Fisicamente era dura, ma sono comunque riuscito a vincere una bella partita a Vienna [contro Nuno Borges]. Beh, con Corentin [Moutet] abbiamo sempre partite difficili. Quindi, ovviamente, se fossi stato fisicamente più fresco forse avrei potuto dargli più filo da torcere a Vienna. Ma nel tennis succede sempre così: a qualcuno fa male un piede, a qualcun altro una mano… fa tutto parte del gioco. Quindi ha vinto meritatamente. A Parigi avrei voluto giocare molto meglio con Sascha [Zverev], ma, ancora una volta, sono cose che capitano. In linea di principio, avrei potuto perdere anche la partita precedente, contro [Lorenzo] Sonego. Quindi non è stato poi così terribile. Cercherò comunque di fare tutto il possibile affinché la prossima stagione possa essere migliore.

E il 2026 lo vedrà in campo prima rispetto alla sua solita programmazione, che negli ultimi due anni era partita direttamente al primo Slam dell’anno. Avrei preferito giocare direttamente all’Australian Open. Ma quando sei al 13° posto nella classifica mondiale, non hai altra scelta. Ora la situazione è diversa rispetto alle stagioni precedenti. Quindi ho ‘dovuto’, per così dire, giocare a Brisbane, ma sono contento di farlo. È un torneo fantastico: è sempre piacevole stare in Australia. E per quanto riguarda la preparazione… Ho un nuovo team, quindi l’approccio è diverso. Ma i frutti di tutto questo si potranno vedere solo durante la stagione, diciamo tra sei mesi, tra un anno, quando tutto sarà chiaro. Per ora continuiamo a lavorare”.

E se tra dodici mesi la situazione non sarà cambiata? Se Medvedev terminasse il 2026 di nuovo al numero 13 del mondo o giù di lì? Mi soddisferebbe poco, e questo è un bene. Ecco perché continuo a giocare a tennis. Se mi soddisfacesse molto, penso significherebbe che sarebbe ora di chiudere la carriera e andare in pensione. Quindi spero solo di riuscire a giocare almeno come ho giocato alla fine di quest’anno, perché non è stato male. Ma so comunque che posso giocare anche molto meglio di come ho fatto a fine anno, in termini di stabilità. Perché alcune partite sono state fantastiche. Ad esempio, la partita contro [Alex] de Minaur [nei quarti di finale a Shanghai]. Non si può giocare meglio di così. Tuttavia, in termini di stabilità, avrei potuto giocare meglio; quindi, lavorerò sulla forma fisica per poter reggere il ritmo e giocare bene in molti tornei di fila, come prima. E, naturalmente, dal punto di vista tennistico, spero di poter semplicemente giocare bene di torneo in torneo”.

Cosa che non sempre gli è riuscita nel corso della stagione appena andata in archivio. E Daniil si è scervellato più volte per capire quale ingranaggio non ruotasse a dovere. Qualcosa non funzionava e cercavo una soluzione al problema. A volte cerchi dentro di te, a volte cerchi nell’attrezzatura, a volte cerchi nella squadra che ti circonda, nelle persone che hai attorno. Possono essere cose diverse: a volte, ad esempio, nel cibo, o in qualsiasi cosa. Nel tennis ci sono molti piccoli dettagli in questo senso. Quindi, ho fatto alcuni esperimenti con le corde: le ho cambiate in vari modi. Ma ora, in linea di massima, è tutto stabile.

Ciò che invece non rimarrà stabile a partire dai prossimi anni sarà il calendario: l’introduzione del decimo Masters 1000, ma anche la riduzione dei tornei minori come i 250. “Noi non abbiamo voce in capitolo, quindi mi limito a ricevere le notizie e mi trovo quasi nella stessa situazione in cui vi trovate voi: qualcuno ha scritto qualcosa e io l’ho letto. In linea di principio, sono favorevole a un numero minore di tornei e a tornei più importanti, in modo che le persone possano ottenere maggiori dividendi, sia in termini di denaro che di punti. Ritengo che vincere quattro tornei di categoria 250 sia più facile che vincere un solo Masters. Ma i punti che si ottengono sono gli stessi. Quindi più Masters e Slam ci saranno, meno tempo e voglia avranno le persone di giocare altri tornei”.

Infine, a Daniil è stato chiesto se nel 2026 Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Iga Swiatek riusciranno a completare la collezione di tutti gli Slam. “Sì, certo che possono riuscirci. Giocano tutti molto bene, possono vincere qualsiasi torneo. Sinner ha avuto tre match point per vincere il Roland Garros 2025, quindi tutti possono farcela. Ma se ci riusciranno o meno è proprio il bello del tennis: non si sa mai. Certo, sono tutti giovani, hanno molte possibilità per riuscirci, ma la vita a volte è imprevedibile. Se devo dire cosa ne penso, credo che tutti loro, prima o poi, vinceranno tutti gli Slam.

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