La tournée americana giunge all’ultimo appuntamento, quello di Miami. Poi si sbarcherà in Europa, per calpestare i manti rossi più prestigiosi del globo. In Esclusiva ai microfoni di Spazio Tennis, il lombardo Mattia Bellucci si è raccontato, svelando tutte le sensazioni provate durante uno swing statunitense piuttosto impegnativo – e non ancora terminato. Il mancino di Busto Arsizio, attuale n.77 del ranking, è alla costante ricerca del progresso, che passa non solo attraverso gli allenamenti, ma anche da esperienze, sconfitte e lezioni che si apprendono durante il percorso.
“Cap Cana? Peccato per la finale. Esperienza che servirà per il futuro”
Dopo l’ottimo squillo dell’ATP di Acapulco, nel quale ha sconfitto Davidovich Fokina, l’azzurro è subito uscito di scena da Indian Wells, ripiegando nel Challenger di Cap Cana, dove ha inanellato una serie di vittorie che fanno morale in vista del masters 1000 di Miami: “È stata una grande settimana di lavoro, in cui sono riuscito a trovare continuità e consapevolezza, sia nelle partite che negli allenamenti. Con il team abbiamo lavorato molto bene, anche grazie a una comunicazione chiara. All’inizio le condizioni erano complicate, tra caldo, umidità e campi piuttosto lenti, però mi sono adattato fin da subito“.
Così ha parlato Bellucci riguardo la breve fuga in Repubblica Dominicana, riuscendo a spingersi sino all’atto decisivo per il titolo. Finito – suo malgrado – tra le mani del combattivo Mariano Navone: “Peccato per la finale, dove ho commesso qualche errore di troppo contro un avversario molto solido, ma è un’esperienza che mi servirà per gestire meglio l’emotività in futuro. Resta comunque il fatto di aver giocato un’ottima settimana, che rappresenta una base importante da cui ripartire“.
Bellucci: “Sono alla settima settimana fuori. Mi manca casa”
Una trasferta sino ad ora dolceamara per Bellucci. Che ha ancora un’opportunità, in Florida, per portare il bilancio dell’avventura a stelle e strisce in positivo. Certo, esordirà contro un cliente scomodo come Michelsen, ma nulla è ancora scritto: “La trasferta americana è molto impegnativa – confessa -. Sono al sesto torneo, ma alla settima settimana fuori, perché sono partito prima per preparare Dallas. Onestamente mi manca la famiglia, mi manca casa. Però c’è stato un momento in cui ho cambiato marcia e mi sono detto di concentrarmi completamente sul lavoro: questo mi ha aiutato a sentire meno la fatica e ad avere più energia“.
“Primo obiettivo entrare nel tabellone del Roland Garros”
Mattia ha raggiunto il suo best ranking la scorsa estate, toccando la 63esima posizione della classifica mondiale. Ma la poca costanza e qualche prematura eliminazione gli hanno fatto perdere un bel po’ di terreno, condannandolo persino all’uscita dalla Top100. L’ultimo mese, certamente più brillante delle precedenti uscite, ha ripristinato il temporaneo problema di ranking del talentuoso ventiquattrenne.
Che ha chiarito i suoi prossimi obiettivi: “Il primo grande obiettivo era entrare nel tabellone del Roland Garros. Con l’uscita dei punti di Rotterdam, ero fuori, ma grazie ai risultati di Acapulco e Cap Cana sono rientrato. Al di là dei punti, però, la cosa più importante è stata giocare tante partite: nelle ultime tre settimane ne ho giocate nove e mi mancava da tempo questa continuità tra match e allenamenti. Questo mi ha dato ritmo, fiducia e mi ha permesso di rientrare nei primi 100 del mondo. Ora l’obiettivo è continuare a migliorare”. Ma la meta fissata per il 2026 è ben più pretenziosa: “L’obiettivo è chiudere l’anno tra i primi 50 del mondo. Mi sento cresciuto molto mentalmente: non mi accontento più dei buoni risultati, ma voglio alzare sempre il livello settimana dopo settimana“.
Bellucci e la terra battuta : “Non è mai stata la mia preferita, ma…”
Per ottenere tale risultato, il passe-partout è la versatilità. Essere camaleontici, sfornando performance di livello su tutte le superfici del calendario tennistico: “È complicato – ammette Mattia – perché si passa dal veloce indoor di Dallas ai campi più lenti di Acapulco e Cap Cana, fino a Indian Wells che è molto particolare. Sapersi adattare è fondamentale. Ogni torneo è un’esperienza che ti prepara per il futuro, anche se le condizioni cambiano sempre. Ora sono a Miami, dove si gioca su campi veloci: è bello poter giocare questi tornei. Anche le difficoltà di adattamento, alla fine, sono difficoltà positive“.
Il cambio di passo, per l’azzurro, sembra davvero dietro l’angolo. Una maggiore maturità acquisita e un progresso lampante dal punto di vista tennistico e mentale: “Oltre alla classifica, è fondamentale continuare a giocare partite per acquisire consapevolezza, soprattutto sulla terra battuta. Non è mai stata la mia superficie preferita, ma oggi mi sento migliorato nel ritmo e nel gioco da fondo e credo di poter diventare competitivo anche lì”.
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