Cobolli raggiunge Sinner e Musetti in top 15: solo otto azzurri ci sono riusciti nell’Era Open

0
5
Cobolli raggiunge Sinner e Musetti in top 15: solo otto azzurri ci sono riusciti nell’Era Open

Flavio Cobolli rimodula il proprio ruolo nel tennis italiano. Grazie alla vittoria dell’ATP 500 di Acapulco, il terzo sigillo della carriera, l’azzurro si iscrive al club dei migliori 15 giocatori del mondo, la top 15.

Per l’ottava volta nell’Era Open l’Italia celebra il traguardo della top 15 di un proprio rappresentante a livello maschile.

L’innovazione che portò alla classifica computerizzata nel 1973, pressoché coeva alla fondazione dell’ATP, cambiò radicalmente il computo dei punti, stabilendo criteri incontrovertibili e imparziali su cui basarsi per stilare le graduatorie. In 53 anni di ranking ATP propriamente detto solamente otto tennisti italiani – e otto tenniste italiane nella classifica WTA – sono riusciti a issarsi tra i primi 15 tennisti al mondo. Epoche diverse ed ere del movimento tennistico tricolore altrettanto differenti.

Panatta e Bertolucci indicano la via in top 15…

Adriano Panatta e Paolo Bertolucci sono stati, in ordine di tempo, i primi due azzurri capaci di issarsi così in alto. La data è quella del 23 agosto 1973, giorno della prima classifica redatta dal computer. Tre anni più tardi è toccato a Corrado Barazzutti. La generazione che negli anni Settanta ha regalato all’Italia un decennio di successi e prestigio internazionale, coronato dalla vittoria della prima storica Coppa Davis nel 1976.

Degli eroi di Santiago de Chile tre giocatori su quattro si onorano dello status di ex top 15 – la sola eccezione è rappresentata da Tonino Zugarelli, capace, comunque, di arrivare fino alla posizione numero 24 che lo rende più di un semplice comprimario. Il lavoro di Mario Belardinelli, il deus ex machina di quella generazione, ha donato all’Italia uno dei cicli più vincenti della sua storia. Tennisti che hanno reso il Belpaese una nazione intenzionata a prendere la racchetta in mano, come confermava l’impennata delle iscrizioni ai circoli, sul solco tracciato da Nicola Pietrangeli.

…poi Sinner riscrive la storia

Il clima prospero legato alle vittorie e alle finali, nonché allo spirito del tempo che andava cambiando, dal punto di vista sociale e sportivo, non ha trovato seguito nell’immediato. La crisi pluridecennale del movimento tennistico nostrano si è riverberato sul ranking. Negli anni si sono avvicendati buoni giocatori, incapaci, tuttavia, di trovare quell’acuto per sognare obiettivi di classifica di spicco.

Dal 1979, anno in cui Barazzutti ha lasciato definitivamente la top 15, si devono attendere 35 anni per rivedere un italiano così in alto nel ranking. In avvio di 2014 è stato Fabio Fognini a riportare il Tricolore tra i migliori 15 del mondo. Il testimone è poi raccolto da Matteo Berrettini nel 2019, apripista della rivoluzione azzurra, di cui Jannik Sinner è l’emblema. Tra il 2021 e il 2023 l’altoatesino e Lorenzo Musetti riaccendono i sogni degli appassionati. Dal prossimo aggiornamento della classifica anche Flavio Cobolli festeggerà il traguardo.

Adriano Panatta

Adriano Panatta è il primo, insieme a Paolo Bertolucci, a volare in alta quota in classifica. Il 23 agosto 1973 ha debuttato nel primo ranking ATP alla posizione numero 8 ed è rimasto in top 15 ininterrottamente fino all’aprile del 1974.
Prima icona pop del tennis italiano e personaggio che prescinde i confini sportivi, il tennista romano è il volto del cambio di rotta del movimento azzurro. Questa sua universalità gli è costata critiche feroci quando le cose non andavano bene, accusato a più riprese di non essere così dedito alla carriera come questa disciplina vorrebbe – o forse come i tifosi avrebbero voluto.

