Le pagelle: la galassia tennistica riassapora la terra. E noi le diamo i voti

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Le pagelle: la galassia tennistica riassapora la terra. E noi le diamo i voti

L’articolo che segue è il “pagellone ufficiale”, che uscirà ogni lunedì, di Ubitennis. Un lavoro che ben si accoppia alle pagelle più ironiche, serie al punto giusto e super piacevoli di Antonio Garofalo (le trovate qui). Argomento della settimana, i primi tornei della stagione su terra rossa. Dai top ai flop, fino ai bocciati!

Gli esami e i voti non finiscono mai. Questa settimana il circuito passa dal cemento al mattone tritato, nelle versioni rossa, verde e marrone. Un bel salto, quello dalla concentrazione massima di un 1000 combined alla più consueta parcellizzazione della contesa. In una diaspora tennistica tra Africa, Americhe ed Europa che ha fatto tappa a Houston, Charleston, Bogotà, Marrakech e Bucarest. Tornei cosiddetti minori, categoria 500 e 250, che poi minori non sono. Parliamo di teatri che non rimandano a record da urlo né impongono titoli a nove colonne. Ma non per questo poco interessanti. D’altronde, non è che si pasteggi tutte le settimane a Sassicaia. E anche un 250 può appassionare. Raccontando di exploit, crolli, percorsi lineari e discontinui. Cui questo spazio darà un voto.

I top della settimana

Jodar (10 e lode)
Il nome Rafa evoca ricordi di un certo peso. Fatto sta che Jodar è, dopo Fonseca, il secondo tennista nato nel 2006 a vincere un titolo nel circuito maggiore. Per farlo, questa settimana il madrileno ha battuto nel 250 di Marrakech, fra gli altri, Machac, Müller e Carabelli. Un tabellone niente affatto facile. In finale il madrileno ha disposto di un Trungelliti appagato dalla sua incredibile settimana. Il gioco di Jodar rispecchia fedelmente i canoni del tennis attuale. Alto, servizio poderoso, grande aggressività. E una tenuta mentale che non sembra da meno. Troppo presto per fare proclami, ma la materia prima è di grande qualità.

Trungelliti (10)
Al prossimo ventenne che dica che non ce la farà mai andrebbe raccontata la storia dell’argentino. Anni e anni a pedalare nei circuiti minori per poi impreziosire la sua carriera da mediano entrando nei top 100 a 36 anni. A Marrakech, passate le qualificazioni, ha sorpreso Majchrzak, Moutet e il campione in carica Darderi in semifinale. Diventando il più anziano giocatore a raggiungere la sua prima finale nella storia dell’ATP. Nell’atto conclusivo poco ha potuto contro l’eccezionale versione di Jodar vista in Marocco. Ma ciò non toglie nulla alla sua grande impresa.

Paul (9)
A Federico Ferrero Tommy ricorda Terence Hill. Non inteso come Don Matteo, ma come un Trinità con racchetta. Lo statunitense in effetti mostra una grande reattività, messa al servizio di un bel gioco a tutto campo. Caratteristiche che non gli hanno finora assicurato exploit che restano negli annali. Al 250 di Houston ha però aggiunto un tassello, vincendo il suo primo torneo su terra battuta, complici un tabellone piuttosto agevole e un po’ di fortuna. Trovarsi Burruchaga in finale sembrava un discreto favore degli dei del tennis, finché l’argentino non è arrivato a un punto dal batterlo. Ma una vittoria su Tiafoe in terra americana (7-6 al terzo, in semifinale) non è uno scherzo. Arriverà qualcosa di più consistente nel prosieguo della stagione?

Burruchaga (9)
Nella settimana degli argentini, Roman Andres

ha sfiorato il colpaccio. Burruchaga, 24 anni, è figlio del calciatore Jorge, campione del mondo a Messico 1986. A Houston ha recitato il ruolo di ammazza-americani: Nakashima negli ottavi, Tien nei quarti. Non contento, in finale ha fatto tremare Paul, mangiandosi 3 match point. Frangente nel quale l’inesperienza a questi livelli, dicasi braccino, ha avuto un ruolo determinante. Un exploit isolato o l’inizio di un percorso?

