Kudermetova, Timofeeva, Rakhimova: l’Uzbekistan può diventare il nuovo Kazakistan nel tennis?

0
3
Kudermetova, Timofeeva, Rakhimova: l’Uzbekistan può diventare il nuovo Kazakistan nel tennis?

Rappresentare il proprio Paese è una delle maggiori aspirazioni di ciascun essere umano, prima ancora che di ogni atleta. Nel caso specifico del tennis, il tema torna di strettissima attualità sostanzialmente a cadenza settimanale. E in quasi tutti i tornei dei circuiti ATP e WTA – nelle quattro mura della sala conferenze – si assiste ad almeno una domanda su questo argomento. È successo recentemente al BNP Paribas Open 2026 di Indian Wells, dove Elina Svitolina ha anche fatto notare come la guerra in Ucraina non sia da tempo sulle prime pagine dei giornali. Ma di esempi, in questo senso, potremmo farne a bizzeffe, sia in positivo che in negativo.

Negli ultimi mesi, però, abbiamo assistito ad una serie di scelte in controtendenza rispetto all’orgoglio di essere portabandiera del proprio Paese, la maggior parte delle quali naturale conseguenza dell’attacco militare della Russia alla confinante Ucraina. La pioniera in tal senso è stata Varvara Gracheva, che nel 2023 ha deciso di rappresentare la Francia. Seguita poi da Daria Kasatkina (Australia) e Anastasia Potapova (Austria) – con tanto di gaffe e plagio del messaggio social di quest’ultima – senza dimenticare Elina Avanesyan (Armenia). C’è uno Stato, però, che più di tutti gli altri ha approfittato di questa situazione nonostante una tradizione tennistica tutt’altro che gloriosa, facendo la voce grossa e naturalizzando tre ragazze: l’Uzbekistan.

Nel corso dell’off-season, tra ottobre e dicembre 2025, sono infatti passate dalla Russia – che per la verità da qualche anno a questa parte equivale alla bandiera neutrale – all’Uzbekistan le giovani Maria Timofeeva, Kamilla Rakhimova e Polina Kudermetova (con annessa ‘stoccata’ da parte della sorella Veronika). Per la prima è stata una scelta spontanea giustificata dai sei mesi di residenza a Tashkent, per la seconda una ‘questione di famiglia’ date le origini della madre. Mentre per la terza probabilmente una mera questione economica. Quel che interessa, in questa sede, non sono in ogni caso le ragioni che hanno spinto le tre ad adottare questa decisione, ma il progetto che ci sta dietro. E per questo abbiamo contattato direttamente la UTF (Uzbekistan Tennis Federation), cercando di capire meglio gli obiettivi e i processi di queste naturalizzazioni.

Il tennis in Uzbekistan

Prima, però, facciamo un passo indietro andando a ricostruire la tradizione tennistica dell’Uzbekistan. Il Cuore della Via della Seta, va detto, non ha mai avuto una nutrita truppa di rappresentanti tra ATP e WTA. Al maschile il nome più significativo è quello dell’iconico Denis Istomin, ex n. 33 del mondo e vincitore di due titoli in singolare e tre in doppio nonché autore di un clamoroso upset all’Australian Open 2017 quando superò a sorpresa Novak Djokovic, nato però ad Orenburg (pur non avendo mai gareggiato per la Russia). Ma si può ricordare anche un certo Oleg Ogorodov, che nel lontano 1999 vinse l’unico torneo della carriera – in coppia con Marc Rosset – nella sua Tashkent.

Al femminile la più rappresentativa è senza ombra di dubbio Iroda Tulyaganova, spintasi fino alla 16ª posizione della classifica WTA e 7 volte campionessa nel circuito tra singolare e doppio. Segnatevi questo nome, perché tornerà a breve. Come dimenticare, poi, Varvara Lepchenko, nata proprio a Tashkent e che ha giocato per l’Uzbekistan fino al 2006 prima di decidere di passare agli Stati Uniti. Ma anche Akgul Amanmuradova, che quanto meno ha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro di un paio di tornei nella specialità a coppie. Concludendo poi con Albina Khabibulina, famosa più per la sospensione che per i risultati ottenuti in campo. Insomma, tutto questo per dire che siamo di fronte a un Paese che di tradizione in questo sport ne ha ben poca.

La scelta di Rakhimova, Kudermetova e Timofeeva

Ma quindi cosa ha spinto la UTF a puntare proprio su Polina Kudermetova, Maria Timofeeva e Kamilla Rakhimova? A risponderci è stata direttamente Iroda Tulyaganova, vice-presidentessa dell’Uzbekistan Tennis Federation: La nostra valutazione parte dall’atleta, non dal passaporto. Valutiamo il livello agonistico, l’esperienza a livello WTA e il potenziale a lungo termine. Ma anche la sincera motivazione della giocatrice a dare il proprio contributo all’interno della struttura federale”.

Kudermetova, Timofeeva e Rakhimova vantano tutte una notevole esperienza internazionale, partecipazioni ai tornei del Grande Slam e maturità agonistica a livello WTA. Sono tutte in una fase della carriera in cui hanno ancora davanti a sé un notevole margine di crescita. Quella combinazione di abilità comprovata e traiettoria in ascesa è esattamente ciò che cerchiamo. Al di là della classifica, stiamo investendo in giocatrici che possano contribuire attivamente al progetto più ampio della federazione. Fare da mentori alla prossima generazione di giocatrici uzbeke, elevare la cultura di squadra in competizioni come la Billie Jean King Cup. E fungere da modelli per le atlete più giovani che sono nel nostro percorso di sviluppo”.