La risalita dopo un periodo in chiaroscuro è iniziata a novembre 1975, con il rientro in top 15. Un ritorno destinato a durare fino al giugno del 1977: un periodo che copre l’incredibile stagione del 1976, con i trionfi individuali agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros e quello corale in Coppa Davis, agli ordini di Pietrangeli, da cui ha raccolto il testimone prima che la gestione del ranking fosse affidata al computer.

Panatta ha concluso la carriera con 10 titoli e un best ranking di numero 4, fatto registrare nell’agosto della sua annata magica.

Paolo Bertolucci

La prima classifica ATP vedeva ben due azzurri in top 15. A fare compagnia a Adriano Panatta c’era l’amico di sempre Paolo Bertolucci alla dodicesima posizione, che segna il miglior ranking della carriera del toscano.

Cresciuti insieme presso il Centro Federale di Formia sotto la sciente guida di Belardinelli, Adriano e Paolo hanno fatto la storia del tennis azzurro in singolare e in doppio, in cui formavano un’affidabile coppia soprattutto in ottica Davis.

Nella sua carriera da 6 titoli ATP, Bertolucci conta due settimane tra i primi 15 del mondo, a agosto 1973 e aprile 1974.

Corrado Barazzutti

Corrado Barazzutti forse non ha mai catturato l’occhio delle telecamere quando giocava. Personaggio schivo e riservato, insieme a Tonino Zugarelli era la metà silenziosa della squadra di Davis. Rotocalchi e vita mondana non facevano per loro e di loro si è parlato sempre in correlazione al tennis. Tuttavia, Barazzutti è stato un vero uomo Davis. Colloquialmente si direbbe che lui il suo lo ha sempre fatto.

Il suo nome non si lega solamente alla più importante competizione a squadre che il tennis conosca, ma, anche a livello individuale, è stato uno dei migliori per continuità. Dopo un esordio da poche settimane in top 15 nel 1976, tra luglio e agosto, bissato da una breve permanenza tra il settembre e l’ottobre dell’anno successivo, da dicembre 1977 Corrado ha trovato l’elisir della costanza. Fatta eccezione per un aggiornamento nel febbraio 1979, il giocatore nato a Udine si è confermato tra i migliori 15 del mondo fino all’aprile della medesima stagione.

Tra i 5 trofei messi in bacheca spicca la vittoria sul cemento indoor di Parigi. Si sarebbe meritato l’acuto in uno Slam, ma si è dovuto accontentare delle semifinali allo US Open 1977 e al Roland Garros 1978, che hanno contribuito al best ranking di numero 7.

Fabio Fognini

Fabio Fognini è stata la luce che ha squarciato, a livello maschile, la crisi pluridecennale che andava attanagliando il tennis italiano. Talento sopraffino e testa ballerina, il ligure ha riportato un italiano in top 15 dopo 35 anni nel gennaio del 2014 e ha confermato la permanenza fino a luglio.

La continuità non è mai stata la carta vincente di Fabio, che per quattro anni va alla ricerca del risultato che possa ritingere d’oro la propria classifica. Il 2018 è l’anno giusto per riavvicinarsi al vertice, grazie a tre titoli ATP. A luglio irrompe ancora tra i primi 15 del ranking per uscirne nel febbraio 2019.

La storia ci insegna che il 2019 è una stagione che fa da turning point per il tennis italiano. Fognini corona una carriera da genio sregolato vincendo il Master 1000 di Montecarlo il più prestigioso dei 10 titoli – di cui si ricorda con particolare enfasi il successo su Rafael Nadal in semifinale. Un trionfo che cancella le esuberanze che spesso hanno oscurato un gioco sopraffino, mai supportato dalla costanza di rendimento che richiede il calendario della racchetta.
Fabio non abbandona la top 15 fino all’ottobre del 2020, lasso di tempo nel quale irrompe tra i primi 10 del mondo, arrampicandosi fino al nono posto nel luglio del 2019.