Pegula (9)
C’è il rischio che la 32enne di Buffalo venga ricordata come la prima delle seconde. Di certo non le si possono imputare scarso impegno e mancanza di professionalità. Quando c’è l’opportunità, Jessica è pronta a coglierla. Come nel 500 di Charleston, dove però è stata sempre costretta al terzo set. Se si esclude la finale vinta facilmente contro la sorpresa Starodubtseva. In precedenza aveva battuto a fatica Cocciaretto, Shnaider e Jovic, un trio di avversarie ostiche. Uscire sempre vincitrice da match lottati è segno di grande agonismo, ma anche di una certa difficoltà nell’ammazzare le partite.

Jovic (8,5)
Si ispira a Sinner e ascolta i consigli di Djokovic. Di sicuro ha un gioco sfrontato, fatto di anticipi e ricerca del vincente, nonché grande copertura del campo. Ciò che stupisce è la personalità della 18enne californiana. A Charleston, battute Parks, Kenin e Kalinskaya piuttosto agevolmente, si è arresa all’esperienza di Pegula. Ma solo dopo 3 set belli e lottati. Considerando la velocità con la quale sta scalando la classifica WTA, la top ten non è affatto un pensiero proibito.

Tiafoe (6,5)
Stando alle dichiarazioni, le ambizioni sono quelle di qualche anno fa. Non i risultati, però. Professa maturità e voglia di soffrire. E con avversari di livello medio-alto, soprattutto in terra americana, ci riesce. Poi incappa nei primissimi e subisce sonore lezioni, vedi Miami. A Houston, ha dato vita a match lottati (prima con Hijikata poi con Popyrin nei quarti, con tanto di match point annullato nel tie-break decisivo). Con Paul in semifinale il copione è rimasto invariato, ma stavolta ne è uscito sconfitto al photofinish. La classifica non mente: attualmente si deve accontentare di essere un buon top 20.

…E i flop


Shelton (4,5)

In pochi si sarebbero aspettati che agli US Men’s Clay Court Championships di Houston Ben avrebbe raccolto solo una striminzita vittoria sul cinese Zhang in ottavi. Sono bastate, al turno successivo, le trame dello specialista argentino Thiago Augustin Tirante a metterne in luce le carenze tecnico-tattiche. Al di là dell’episodio, l’esplosività e la baldanza del numero 6 del mondo non sembrano sufficienti a fargli fare quel passo ulteriore che il movimento USA – e non solo – si auspica. In prospettiva, urgono correttivi.

Keys (4)
A Charleston, Madison si è limitata a timbrare il cartellino fino alla semifinale – giusto un buon match ai quarti contro Bencic. Per poi crollare al penultimo atto di fronte a una determinata Starodubtseva. Partita densa di errori, giocata senza alcuna convinzione. A conferma di un trend tutt’altro che entusiasmante in questi primi mesi del 2026.

Darderi (4)
Testa di serie numero 1 a Marrakech, ha chiaramente sentito la pressione di doversi confermare nell’ATP 250 vinto lo scorso anno. Il suo percorso: vittoria facile negli ottavi contro Bellucci, walkover per il ritiro di Hanfmann. E una sconfitta in semifinale da Trungelliti, due set in cui l’azzurro è parso decisamente nervoso. Per quanto l’argentino fosse nella sua settimana da Dio, oggettivamente è un passo falso.

Bencic (5)
Per la svizzera è uno scorcio di stagione senza luci né ombre particolari. Nel 500 di Charleston, il suo cammino si è interrotto nei quarti, dopo le vittorie “dovute” ai danni di Yastremska e Bejlek. A fermarne la corsa dopo 3 set piuttosto lottati, Madison Keys. Match nel quale Bencic ha scontato una differenza piuttosto netta nell’efficacia del servizio. La statunitense, sebbene scesa in classifica, in generale dà l’impressione di essere, almeno nei picchi, superiore a Belinda. Da cui è lecito però attendersi una zampata in qualche teatro importante. 