Delle tre ragazze naturalizzate, quella che ha meno legami con l’Uzbekistan è senza ombra di dubbio Polina Kudermetova, che come detto in precedenza ha ricevuto anche le parole di disapprovazione della sorella Veronika. Quest’ultima, infatti, ai microfoni del media russo ‘Tatar-Inform’ qualche mese fa ha confermato di non condividere la sua scelta. Una questione da cui l’UTF vuole rimanere fuori: Le reazioni della famiglia alle decisioni importanti relative alla carriera sono questioni private. E la federazione non ha alcuna competenza per esprimersi al riguardo. I cambiamenti significativi suscitano naturalmente forti emozioni tra le persone più vicine all’atleta, e lo comprendiamo perfettamente. La decisione di Polina è stata presa sulla base di considerazioni professionali e sportive, con piena autonomia e una chiara visione della direzione della propria carriera”.

L’ipotesi Varvara Lepchenko

La curiosità relativa alla possibilità di puntare su una tennista di esperienza ci ha spinti a chiedere se si è mai pensato di ‘richiamare’ Varvara Lepchenko. La classe 1986 ha infatti già rappresentato l’Uzbekistan ad inizio carriera e che sicuramente troverebbe maggiore spazio rispetto a quello che può avere sotto la bandiera degli Stati Uniti: “Ha un legame autentico con il tennis uzbeko e nutriamo grande rispetto per la sua carriera e per i risultati che ha ottenuto. Ad oggi non ci sono state decisioni ufficiali in merito. Qualsiasi cambio di nazionalità sportiva richiede un allineamento reciproco tra obiettivi professionali, requisiti normativi e disponibilità personale. Se le circostanze dovessero evolversi e entrambe le parti trovassero un punto d’incontro, i canali saranno sempre aperti“.

Altri nomi in ballo?

La naturalizzazione di Maria Timofeeva, Polina Kudermetova e Kamilla Rakhimova ci ha portati a domandare a Iroda Tulyaganova se qualcuno abbia mai declinato un approccio da parte dell’UTF: Queste situazioni nascono da un dialogo professionale, fondato su interessi comuni. Quando vi è convergenza su obiettivi, tempistiche e visione, il processo va avanti. In caso contrario, entrambe le parti voltano pagina. Si tratta di una prassi standard nella gestione delle federazioni. Operiamo senza quote fisse né elenchi di obiettivi basati sulla nazionalità. Il criterio è l’idoneità: sportiva, professionale e personale. Non tutte le discussioni portano a un accordo, e ciò è del tutto prevedibile in questo tipo di attività”.

In ogni caso si mantiene il massimo riserbo rispetto a possibili cambi di nazionalità ‘in corso’: Tutti i procedimenti in corso rimangono strettamente riservati fino all’approvazione formale da parte delle autorità competenti. La divulgazione di informazioni relative alle richieste in sospeso costituirebbe una violazione del quadro normativo e comprometterebbe l’integrità del procedimento per i soggetti coinvolti. Una volta che la decisione è ufficiale, la federazione la comunica tempestivamente e in modo trasparente. Questa è la nostra prassi abituale e non intendiamo discostarcene fintanto che i procedimenti sono in corso”.

L’Uzbekistan può davvero essere il nuovo Kazakistan nel tennis?

Approfondendo questo nuovo ingresso dell’Uzbekistan nella geografia del tennis, è tornato automaticamente alla memoria quanto fatto dal Kazakistan ormai diversi anni fa. La ‘Terra dei Liberi’, infatti, decise di investire in questo sport naturalizzando diversi russi. In tal senso Elena Rybakina, Alexander Bublik e Mikhail Kukushkin sono gli esempi forse più noti. Ma quindi, il paragone può reggere? E soprattutto, qual è l’obiettivo a lungo termine dell’UTF? Il Kazakistan dimostra cosa si possa ottenere con una strategia tennistica a lungo termine ben attuata. E diverse nazioni in via di sviluppo hanno fatto ricorso all’integrazione di giocatori con esperienza internazionale come fase per costruire una maggiore competitività. Noi operiamo all’interno di quel quadro consolidato, sviluppando al contempo un nostro approccio distintivo“.

“Nell’immediato, la nostra priorità è aumentare la presenza competitiva dell’Uzbekistan nelle competizioni a squadre, in particolare nella Billie Jean King Cup. E garantire una rappresentanza costante ai livelli più alti del tabellone WTA e dei tornei del Grande Slam. Il lavoro a medio e lungo termine è di natura strutturale. Formazione degli allenatori, programmi di sviluppo giovanile, infrastrutture per i tornei nazionali e un chiaro percorso verticale dal tennis junior alla nazionale senior. La naturalizzazione è uno strumento all’interno di questa più ampia architettura strategica. La misura del successo sarà l’aspetto che avrà il tennis uzbeko alla fine di un ciclo olimpico e oltre“.

Una risposta alla domanda iniziale, dunque, è davvero complicata da trovare. Quel che è certo è che le ambizioni dell’Uzbekistan sembrano essere decisamente importanti. Prepariamoci a parlare di un nuovo Paese che avrà piantato la propria bandierina nel mappamondo del tennis nei prossimi anni, il che si tradurrebbe in un’ulteriore internazionalizzazione di questo sport. Solo il tempo, comunque, ci dirà se avremo avuto ragione.

O que achou dessa notícia? Deixe um comentário abaixo e/ou compartilhe em suas redes sociais. Assim conseguiremos informar mais pessoas sobre o que acontece no mundo do tênis!

Esta notícia foi originalmente publicada em:
Fonte original