Jack Draper, an Englishman in Indian Wells

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Ci sono dei momenti nella storia di un tennista nei quali ci si rende conto che forse sì, si è scavalcato il muretto che separa la giovane speranza dalla promessa mantenuta; un ostacolo a prima vista apparentemente facile, alimentato da sogni, false speranze e, alle volte, anche un pizzico di superbia, tennisti in erba le cui prospettive sembrano guardare lontano, ma che invece di lontano hanno soltanto la promessa di ciò che sarebbero potuti essere e non saranno mai. Tra questi virgulti del tennis ci sono però quelli che, pur non nascendo con la sacra benedizione del talento, fanno della propria abnegazione l’ariete pronto a distruggere ognuno di quei muretti. Conosci l’ostacolo? Superalo, non importa come. Abbattilo se necessario.

Jack Draper appartiene a questa scuderia: cavalli non purosangue ma che sanno come e dove vogliono arrivare, di corto muso o di uno o più lunghezze. Ha costruito la sua strada, perché ognuno ha i propri di tempi: c’è chi matura prima fisicamente, chi mentalmente, chi addirittura nasce già con la semi perfezione tennistica. Draper non è tra quest’ultimi. Attenzione, parliamo di un giocatore dotato di colpi, di fisicità, di intelligenza tattica, tutte cose sviluppate nel tempo ed è proprio questa continua voglia di migliorarsi, senza intramezzarsi tra paragoni inutili e scomodi che lo ha portato a giocarsi la semifinale di Indian Wells.

Il primo traguardo: finale junior a Wimbledon

Della stessa generazione di Sinner e Alcaraz, Jack Draper nasce il 22 dicembre 2001 a Sutton, un sobborgo di Londra. Suo padre, Roger Draper, ha guidato la Lawn Tennis Association, e l’aria di casa non poteva che profumare di racchette e palline. Jack cresce con il tennis nel sangue, affina la tecnica e presto si distingue nel circuito junior. Il primo appuntamento con la sua storia nel tennis è del 2018 quando arriva in finale a Wimbledon junior. 
Abbiamo ritrovato (lo potete leggere qui interamente) ciò che di lui scriveva il nostro inviato dell’epoca, AGF, nel commentare il match: sono passaggi significativi.

Dall’alto della sua altezza (attorno ai due metri di statura: non ho trovato una scheda ufficiale con le misure precise), il cappello con visiera all’indietro e la camminata un po’ ingobbita, sembra un giovane Isner. […] Come sempre è difficile dire se due sedicenni avranno un grande futuro tra i professionisti. Credo però si possa cominciare a definirli in base al loro tennis. L’impressione è che Draper avrà bisogno di campi veloci per far valere la potenza della sua battuta e non dover correre troppo durante lo scambio.”  
Il titolo va a Tseng Chun-hsin. Draper incassa, apprende e guarda avanti. Col senno di poi, confrontando le carriere, ad oggi, è andata sicuramente meglio al britannico. Questo a rimarcare un discorso già fatto: ogni giocatore ha i propri tempi.

Il passaggio al professionismo, un percorso a ostacoli

Nel 2021, a Miami, debutta in un Masters 1000 ma il caldo lo tradisce e si ritira contro Kukushkin. Al Queen’s, qualche mese dopo, batte Jannik Sinner, allora numero 23 del mondo, ed è l’inizio di un rapporto di amicizia che dura finora. A dichiaralo proprio lo stesso Sinner che di lui ha sempre detto: “è uno dei pochi veri amici che ho nel tour”; come dargli torto!?
Jack sta già mandando segnali al mondo del tennis: c’è un britannico che vuole dire la sua. O meglio, c’è un altro britannico dopo Sir Andy Murray, che vuole dire la sua. Il pubblico londinese, approva, applaude, lui ringrazia e riparte: a Wimbledon, tra i grandi stavolta, si trova davanti Djokovic e gli strappa un set, prima di cedere. Un altro segnale, stavolta più chiaro.