Tien (5)
Sulla terra la sua intelligente ragnatela mancina non funziona ancora al meglio. Siamo certi che il suo coach Michael Chang saprà trovare gli aggiustamenti del caso. Non è accaduto in quel di Houston. Dove, dopo aver battuto senza brillare Basavareddy, Learner si è fermato ai quarti per mano di un ottimo Burruchaga. Un po’ pochino per il 20enne californiano che si vorrebbe già pronto al grande salto. Ma di tempo ne ha.

Promossi


Cocciaretto (7)

La marchigiana studia con profitto il diritto, ma fa sfracelli anche con il rovescio. Per lei, un ottimo inizio di stagione. Un torneo già in cascina, a Hobart. Tante belle partite, alcune – va detto – perse da posizioni di vantaggio. Sull’har-tru di Charleston il copione è stato il medesimo. Dopo una vittoria facile su Yuan, è stata sconfitta di misura da Pegula, mettendo comunque in mostra il suo tennis anticipato e aggressivo. Peccato non aver sfruttato il 4-1 a suo favore nella frazione decisiva. Manca davvero poco al definitivo salto di qualità.

Starodubtseva (8)
A Charleston l’ucraina ha vinto partite alla sua portata, sebbene non regalate (Zarazua e Kessler). Ma battere Keys in semifinale in due set piuttosto netti è segno di un ottimo momento di forma. In finale si è arresa a Pegula e al contesto, cui non è abituata. Risultato che le regala il best ranking, issandola al numero 53 della classifica WTA.

Navone (8,5)
L’argentino è abituato a battaglie sul rosso. A Bucarest, torneo 250, ha portato a casa il suo primo titolo ATP attraverso un percorso piuttosto accidentato. Come raccontano i suoi match più complessi, quelli contro Molcan e van de Zandschulp, a cui ha annullato due match point. Nell’atto conclusivo ha trovato in Merida Aguilar un avversario più ostico del previsto. Vincendo in tre set molto combattuti. 

Merida Aguilar (8)
Non è giovane come Jodar, ma è un prospetto interessante. Classe 2004, lo spagnolo ha uno stile aggressivo, come buona parte della nuova generazione. A Bucarest ha passato le qualificazioni, battuto in ottavi Mannarino e in semifinale Marozsan. Cedendo al più esperto Navone in finale. Un buon viatico per lo swing europeo sulla terra.

Bocciati

Arnaldi (4)
Il sanremese sta vivendo un momento davvero buio. A Bucarest esce subito contro Molcan, racimolando solo 4 giochi. Il focus e la costanza che lo avevano fatto entrare nei top 30 due anni fa, spariti. A preoccupare è soprattutto il problema alla caviglia, che non pare del tutto risolto. Per contro, Matteo, è troppo giovane per non farci sperare in un’inversione di tendenza.

Berrettini (5)
Per un po’ non vorrà leggere il nome Buse nel suo spicchio di tabellone. Il peruviano lo aveva battuto a Rio. E si è ripetuto Marrakech, nel match di esordio, dopo 3 set lottati. Il problema è proprio questo: per Berrettini ogni incontro rischia di trasformarsi in battaglia punto a punto. E sconfitte come questa potrebbero smorzare gli entusiasmi legati all’assenza di problemi fisici. Speriamo che il romano esca da questo limbo.

Bellucci (5)
C’è posto per l’eterodossia di Mattia in un tennis dominato dal serve plus one, dove pesantezza di colpi e aggressività immediata sembrano soffocare estro e variazioni? Forse, e solo in parte, su superfici diverse dalla terra. A Marrakech, dopo aver sofferto troppo per battere la wild card locale Bennani, numero 555 ATP, ha perso al secondo turno da Darderi. Un match-up forse irrisolvibile per lui sul rosso. Con un tetto sopra la loro testa, probabilmente, avremmo raccontato una storia diversa.

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