Jessica Pegula ed Emma Navarro, mondi vicini ma lontani

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Jessica Pegula ed Emma Navarro, mondi vicini ma lontani

Buffalo e New York distano 292 miglia (l’equivalente di 470 km), che nella vastità territoriale degli Stati Uniti sono un’inezia. Due città che formano cosmi differenti. Geograficamente vicine, ma agli antipodi nella loro essenza. E se New York può essere considerato un luogo tennistico, sede di uno dei quattro Slam – ridurre la metropoli a una sola disciplina è riduttivo – la più piccola Buffalo è legata a doppio nodo alla squadra locale di football americano, i Buffalo Bills, e alla compagine di hockey sul ghiaccio, i Buffalo Sabres.

A stuzzicare l’animo tennistico da sempre latente della sua città d’origine ci ha pensato Jessica Pegula, che tra l’altro è figlia di Terrence, proprietario di Bills e Sabres. Lo sport di Buffalo è nelle mani della famiglia Pegula, insomma. A qualche miglio di distanza, Ben Navarro a lungo ha architettato il proprio ingresso nello sport. Dopo aver fallito nell’acquisizione dei Carolina Panthers – con la possibilità negata di un testa a testa in NFL con i Pegula – ha optato per investire nel settore tennistico, probabilmente sospinto dalla figlia Emma, che a tennis gioca e pure molto bene.

Da questo riferimento spaziale, che in un certo senso torna utile nel ragionamento, può partire il confronto tra Emma Navarro e Jessica Pegula. Due vite vicine per estrazione sociale, ma lontane nel dare forma concreta a quei privilegi ascritti. Ad accumunarle è la volontà di dare un senso al loro percorso di vita. Forgiare un’identità diversa rispetto al più classico delle ‘figlie di’. Hanno intrapreso strade simili, ma i risultati paiono aver diviso il loro cammino. Non è detto però, che non possano tornare a incrociarsi. Perché d’altronde che giri fanno due vite.

Come spesso accade è necessario fare una premessa. Le considerazioni rispetto al confronto tra ‘JPeg’ e la connazionale più giovane sono personali, basate puramente sulle impressioni di chi scrive. Non solo, perché l’intenzione dell’articolo non è assolutamente accusatoria nei confronti dell’una piuttosto che dell’altra. Bensì di analisi di quanto visto fino a questo momento a livello WTA.

Navarro-Pegula, le origini italiane

Emma Navarro e Jessica Pegula hanno tanti tratti in comune, che rendono il paragone quasi ‘scontato’. La prima, in ordine cronologico, riguarda la provenienza delle due, entrambe di origini italiane. Frank Navarro, nonno della 24enne scomparso nel 2021, è arrivato negli USA da Ellis Island, che nella prima metà del secolo scorso è stato il principale punto di ingresso negli ‘States’ di molti immigrati, soprattutto dallo Stivale. Terry Pegula, padre di ‘JPeg’, come tradisce in parte il cognome ha discendenze dal Bel Paese, sebbene di fatto sia nato e abbia vissuto negli Stati Uniti.

“Le miliardarie del circuito WTA”

Rimanendo sul filone familiare c’è un’altra affinità, che in certi contesti ha rappresentato una tara. Tanto Jessica Pegula quanto Emma Navarro sono figlie di ‘businessmen’ miliardari. E hanno vissuto in un contesto abbiente e con un retaggio diverso da molte altre colleghe. Terrence ‘Terry’ Pegula è un ingegnere petrolifero, nonché proprietario e presidente dei Buffalo Sabres (club di NHL) e dei Buffalo Bills (squadra di NFL). Benjamin Navarro, invece, è il fondatore della Beemok Capital, società di investimento privata, attraverso la quale supervisiona la proprietà e la gestione del Cincinnati Open e del Charleston Open. Non solo, perché detiene una significativa quota di minoranza della Credit One Bank, emittente di carte di credito che sponsorizza proprio il torneo che si gioca in Carolina del Sud.

