Quella che si sta per concludere e che porta alla Pasqua è la settimana della seconde linee dell’Argentina. In un periodo storico in cui senza dubbio fanno più notizia i risultati di Francisco Cerundolo e Tomas Martin Etcheverry, in contumacia del calante Sebastian Baez, si sono ritagliati un piccolo spazio all’interno del circuito ATP alcuni tennisti che non sono così abituati a calcare certi palcoscenici. Al femminile, ad esempio, è il caso di Jazmin Ortenzi, che ha raggiunto la semifinale al Copa Colsanitas Colsubsidio 2026 di Bogotà. Tra gli uomini Mariano Navone ha staccato il pass per il penultimo atto dello Ion Tiriac Open 2026 di Bucarest, mentre ci sarà un derby in quel di Houston tra Thiago Agustin Tirante e Roman Andres Burruchaga (figlio di quel Jorge Burruchaga che vinse i Mondiali 1986 con l’Albiceleste).
La nostra attenzione, però, si rivolge soprattutto al Grand Prix Hassan II di Marrakech. Non per Camilo Ugo Carabelli, che si giocherà un posto al sole contro l’enfant prodige Rafa Jodar, ma per Marco Trungelliti, il più anziano della folta truppa argentina che ben si è disimpegnata in questa settimana. Quest’ultimo, oltre ad essere l’avversario di Luciano Darderi in semifinale sulla terra rossa marocchina – e per i due l’incontro in questione può essere quasi considerato un derby date le origini di ‘Luli’ e il passaporto italiano dell’avversario – è entrato di diritto nella storia del tennis, diventando il più âgé, dal 1976 al giorno d’oggi, a fare irruzione per la prima volta nella top 100 del ranking ATP (a 36 anni e 65 giorni). Il 36enne ha una bellissima storia, che merita di essere raccontata.
Marco Trungelliti, gli inizi nel tennis
Marco Trungelliti nasce a Santiago del Estero, in Argentina, il 31 gennaio 1990 da papà Luis (biochimico) e mamma Susana (contabile). Dopo aver praticato tennis nella propria cittadina, all’età di 14 anni lascia per la prima volta il giardino di casa, rimanendo sempre entro in confini nazionali, per sviluppare la propria carriera a livello juniores. Divenuto professionista nel 2008, all’inizio prova a barcamenarsi tra ITF e Challenger, nel tentativo di scalare le classifiche e provare a fare il proprio debutto nel circuito ATP. La prima occasione, in tal senso, arriva al Croatian Open 2012 di Umago, dove supera le qualificazioni, batte all’esordio Paolo Lorenzi e poi si arena al secondo turno al cospetto del connazionale Carlos Berlocq (testa di serie n. 5) a cui comunque ruba un set.
La denuncia per le scommesse
Nel massimo circuito, però, non tutto procede per il verso giusto. Le occasioni sono poche, Marco Trungelliti non le sfrutta al meglio e ben presto si ritrova nuovamente a lottare nel mare magnum rappresentato dai vari ITF e i Challenger in giro per il mondo, con una classifica che lo vede navigare oltre la posizione n. 250. Il sogno di fare il grande salto ovviamente non è mai svanito e nel 2015 arriva la ‘grande occasione’. Approfittando delle sue necessità, sia sportive che economiche, un paio di uomini gli chiedono un incontro, illudendolo che si tratti di una sponsorizzazione, ma ben presto l’argentino si accorge che la verità dietro a quel tête-à-tête è un’altra.
Gli uomini che gli hanno voluto parlare, suo malgrado, gli mettono davanti agli occhi una realtà ben diversa da quella auspicata: “Abbiamo un sistema di scommesse e parliamo con i giocatori per truccare le partite“. Le cifre sono anche allettanti: tra i 2.000 e i 3.000 dollari per ogni partita ITF, tra i 5.000 e i 10.000 per i match Challenger e tra i 50.000 e i 100.000 per gli incontri a livello ATP. E anche la modalità è semplice: prima della sfida che avrebbe dovuto falsare, avrebbe ricevuto una chiamata sul cellulare da un numero anonimo. Niente WhatsApp o Facebook, tutto difficilmente tracciabile.
