I buoni e i cattivi del Miami Open

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I buoni e i cattivi del Miami Open

L’articolo che segue è il “pagellone ufficiale”, che uscirà ogni lunedì, di Ubitennis. Un lavoro che ben si accoppia alle pagelle più ironiche, serie al punto giusto e super piacevoli di Antonio Garofalo (le trovate qui). Argomento della settimana, naturalmente, il Masters 1000 di Miami. Dai top ai flop, fino ai bocciati!

È lunedì. E non uno qualsiasi, ma quello che arriva alla fine del Sunshine Double, il giorno dopo la finale del 1000 di Miami. Ma è anche il giorno dei resoconti, dei bilanci a competizione appena conclusa. Stilare Race e classifica è compito da affidare alla stolida infallibilità del computer. Scopo di questa rubrica, invece, è individuare i trend del momento. I più, i meno e gli uguale dei due maggiori circuiti tennistici. Da affiancare e talvolta contrapporre alla fredda sintesi dei numeri e delle statistiche. Per delineare un borsino del tennis d’élite, settimana dopo settimana.

I top del Miami Open, da Sinner in giù

Sinner (10)

Chiamatelo robot. Ridete pure della sua mano quadra. Sottolineate che ha il crampo facile. Lui vi darà ragione, con una calma spiazzante. E prendendo spunto migliorerà, migliorerà e migliorerà. Il Sunshine Double è un superattico alla portata di pochissimi eletti. Lui lo mette nel carrello e ci aggiunge qualche optional. Come il record di set vinti consecutivamente a livello Masters 1000, 34 da fine ottobre a oggi. Ricapitoliamo: a febbraio ultras, odiatori (e non solo) hanno decretato la crisi profonda dell’altoatesino. Oggi gli stessi strombazzano senza vergogna “ora torna numero uno”. Se questo inizio 2026 di Sinner fosse reso graficamente, la matita andrebbe oltre il foglio. D’altronde, con mostri come Jannik, ma non solo, gli assolutisti si coprono di ridicolo. Contenti loro…

Sabalenka (10)

Più che una tigre, Aryna sembra una numerosa e feroce colonia felina. A eccezione degli Slam, dove si è fatta sfuggire un certo numero di occasioni. Qui a Miami è parsa centrata, felice, consapevole. Annientata in semifinale la rivale principale, Elena Rybakina, ha regolato anche Gauff nell’atto conclusivo del torneo. Il suo strapotere fisico può essere incrinato solo dalla pressione che patisce in parte calcando i massimi palcoscenici del tennis. Trend che potrebbe invertire in un attimo nel 2026.

Gauff (9)

Sì, dritto e seconda di servizio sembrano usciti da un trattato di biomeccanica scritto al contrario. Ma l’ottima condizione fisica, unitamente a un agonismo condito di intelligenza e umiltà, la rendono oltremodo pericolosa. Un tabellone ostico, ogni match è finito al terzo set, non l’ha scoraggiata. Battere prima dell’atto conclusivo Bencic e Muchova non era scontato. Tantomeno essere l’unica a strappare un set a Sabalenka in finale. E adesso, per la numero 3 della classifica WTA, inizia lo swing sull’amata terra.

Lehecka (9)

A Miami i colpi piatti e anticipati del ceco sono risultati penetranti, profondi, asfissianti. Fils e Fritz gli scalpi più prestigiosi di un percorso senza tentennamenti. A testimoniarlo, un dato: zero break subiti fino alla finale. Poi lo scoglio Sinner, al momento insormontabile per chiunque, Alcaraz escluso. In finale non ha “sciolto”, però. Si è semplicemente arreso all’implacabilità dell’altoatesino. Se il fisico lo lascerà in pace, l’ingresso in top ten non è certo utopia.

Fils (7,5)

Il francese dal fisico fragile ma esplosivo, ancora non sa dosare gli alti e bassi di un’emotività a tratti instabile. Ingaggia battaglie drenanti come quella contro Paul (4 match point annullati nel tie-break decisivo, con la complicità dello statunitense) per poi presentarsi svuotato in semifinale contro Lehecka. Però è tornato dall’infortunio. Ha colpi carichi, fiato, gambe possenti. E personalità da vendere. Se impara ad amministrarsi un po’ meglio, sono dolori per tutti.

I flop del Miami Open

Alcaraz (4,5)

Quandoque bonus dormitat Homerus, diceva lo scriba più scriba che il tennis abbia conosciuto. Già, ogni tanto persino l’eccellente Omero Alcaraz si addormenta. La sconfitta con Korda al terzo turno segue quella patita in semifinale a Indian Wells da un Medvedev in versione 2021. Perdere da Sebastian, colpitore come ce ne sono pochi, non è impensabile né disonorevole. Sul piano tecnico si nota però una certa mancanza di accuratezza al servizio, che non lo ha salvato in alcuni frangenti cruciali del match. Ampliando la visuale, preoccupa un po’ la solitudine dei numeri primi che pare condizionarlo. Più volte in conferenza stampa si è lamentato di dover sempre fronteggiare novelli Federer che, privi di pressione alcuna, hanno il mirino puntato sull’enorme bersaglio stampato sulla sua schiena. Ci tocca ricordargli che è quanto accade a ogni numero uno. Pensalo, Carlos, ok. E forse non è nemmeno troppo ok. Ma non esternarlo in sala stampa.