Il 2022 è l’anno della crescita. Draper macina chilometri e vittorie, infilando tre Challenger consecutivi a Forlì. Il ranking sorride, il tennis si fa più solido. A Miami trova la prima vittoria in un Masters 1000, eliminando Gilles Simon. A Madrid regola Lorenzo Sonego, numero 27 del mondo. Poi arriva il National Bank Open in Canada: parte dalle qualificazioni, supera avversari di rango e atterra ai quarti di finale. La top 50 è sua. L’autunno lo porta alle Next Gen ATP Finals ed è dove, vuoi per il palcoscenico milanese, vuoi per l’attenzione mediatica, Draper busse alle porte del grande pubblico e dei giovani. Arriva in semifinale, si ferma a un passo dalla finale battuto solamente da Dominic Stricker, che poi quel titolo lo avrebbe perso in finale con Brandon Nakashima
Il messaggio è chiaro: Draper è in rampa di lancio. Il 2023 lo mette alla prova. Parte bene, semifinale ad Adelaide, ma all’Australian Open è Nadal a fermarlo al primo turno. Indian Wells gli regala scalpi eccellenti, Dan Evans e Andy Murray, ma Alcaraz lo ferma agli ottavi. Poi gli infortuni lo perseguitano: fuori per tutta la stagione sull’erba, salta Wimbledon. Torna agli US Open e arriva al quarto turno, un segno di resilienza. In autunno vince il suo quinto Challenger e sfiora il titolo all’ATP 250 di Sofia.

Il 2024 l’anno della consacrazione 

Jack Draper inizia il 2024 con un finale amaro: la sconfitta ad Adelaide contro Kwon Soon-woo. Un torneo ben giocato, ma senza il lieto fine. Poi la stagione prende un’altra piega. Giugno, Stoccarda: sull’erba tedesca arriva il primo titolo ATP. Una finale intensa, vinta contro Matteo Berrettini, uno che sull’erba ci sa fare. Il giovane britannico si prende la scena con un tennis aggressivo, preciso, senza fronzoli. La classifica lo premia: entra in top 20. È la prima svolta di una carriera che sta prendendo slancio.

L’estate lo vede protagonista anche a New York. Agli US Open la sua corsa si fa larga, le sue gambe macinano chilometri e il suo braccio non trema nei momenti decisivi. Hurkacz e de Minaur cadono sotto i suoi colpi, due vittorie che lo portano a un passo dalla finale. Ma lì c’è Sinner, che si dimostra più forte, più pronto. Draper esce tra gli applausi, con la consapevolezza di essere ormai uno di quelli che contano. Non è più una promessa, è una certezza.

Il tennis, però, non lascia tempo per fermarsi. Vienna lo attende e lui risponde presente. Un torneo perfetto, chiuso con la vittoria su Khachanov. Il secondo titolo ATP arriva in Austria, a ottobre, quando la stagione inizia a pesare sulle gambe di molti. Non sulle sue, che continua a spingere. Il ranking lo riflette: a febbraio 2025 è numero 12 del mondo.

E il 2025? Una nuova pagina, scritta con la stessa intensità. Agli Australian Open arriva agli ottavi di finale, poi Indian Wells lo consacra ulteriormente. Supera Fritz, poi Shelton, e si regala la sua prima semifinale in un Masters 1000. Dall’altra parte della rete lo attende Alcaraz, un altro giovane con fame di gloria. Sarà una battaglia, un altro tassello di una carriera che cresce, passo dopo passo.

Draper è questo: lavoro, costanza, determinazione. Nessun talento sfacciato, nessuna scorciatoia. Solo fatica e dedizione. Ogni vittoria ha il sapore del sudore (tanto), del sacrificio. E non importa se se con Alcaraz partirà da netto sfavorito, con i bookmakers che lo vedono come vittima sacrificale di un vincitore già scritto. La regola è una, quella di un Englishman in Indian Wells: Be yourself no matter what they say.

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Autor: Carlo Galati