La scelta di seguire la strada sbagliata sarebbe stata semplice, soprattutto date le sue condizioni in quella fase della carriera. E invece Marco Trungelliti decide di fare la cosa giusta, denunciando tutto alla TIU (Tennis Integrity Unit). Con invidiabile coraggio e prendendosi successivamente della ‘spia’ e della ‘talpa’ da molti colleghi, dato che dall’indagine è emerso che altri tennisti suoi connazionali erano coinvolti (Federico Coria e Nicolas Kicker su tutti).
La vittoria contro Cilic e il soprannome ‘Cafe’
Negli anni in cui i risultati faticavano ad arrivare e il livello in classifica rimaneva sempre lo stesso, Marco Trungelliti ha comunque la possibilità di qualificarsi per la prima volta al main draw di uno Slam. Dopo numerosi tentativi, riesce a fare il suo debutto in un Major all’Australian Open 2016, dove batte Jozef Kovalik – anch’egli proveniente dal tabellone cadetto – prima di arenarsi contro Grigor Dimitrov in quattro set. A Melbourne, però, comincia a farsi un nome e inevitabilmente attrae l’interesse dei media, anche per la storia che aveva alle spalle e di cui abbiamo già parlato. Ai microfoni di ‘ESPN’, ad esempio, rivela di viaggiare sempre con la sua macchinetta del caffé, ovunque vada, il che gli vale – da quel momento in poi – il soprannome di ‘Cafe’.
Il punto più alto della sua carriera, però, lo raggiunge al Roland Garros 2016 quando parte dalle qualificazioni, accede al tabellone principale e supera Marin Cilic, n. 10 del mondo e del seeding, per quella che è la sua unica vittoria in carriera contro un top 10. Gioia effimera, perché poi al secondo turno si ferma sul muro Albert Ramos Vinolas. Curiosamente la sua storia gravita tanto attorno agli Slam. A Parigi torna in main draw di nuovo nel 2017, battendo Quentin Halys in rimonta da 0-2 a 3-2 e arrendendosi poi a Guillermo Garcia Lopez.
“Nonna esci dalla doccia che andiamo a Parigi”
È nel 2018, però, che viene scritta delle pagine più belle della vita di Marco Trungelliti. Lo scenario è sempre il Roland Garros: l’argentino parte nuovamente dalle qualificazioni, batte nell’ordine Renzo Olivo e Pedro Sousa, ma si inchina a Hubert Hurkacz. Non credendo più di poter prendere parte allo Slam sulla terra rossa parigina, torna a casa sua a Barcellona, dove viveva al tempo, finché Nick Kyrgios dà forfait per un infortunio al gomito e lui rientra tra i possibili lucky loser. Sfortuna vuole che gli scioperi nel settore abbiano causato la cancellazione di molti voli e questo costringa il nativo di Santiago del Estero a partire in macchina per raggiungere la capitale transalpina.
“Mia nonna era sotto la doccia e le ho detto: ‘Va bene, andiamo a Parigi’. Ci sono molti voli cancellati. Avevamo bisogno di mia nonna. In mezz’ora abbiamo fatto i bagagli e siamo partiti. È stato mio fratello a guidare per la maggior parte delle 10 ore.
Ha guidato per circa sei ore. Ci fermavamo ogni due ore per un caffè perché in quei momenti non sapevo ancora se avrei giocato. Non c’era motivo di stressarsi“, ha raccontato una volta giunto a destinazione. La perseveranza e quel tocco di sana follia gli danno parzialmente ragione, perché viene ripescato come lucky loser e supera Bernard Tomic all’esordio, prima di arrendersi a quel Marco Cecchinato che proprio quell’anno si spinse ad un passo dal cielo, arrivando in semifinale dopo aver sconfitto Nole Djokovic.
