Bellucci, oltre la racchetta: “Agassi l’icona di stile per eccellenza. Mi ispiro al tennis vintage”

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Bellucci, oltre la racchetta: “Agassi l’icona di stile per eccellenza. Mi ispiro al tennis vintage”

Mattia Bellucci sta spazzando via i nuvoloni neri che da qualche mese lo seguivano da un torneo all’altro.
Una prima metà di 2025 di progressione costante, di cui si ricordano la prima semifinale ATP a Rotterdam – da qualificato ha battuto Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas – e il terzo turno di Wimbledon che lo ha scortato fino alla posizione numero 63 in classifica, il suo picco più alto, è andata sfumandosi verso la ricerca di un equilibrio labile. Perché per un tennista come Bellucci mettere a disposizione della continuità il suo tennis rischioso è affare da poco.

Il 2026 di Bellucci: dalla fatica alla ripartenza

Mattia, infatti, paga le altalene di rendimento sul lungo periodo, ma anche prestazioni rapsodiche che gli tolgono certezze.

La scorsa stagione indossa una doppia maschera. Dalle speranze alle crepe di risultati che si riverberano in uno stallo in classifica. Fino a un finale in decrescendo.

L’anno nuovo non porta quello scossone di cui il tennista lombardo ha bisogno, con zero successi nei main draw ATP. Bellucci arriva alla settimana cruciale – sembra paradossale considerare determinante un torneo di febbraio, eppure… – con la fiducia di chi è spalle al muro e al momento di difendere i punti della semifinale di Rotterdam, spostandosi sul cemento di Dallas, cede. E la top 100 svanisce con una velocità crudele, parte integrante di un tennis che non aspetta nessuno.

Tuttavia, la reazione dell’estroso 24enne mancino mostra tutta la tempra di chi sa di doversi guadagnare ogni traguardo. Bastano i quarti di finale dell’ATP 500 di Acapulco e la finale al Challenger di Punta Cana per spingere Mattia fuori dal limbo tennistico per eccellenza, quella terra di mezzo tra le retrovie e l’accesso diretto ai tabelloni principali dei grandi tornei.

A Miami, per il secondo Masters 1000 della stagione, è costretto ancora a passare dalle qualificazioni – il sorteggio gli mette davanti al primo turno Nico Jarry, che non vince un match dallo scorso Wimbledon. Ma adesso il vento sta cambiando e una ripartenza è possibile.

Bellucci: “Mi ispiro a Agassi e alla moda degli anni Novanta”

Al di là della tattica, ciò che colpisce di Bellucci è la personalità che si estrinseca in un tennis votato al rischio. L’immancabile bandana è l’emblema distintivo di Mattia, che a tratti sembra provenire da un’altra epoca.
Ricordo che quando ero bambino usavo spesso la bandana; quindi, viene dalla mia infanzia” racconta l’azzurro in un’intervista a CLAY. “Usavo anche gli occhiali da sole, ma ora non più”.

Il numero 77 ATP non nasconde una certa ricerca dietro il look che propone quando scende in campo. Anche in occasione delle ultime competizioni disputate, Indian Wells e la Copa Cap Cana, si distingue per l’outfit dalle sfumature retrò, con una maglietta gialla con rifiniture e colletto bianchi.

L’ispirazione viene dal tennis vintage rivela. “Mi piace molto come si vestiva Andre Agassi. È la mia più grande influenza”.

Se l’otto volte campione Slam è l’icona di moda che si propone di seguire, soprattutto per quella bandana di cui si parlava, Bellucci non nasconde la propria fascinazione per gli anni Novanta in toto, un decennio di cambiamenti epocali per ogni sfera dell’agire umano.
Pete Sampras, Jim Courier… mi piacciono molto gli stili di quella generazione” aggiunge, menzionando poi l’immagine plastica dell’eleganza tennistica. Anche alcuni outfit di Roger Federer sono memorabili. Ricordo il completo tutto nero agli US Open. È stato uno dei miei preferiti”.

Bellucci tra moda e tatuaggi

Di recente, Bellucci ha intrapreso una collaborazione con CP Company, brand italiano di moda sportiva fondato da Massimo Osti nel 1971.

“Penso che sia molto alla moda. Mi piace vestirmi così in campo. Mi sento più forte, più sicuro dice a proposito del sodalizio con il marchio. “Ma, ovviamente, la prestazione viene prima di tutto. CP Company mi aiuta con abbigliamento di qualità; stiamo cercando di credere l’uno nell’altro, e io li aiuto dicendo loro cosa mi piace indossare in campo”.

Infine, Mattia ammette di aver sviluppato una passione per i tatuaggi, con i quali progetta di ricoprire braccia e petto.
È un unico tatuaggio in stile giapponese precisa. “È ancora in fase di realizzazione, devo ancora finirlo”.

Mattia Bellucci è la voce fuori dal coro del tennis italiano, con il suo stile vintage e i discorsi sagaci.
Da Miami riprenderà la sua corsa, interrotta da alcuni passi falsi che avrebbero potuto costargli caro. Eppure, dopo l’eliminazione all’esordio di Indian Wells, ha scelto di rimettersi in gioco nel circuito Challenger, dove ha inanellato vittorie di prestigio su Maestrelli, Hurkacz, Collignon e Walton. Una decisione che paga in termini di ranking e fiducia.

Adesso torna il bello. E la continuità deve imparare a convivere con quell’estetica che Mattia va cercando nel tennis e nella sua immagine.

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