Matteo Berrettini

Dopo anni di tante ombre e poche luci, Fabio Fognini ha indicato la via per una ripresa che, poi negli anni 2020, si è dipanata con una forza mai vista prima.
A crescere mentre l’ex numero 9 del mondo portava a compimento la propria maturità tennistica è stato Matteo Berrettini, che nel settembre 2019 – il turning point, si diceva – si spalanca le porte della top 15 a suon di risultati sorprendenti. Fino all’ottobre 2022 Matteo è a pieno regime uno dei tennisti più accreditati, capace di qualificarsi per due edizioni delle ATP Finals, nel 2019 e nel 2021. La finale a Wimbledon rimane il capolavoro di una carriera che, nonostante i troppi infortuni che ancora impediscono al romano di esprimersi ad alti livelli, vale 10 titoli ATP e un best ranking al posto numero 6 delle classifiche.

Jannik Sinner

Jannik Sinner ha costruito la propria leggenda mattoncino dopo mattoncino, senza perdere l’equilibrio quando le fisiologiche scosse d’assestamento hanno agitato il terreno sotto i suoi piedi. Nell’agosto 2021 si è unito al club dei 15 per due settimane, per poi riapprodarvi a settembre, stabilmente fino al gennaio 2023.

Febbraio 2023 rappresenta una rincorsa verso territori mai esplorati prima. In quel mese ritorna in top 15, ma era solo l’inizio del sogno di Jannik. In pochi mesi ha cambiato la traiettoria della propria carriera, dapprima vincendo il primo Master 1000, poi pareggiando il miglior risultato in termini di classifica mai fatto registrare da un italiano, ovvero quella quarta piazza di Adriano Panatta.
Ma Sinner non è fatto per essere il migliore d’Italia. Allora ha lanciato l’assalto alla vetta del ranking, ottenuta nel giugno del 2024.

Il numero 1 del mondo e 24 titoli, di cui due ATP Finals e quattro Slam, sono i traguardi, assai provvisori, raccolti dal transalpino, cui si sommano due Davis da protagonista.

Lorenzo Musetti

Di Lorenzo Musetti spesso si parla in chiave negativa. Sette finali ATP perse consecutivamente non sono certo un dato brillante, ma mentre il trofeo gli sfuggiva all’ultimo dalle mani, Lorenzo andava costruendosi un percorso che lo ha portato al numero 5 del mondo.

Se l’esordio in top 15 risale al gennaio 2023 e due anni dopo ha sommato un’altra settimana, è dalla primavera della scorsa stagione che il carrarino ha cambiato status, piazzandosi sempre tra i top 15 e poi addirittura tra i primi 10. La maturità raggiunta sulla terra rossa ha posto le fondamenta per una crescita continua anche sulle altre superfici, pur ricordando che nel 2024 a Wimbledon è stato semifinalista.

Certo, il titolo manca dal 2022, quando ha messo in bacheca le uniche due coppe ATP, ma i passi in avanti sono talmente evidenti che i giudizi in tal senso non dovrebbero essere viziati da una statistica, seppur assai negativa. Perché in ogni momento può essere corretta.

Flavio Cobolli

Infine c’è Flavio Cobolli. Il terzo titolo ATP gli ha consegnato di diritto la top 15 e il best ranking, riscrivendo la propria storia personale. L’avvio stentato di 2026 aveva condensato attorno al romano nubi nere di dubbi e incertezze. Gli ci voleva la svolta.

Adesso gli azzurri tra i migliori 15 sono ben 3. Nessuna nazione è capace di fare meglio. E Luciano Darderi si avvicina…

O que achou dessa notícia? Deixe um comentário abaixo e/ou compartilhe em suas redes sociais. Assim conseguiremos informar mais pessoas sobre o que acontece no mundo do tênis!

Esta notícia foi originalmente publicada em:
Fonte original