Il 2025 di Elisabetta Cocciaretto: l’idolo Pegula e il riscatto alle BJK Cup

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Il 2025 di Elisabetta Cocciaretto: l’idolo Pegula e il riscatto alle BJK Cup

“Devo ringraziare Sofia Goggia per i consigli, me li porterò per sempre”. La beneficiante in questione è Elisabetta Cocciaretto, con l’azzurra che potrebbe prendere in prestito una delle specialità della sciatrice bergamasca per eseguire uno slalom gigante, prendere il buono e dribblare una stagione opaca che l’ha vista fare fin troppi passi indietro prima di rispolverare il vestito buono, quello tricolore, e regalarsi la più grande soddisfazione dell’ancora giovane carriera: la seconda Billie Jean King Cup, la prima da indiscussa protagonista.

Scegliendo la via dell’ermetismo si può tranquillamente asserire che la stagione appena mandata in archivio ha rappresentato per Cocciaretto una tappa di transizione, un’annata da dividere in due semestri come consuetudine nei percorsi universitari a lei cari: netta bocciatura nel primo, promossa con riserva nel secondo. Aspettando che il gennaio venturo sia indicativo su quanto distante possa essere un alloro tennistico.

L’ultima immagine di Elisabetta è quella sorridente sugli spalti della SuperTennis Arena di Bologna, insieme ad Angelo Binaghi, come tifosa d’eccezione per i compagni di nazionale reduci dall’apoteosi del terzo successo consecutivo in Coppa Davis. La sua presenza si è rivelata una sorta di amuleto con un filo tutto azzurro che la lega ai colleghi maschili. Nonostante il ruolo di riserva, un occhio di riguardo è andato magari al suo alter ego nella pattuglia italica: Lorenzo Sonego. Con le dovute proporzioni, i riflessi con il torinese sono intercettabili soprattutto in base a quello che umanamente entrambi gli azzurri portano in campo, soprattutto nelle avversità e quando tutto sembra girare nel senso opposto.

Questo aspetto è stato visibile per tutta la stagione e marchio di fabbrica di tutta la carriera. Un 2025 complicato per la marchigiana di cui si può dire e scrivere tutto, non che non sia una guerriera che rifiuta l’etichetta della retorica quando le si dice, giustamente, che si è spesa fino alla fine per raggiungere il risultato in partita. Una dedizione presente anche nei momenti bui, anche quando inizia l’anno sotto lo stesso segno che l’aveva accompagnato alla chiusura del 2024: quello della sconfitta.

16 Novembre 2024. L’Italia è alle fasi finali della BJK Cup a Malaga contrapposta al Giappone nei quarti di finale. Il match inaugurale vede Cocciaretto sfidare Ena Shibahara con buona probabilità per l’azzurra di firmare l’1-0. Il primo set conferma le good vibes contro la non irresistibile nipponica, ma poi qualcosa si incrina. Elisabetta si smarrisce e subite una rimonta che mette in serio pericolo l’accesso alle semifinali. Jasmine Paolini e Sara Errani rimediano e il resto è storia. Ma nel primo sussulto azzurro della competizione sbiadisce il capitolo dedicato alla marchigiana che esulta, festeggia, ma vive in prima persona lo scotto di essere accantonata in favore di una Lucia Bronzetti inaspettata outsider della pattuglia azzurra. Nel subconscio della nativa di Ancona ha lo stesso sapore di una vittoria mutilata, l’occasione fallita di essere prima attrice con la maglietta dell’Italia addosso.

Nei migliori romanzi di formazione che si rispettino c’è tempo per la redenzione dell’eroina. E la parabola di Elisabetta con la Billie Jean King Cup non fa eccezione. Ma andiamo con ordine senza affrettate ellissi temporali. La sconfitta con Shibahara lascia più di uno strascico con Cocciaretto di nuovo vittoriosa solo a inizio febbraio del 2025, nel WTA 250 di Cluj-Napoca dove arriva ai quarti di finale, dopo due successi, prima di cedere contro Bronzetti in un derby senza storia. Nonostante il gennaio nero caratterizzato da tre sconfitte, la tigna dell’azzurra è ravvisabile nella sconfitta a testa alta contro Diana Shnaider nel primo turno dell’Australian Open: 7-6(4) 6-4 e solo l’onore delle armi.

