In uno stato di forma notevole! Daniil Medvedev conquista la semifinale del Masters 1000 di Indian Wells e lo fa liquidando in due set Jack Draper. Il britannico ha risentito dello sforzo fisico compiuto per eliminare negli ottavi di finale Novak Djokovic. L’assenza prolungata dai campi si è fatta sentire e il russo è stato bravo a gestire il ritorno in partita del britannico. Tutto questo ha consentito a Medvedev di chiudere in due set la pratica e di concentrarsi su Carlos Alcaraz, prossimo avversario in semifinale.
Non sono mancate le polemiche: sul 5-5 durante lo scambio, una palla di Medvedev ha toccato appena la linea, cosa che ha sorpreso Draper che ha fatto dei gesti con le braccia. Il punto è continuato e quando il russo ha messo in rete il suo colpo, ha chiesto all’arbitro di far ripetere o di segnalare “hindrance”.
Poiché secondo lui il gesto dell’inglese lo aveva distratto e ha chiesto la video review: “Credo che avrei dovuto subito interrompere il gioco senza aspettare la fine dello scambio. Se rivedete l’azione, avrei potuto giocare meglio il mio dritto dopo quell’episodio perché ero un po’ distratto. Così ho chiesto all’arbitro cosa avrei dovuto fare, se la prossima volta avrei dovuto fermarmi subito. Lei mi ha detto che potevo chiedere il video review e ho accettato. Poi ha preso la sua decisione e ha stabilito che il punto era per me, quindi l’ho accettato. Sono stato molto distratto? No. Un po’? Sì. È stato sufficiente per farmi vincere il punto? Non lo so“.
D. Tra te e Jack è tutto a posto?
Daniil Medvedev: “Penso di sì, ma è una domanda che va rivolta a lui. Io sono tranquillo dopo l’accaduto, bisognerebbe chiedere a lui se va tutto bene. Abbiamo un ottimo rapporto e non penso che un episodio del genere possa cambiarlo. Gli ho detto subito che, se l’arbitro avesse ritenuto l’episodio non sufficiente, saremmo ripartiti da 15 pari. Se invece lo riteneva sufficiente, allora sarebbe stato 0-30 per me. Ed è quello che è successo“.
D. Se non fossi stato molto distratto e non avesse influito davvero sullo scambio, anche se non hai infranto nessuna regola, pensi che moralmente sarebbe stata la cosa giusta da fare?
Medvedev: “Se guardate il primo dritto che gioco dopo quell’episodio, penso che avrei potuto fare un colpo migliore se Jack non avesse fatto quel gesto. Quindi sono stato un po’ distratto. Mi sento benissimo per come è andata? Non proprio. Ma non penso nemmeno di aver imbrogliato. Sono stato un po’ distratto, ho lasciato decidere all’arbitro. Nella mia carriera ho avuto molte decisioni contro di me, e di solito non le prendo bene. Averne una a favore, devo dire, fa anche piacere”.
D. Hai avuto un rapporto molto lungo con il tuo ex allenatore. Ora sono passati alcuni mesi con il nuovo team. Puoi spiegare se ha cambiato il tuo modo di vedere il tennis o il gioco?
Medvedev: “Sul tennis in sé non molto, perché so cosa devo fare per giocare bene. È più che altro il fatto che con tutto il team – non solo Gilles ma tutta la squadra – lavoravamo insieme da molto tempo. Avere qualcuno di nuovo accanto a me ha portato una prospettiva diversa. È una persona diversa, di un altro Paese. È stato un giocatore, quindi a volte possiamo parlare anche dopo le partite di come si sentiva lui quando giocava incontri di questo livello. L’anno scorso, in questo periodo, sentivo di aver bisogno di un cambiamento e sta funzionando molto bene. Thomas è un grande allenatore e anche Rohan lo è. Stiamo solo lavorando e cercando di fare del nostro meglio”.
D. Puoi parlare delle difficoltà nel giocare contro Carlos Alcaraz? Hai già avuto molte sfide impegnative con lui.
Medvedev: “Sto giocando molto bene, ma non voglio dire cose come ‘il miglior tennis della mia vita’. Sto giocando davvero bene e mi sembra che il campo sia un po’ più veloce rispetto alle ultime due volte in cui ci ho giocato contro e anche le palle sono diverse. Quindi penso sia una buona occasione per mostrare il mio miglior tennis contro di lui. Ma è l’avversario più duro che abbiamo in questo momento, insieme a Jannik. Forse si può discutere su chi sia il più forte. Quindi è una sfida molto difficile e dovrò mostrare il mio miglior tennis per provare a batterlo“.
D. Vengo dal Brasile e non so se lo sai, ma lì hai un soprannome: ti chiamano “Malvadão”, perché suona un po’ come Medvedev.
Medvedev: “Spero significhi qualcosa di bello! (risate)”.
D. Significa “cattivo”, ma in modo amichevole, più come un antieroe. Hai molti fan in Brasile, la gente ti ama. Lo sapevi?
Medvedev: “Non ne avevo idea. In campo forse sì, nella vita non sono affatto così. Ma in campo posso essere spesso un antieroe. Mi piacerebbe giocare di più in Sud America. Ho giocato due volte in Messico ed è stato bello, con tanti tifosi. Il problema è che lì si gioca sulla terra durante la stagione dei tornei sul cemento. Per esempio, ho vinto due volte a Dubai, quindi è difficile per me andare lì. Però magari una volta nella vita, forse nell’ultimo anno di carriera, dovrò fare una scelta: giocare i tornei che amo oppure dire ‘sapete che c’è, prima di smettere voglio andare lì’, magari per tornei o esibizioni. Mi piacerebbe davvero visitare e vivere il tennis in Sud America”.
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