Swiatek (3)

Era da 73 tornei che Iga non perdeva all’esordio. La lunghissima serie si è interrotta contro la connazionale Magda Linette. Il problema? Una totale confusione mentale che si traduce in rigidezza, frenesie tattiche e motorie. Sembra quasi aver introiettato i tic del suo idolo Nadal, ma ridotti a vuota ritualità dagli esiti ben diversi da quelli conosciuti dal maiorchino. Un quadro complessivo indice di un disagio profondo. Che porta da tempo la polacca a subire strane rimonte, spesso capitate quando è chiamata a una vittoria scontata. Unico outlier, l’inatteso trionfo a Wimbledon 2025. Stranezza non troppo casuale: era il torneo dove aveva meno pressioni. Come prima conseguenza di questo caos, Wim Fissette non è più il suo allenatore. Anche se ci chiediamo se non sia il rapporto simbiotico con la psicologa Daria Abramowicz quello da recidere. 

Korda (5)

Ma come, batti Alcaraz e fai parte dei meno della settimana? Sì, perché uno capace di geometrie e pulizia di impatto come lo statunitense non può bucare la prova del nove contro il numero 151, lo spagnolo Martin Landaluce, sebbene il 20enne sia uno dei giovani più interessanti del circuito. Uscirà mai dal limbo?

Medvedev (4)

Prende il taxi del tempo a Indian Wells, per tornare nel 2021. Sorprende Alcaraz, impegna molto Sinner. Per poi, tempo qualche giorno, farsi portare a Miami previa deviazione nel 2025. Sconfitta evitabilissima al secondo turno contro Francisco Cerundolo, con uno sconcertante 6-0 subito nel primo set. Contorsioni nei risultati non dissimili da quelle che accompagnano i suoi colpi.

Dopo i voti ai principali protagonisti, la lavagna del Masters 1000 di Miami. Con promossi e bocciati.

Promossi

Berrettini (6,5)

Ha battuto un Bublik tornato ai solipsismi di un tempo neanche troppo lontano e perso da Vacherot. Ci sta. Di Matteo ci piace l’approccio mentale al 2026. Salute e voglia di divertirsi. Addominali permettendo, si toglierà qualche soddisfazione. 

Landaluce (7)

Martin ha spento l’interruttore della speranza a Korda, il giustiziere di Alcaraz. Soprattutto, ha raggiunto il primo quarto in un Masters 1000, perdendo senza sfigurare contro il finalista Lehecka. Crediamo che non sarà l’ultimo.

Zverev (8)

Spesso, ad arrogantelle dichiarazioni pre-partita il tedesco fa seguire recriminazioni piagnone a match finito. Stavolta quello che ha detto ha fatto. In semifinale contro Sinner è stato aggressivo come promesso. Non è una colpa aver perso da uno Jannik intoccabile, specie al servizio

Bolelli&Vavassori (9,5)

Giubilo per i nostri doppisti di punta che hanno vinto il primo Masters 1000 del loro sodalizio. Con dedica struggente di Simone al padre. Chapeau!

Bocciati

Cobolli (5)

Sconfitto all’esordio da Collignon, Flavio sta vivendo una fase delicata. Il suo nuovo status di giocatore di alta classifica gli imporrà di fare oculate scelte di programmazione. Meno spendersi e spandersi da un torneo all’altro, più picchi di forma in concomitanza dei grandi eventi. Equilibrio non facile da trovare.

De Minaur (4,5)

L’australiano non se la passa benissimo di recente. Fortunatamente, nessun malanno fisico. Ma la battuta d’arresto immediata contro Tsitsipas, alle prese con una crisi nerissima, ne ha mostrato una versione un po’ sgonfia.

Rybakina (5,5)

Lo abbiamo capito, Elena non ha una mimica da Actors Studio. Le basta bombardare con il suo tennis potente e monocorde, senza concedere granché alla platea. A Miami è parsa però spenta anche nel gioco nelle partite che contavano. Battuta a fatica in tre set Pegula nei quarti, si è arresa subito a Sabalenka in semifinale. Mostrando un atteggiamento che chi aspira al trono WTA non dovrebbe neanche contemplare. La domanda è: Elena ha ambizioni all’altezza dei suoi servizi devastanti?

Paolini (4,5)

In questo primo scorcio di stagione Jasmine sta mostrando solo sprazzi della grinta che l’ha portata a sfiorare il titolo ai Championships nel 2024. Molti match dall’andamento altalenante, che si trascinano inutilmente e a volte dolorosamente al terzo set. A Miami ha battuto Townsend (al terzo) e si è arresa a Ostapenko (sempre al terzo). Agonismo, generosità, ma anche una certa irrequietezza. Non ci sentiamo di escludere che possa nuovamente raggiungere picchi vertiginosi. Ma se non riuscisse a mettere insieme i pezzi di un puzzle intricato, le cui tessere sono fisico e testa sempre a mille, onestamente non ci stupiremmo. Top ten a rischio?

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