Quella in Romania risulterà essere una delle campagna più redditizie della stagione di Elisabetta, il che è tutto dire. Il cemento americano, con il Sunshine Double, è avarissimo di soddisfazioni con Muchova che le sbarra la strada al secondo turno di Indian Wells, all’esordio sfrutta il ritiro di Zarazua sopra 1-0, e Sorana Cirstea che la butta fuori al primo turno di Miami. Cocciaretto si tuffa nei challenger per trovare un po’ di ossigeno, ma a Puerto Vallarta va incontro al primo forfait stagionale, campanello d’allarme di una condizione fisica su cui vuoterà il sacco in seguito.

La terra rossa continua a sporcare il suo ruolino di marcia che dal Challenger di Charleston in USA sino al Roland Garros recita sulla terra battuta un terrificante bilancio di 5-8. Al 1000 di Madrid entra in tabellone da lucky loser dopo aver fallito l’accesso diretto contro Diane Parry, ma al primo turno sbatte su Julija Starodubceva che ha la meglio dopo due ore di battaglia. A Roma va anche peggio, perché finisce in pasto a Iga Swiatek che ne fa un sol boccone lasciandole solo il game della bandiera nel torneo di casa. A Rabat ancora uno scivolone al primo turno contro Osorio e, con mille punti interrogativi sulla schiena, arriva Parigi.

Il sorriso sfoggiato sul Philippe Chatrier lo scorso anno è un pallido ricordo, rendendo gli ottavi conquistato al Roland Garros una chimera non replicabile in questa edizione. La versione sbiadita di Cocciaretto è sufficiente per superare Taylor Townsend all’esordio, ma non basta contro Ekaterina Alexandrova che la regola in due comodi set. La delusione è tanta per non aver onorato al meglio il career high negli Slam, ma l’anconetana non è neanche vicina ad essere al suo meglio e nel post gara lancia l’allarme con “ho avuto diversi problemi di salute” prima di scendere nel dettaglio sul resoconto delle lesioni.

“Non vedevo l’ora di giocare sull’erba. Infatti dovevo decidere se andare a Bari o partire da s-Hertogenbosh e ho detto a Fausto Scolari che volevo giocare subito sull’erba”. Il capoluogo barese può attendere, perché mai scelta si è rivelata più saggia. Elisabetta annusa il verde e il suo tennis riprende a respirare. La gladiatrice c’è al netto degli infortuni e della carenza di risultati. Cocciaretto non vinceva due partite di fila proprio dal torneo di Cluj-Napoca a febbraio, in Olanda ne vince addirittura tre senza cedere set e va a un passo dalla finale subendo la rimonta di Elena Gabriela Ruse 6-2 4-6 3-6.

Se Elisabetta è una gladiatrice, papà Piero è il Comodo che con un pollice alto solleva la sua stagione. Cocciaretto si presenta a Wimbledon con il morale rinfrancato dalla spedizione a ‘s-Hertogenbosh, ma l’urna del sorteggio non è benevola nei suoi confronti: al primo turno c’è la numero 3 al mondo Jessica Pegula. Due anni prima non è andata benissimo con un 6-4 6-0 rimediato al terzo turno. Ma nello stesso teatro dei sogni di Church Road, avviene la magia.

L’azzurra compie l’impresa, lascia solo cinque game all’americana e vola al secondo turno. L’81% di punti vinti con la prima di servizio e i 23 gratuiti della statunitense sono solo i numeri del match che non scaldano quanto le emozioni di Elisabetta nell’intervista a bordo campo: “Non penso al ranking ma al mio viaggio nel tennis. Una stagione è lunga, fatta di alti e bassi. E devi accettare quello che la vita ti dà”

Se a bordo campo emoziona, in sala stampa lo show continua con siparietti divertenti che coinvolgono il papà Piero e la già citata Sofia Goggia. Elisabetta parla prima della corrispondenza con la sciatrice azzurra, per poi raccontare goliardicamente il poco entusiasmo di Cocciaretto senior nel commentare l’exploit della figlia contro la numero 3 al mondo: “Sì sì, vi racconto questa. Ho preso un 30 e lode in un esame, ha fatto festa. L’altro giorno ho battuto Pegula e mi ha mandato l’emoji di un pollice. La volevo quasi pubblicare, ma poi ho detto ‘no, dai, povero papà’. Mi ha fatto morire dal ridere il pollice”

Nonostante il ranking non sia una sua priorità, la classifica mondiale è un parametro che restituisce la dimensione del periodo negativo attraversato da Elisabetta. Prima della stagione in erba Cocciaretto era sprofondata fuori dalla top 100, arrivando alla posizione numero 123 con soli 598 punti mentre le amiche Jasmine Paolini e Lucia Bronzetti rispettivamente al numero 4 e 61. Uno sprone a dare di più.

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