Tale eredità ha costretto ‘JPeg’ ed ‘EN’ a dover sopportare puntualmente l’attenzione mediatica, che spesso è sfociata in ‘epiteti’ probabilmente non graditi. Per loro fortuna il concetto di ‘figlie di papà’ è molto più sentito in Italia che negli USA. Ma quando hanno giocato l’una contro l’altra si è spesso parlato di ‘derby tra miliardarie’. Un’etichetta che spesso hanno provato ad allontanare nel corso delle rispettive carriere, ma che arriva precisa come un orologio svizzero nell’incontro successivo. Anche perché – è brutto dirlo – al giorno d’oggi non si riescono mai a separare i piani di discussione. E quindi quando si parla di tennis (o in generale di sport) ci sarà sempre chi addurrà il conto in banca come genesi di tutto.

Così come sarebbe facile spiegare eventuali ‘bassi’ nel corso della stagione dicendo che ‘Non si impegnano abbastanza perché tanto i soldi ce li hanno’. E invece Jessica ed Emma hanno deciso di dedicarsi anima e corpo al tennis, hanno scelto la via più difficile, quella della fatica e del sudore per guadagnarsi da vivere, piuttosto che approfittare dell’eredità familiare già certa.

Hanno fatto di una passione il loro lavoro, perché sì, anche i miliardari conoscono l’etimo di questa parola e anche chi ha patrimoni a nove zeri può benissimo rimboccarsi le maniche. Qualche risultato, più da una parte che dall’altra, è arrivato. Non solo, perché pensando a ‘JPeg’ viene subito in mente ‘A Lending Paw’, il progetto no-profit di matrice animalista che salva i cani e li addestra per diventare capaci di aiutare persone con disabilità. A dimostrazione che anche i ‘billionaire’ – come dicono quelli bravi – hanno un cuore.

Pegula e Navarro, mondi lontani

Jessica Pegula ed Emma Navarro, come abbiamo visto, condividono tanti punti di contatto, ma allo stesso tempo sembra già esserci una linea di demarcazione. La nativa di Buffalo, infatti, pur tentando di sottrarsi agli stereotipi, li ha in un certo senso accettati, rispondendo sul campo. 10 titoli in singolare, 7 in doppio, la finale allo US Open 2024 (nello Slam dove dovrebbe avere più pressione in assoluto) e soprattutto una costanza impressionante. A starci attenti ‘JPeg’ viene spesso dimenticata quando si parla delle favorite e delle outsider dei tornei importanti. Ma in un modo o nell’altro si trova quasi sempre nelle fasi finali e soprattutto con eliminazioni eccellenti nel curriculum. Chiedere a Iga Swiatek, che ci ha perso 3 delle ultime 4 sfide, o all’amica Coco Gauff con cui è avanti 5-3.

La connazionale più giovane, al contrario, dà la sensazione di avere picchi più elevati della collega (vedasi le vittorie proprio con Coco Gauff, Iga Swiatek e Aryna Sabalenka), ma anche di poter crollare da un momento all’altro contro avversarie decisamente molto più modeste. L’ultimo periodo, in cui ha inanellato uscite di scena al debutto contro Magda Linette (Australian Open), Hailey Baptiste (Abu Dhabi), Shuai Zhang (Merida), Sonay Kartal (Indian Wells) e Lulu Sun (Challenger di Austin), è solo l’esempio più recente. Ma potremmo andare indietro e il discorso sarebbe il medesimo. Per una che ha un invidiabile record di due finali WTA e altrettanti titoli, il n. 8 come best ranking e quattro vittorie in carriera contro top 3 è quantomeno curioso. A questo si aggiunga quanto dichiarato ad Auckland ad inizio anno: “Se riesco a passare inosservata, è lì che preferirei essere”.

Non è mai troppo tardi

Le osservazioni potrebbero essere molteplici, dalla differenza di età tra Jessica Pegula ed Emma Navarro al fatto che chiunque nel corso di una carriera possa avere alti e bassi. Tutto corretto, al punto che, a detta di chi scrive, la linea di demarcazione è presente allo stato attuale, ma non è detto che rimanga. Anzi, l’augurio è che la nativa di New York possa seguire le orme della sua connazionale, che ha trovato la maturazione definitiva e la stabilità tennistica a ridosso delle 30 primavere. Non è mai troppo tardi per cominciare a sognare. E questo Emma dovrebbe averlo come mantra da qui fino alla fine della carriera.

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