Prima semifinale ATP e gioia allo US Open
Dopo quell’episodio, nello stesso anno raggiunge la prima semifinale ATP della carriera, al Croatian Open 2018 di Umago – sì, proprio il torneo in cui fece l’esordio nel massimo circuito – fermato in semifinale da Marco Cecchinato (sempre lui) che avrebbe poi vinto il titolo. Le stagioni successive sono complicate, la classifica continua a sorridergli a mesi alterni e di fatto torna a far sentire la propria voce nel 2021, quando si qualifica nell’ordine a Wimbledon e allo US Open. Da una parte perde da Benjamin Bonzi all’esordio, dall’altra batte Alejandro Davidovich Fokina prima di deporre le armi contro il connazionale Facundo Bagnis. Tutti risultati, però, che sono una parziale consolazione rispetto alle difficoltà sul piano dei risultati.
Marco Trungelliti: “Il miglior presentimento della mia vita”
Ed ecco che torna a sgomitare nel circuito Challenger, nel tentativo di ritagliarsi lì uno spazio per entrare per la prima volta in carriera tra i primi 100 del mondo. Un sogno che si è trasformato pian piano in obiettivo concreto e alla portata, se non dalla porta principale almeno da quella secondaria. Il 30 dicembre 2022, però, arriva una gioia fuori dal campo, con la nascita del figlio Mauna ad Andorra, dove Marco Trungelliti e la moglie Nadir Ortolani risiedono dal 2018. La curiosità è che l’argentino sarebbe dovuto partire il giorno prima, il 29, per la Thailandia per giocare il Challenger di Nothanburi, ma ha deciso di rimanere a casa perché ha avuto il presentimento che il bambino potesse venire al mondo in anticipo.
“Visto che mia moglie è piuttosto minuta, era possibile. Le prime avvisaglie c’erano state nella 31esima settimana, poi siamo tornati nella 34esima perché aveva forti contrazioni. Il 23 dicembre eravamo in ospedale. È stato il miglior presentimento della mia vita“, ha dichiarato poi a ‘La Nacion’. Insomma, se ci fosse il premio ‘Padre dell’anno’, probabilmente Marco Trungelliti sarebbe stato il vincitore nel 2022, con quella benedetta intuizione che gli ha permesso di assistere alla nascita del suo piccolo.
Il 2026 di Marco Trungelliti: l’esordio in Davis e l’irruzione in top 100
Eccoci, dunque, giunti al 2026. Quattro cifre che probabilmente Marco Trungelliti si tatuerà da qualche parte e che comunque rimarranno impresse nella sua memoria per sempre. Sì, perché prima della cavalcata fino al penultimo atto del Grand Prix Hassan II di Marrakech, il 36enne argentino ha realizzato un altro sogno: giocare in Coppa Davis. Dopo essere stato sparring partner nel 2016, quando la squadra capitanata da Daniel Orsanic vinse lo storico titolo contro la Croazia, in questa stagione ‘Trunge’ è sceso in campo per la prima volta con l’Albiceleste, sciorinando in allenamento una maglia con la scritta ‘Lo viejo funciona’ (Il vecchio funziona). E poco importa che abbia perso in entrambi gli incontri con Kwon Soon-woo e Chung Hyeon nel tie con la Corea del Sud.
La vittoria contro Corentin Moutet gli ha garantito una top 100 inseguita per anni, che lui ha accolto con gioia e quel pizzico di ironia che lo caratterizza: “Dopo la vittoria mi sono sentito benissimo. Ero nervoso negli ultimi istanti, avevo tanti pensieri per la testa. Dopo aver combattuto nei turni preliminari per 7.000 anni, finalmente sarò nel tabellone principale degli Slam senza dover combattere come un animale. Questo è un enorme cambiamento per me”. Nella classifica live è al n. 85 e potrebbe salire al n. 64 se dovesse conquistare il titolo a Marrakech. Certo, in mezzo ci sarebbe la sfida al nostro Luciano Darderi, ma giunti a questo punto saremmo contenti anche se l’azzurro non dovesse riuscire a riconfermare il titolo del 2025. Perché Marco Trungelliti è l’esempio della perseveranza e della tenacia. È l’uomo che non ha mai smesso di crederci e di lottare.
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