ATP Indian Wells, Medvedev: “Alcune palle dopo due minuti non sono più rotonde”

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ATP Indian Wells, Medvedev: “Alcune palle dopo due minuti non sono più rotonde”

Daniil Medvedev conferma il buon momento di forma e approda ai quarti di finale al BNP Paribas Open di Indian Wells, domando in due set anche Alex Michelsen. Adesso il russo si contenderà un posto in semifinale con Jack Draper, campione uscente che sta lottando con tutte le sue forze per minimizzare l’impatto in classifica di una mancata difesa del titolo e che intanto ha battuto in rimonta Novak Djokovic. L’ex n. 1 ha vinto l’unico precedente, che risale al 2024, quando sulla terra del Foro Italico si è imposto in due set. Altri tempi e differenti momenti di carriera per entrambi.

In conferenza stampa Medvedev ha affrontato molti argomenti con la solita arguzia: dalle palline allo shot clock, passando dall’analisi del proprio tennis, che si fa aggressivo quando è in fiducia, e da un’introspezione sulla leggerezza che la vita a volte richiede.

D: Stavi giocando in modo più aggressivo? Perché Michelsen ha avuto questa impressione e forse sembrava anche che ti avvicinassi un po’ di più al campo.
DANIIL MEDVEDEV: Quando sono in fiducia, sono un giocatore aggressivo. Se guardi, per esempio, alle partite degli Slam quando arrivavo in finale, giocavo contro gente come Rublev o Auger-Aliassime, giocatori di cui non puoi essere più aggressivo, ma io facevo più vincenti di loro. Questo perché ero molto solido in difesa per cercare di ridurre i loro vincenti, ma ogni volta che avevo l’opportunità potevo avanzare.
Quindi quando sto giocando un po’ peggio, è lì che divento più difensivo. Ma non è per scelta: succede più che altro perché quando non sto giocando al meglio, la potenza dei miei colpi e tutto il resto cala un po’, la percentuale di prime di servizio…
Quando colpisco la palla come sto facendo ora, posso essere aggressivo e mettere molta pressione sugli avversari, pur riuscendo allo stesso tempo a essere molto efficace in difesa. Ed è questo che rende difficile affrontarmi”.

D: Tu di solito servi piuttosto velocemente. Alcuni giocatori trovano lo shot clock difficile e frustrante. Tu come lo vivi?DANIIL MEDVEDEV: “È una domanda molto difficile, perché lo shot clock è molto soggettivo. Perché penso che sia davvero complicato. Credo che dovrebbe esserci un po’ di discrezione da parte dell’arbitro. Persino io, che servo molto velocemente, se giochi uno scambio da 40 colpi e magari finisci nell’angolo – oggi è successo un paio di volte – vado a servire e non ho nemmeno chiesto l’asciugamano, stavo solo cercando di riprendere fiato, guardo il timer: mancano tipo cinque secondi. E penso: “Che cosa è successo?”
Quindi adesso è veloce. Ma alcuni giocatori ne abusano: magari restano due secondi e poi fanno tipo “Oh, il lancio di palla non è andato bene” o qualcosa del genere.
È molto soggettivo. Penso che qui sia un po’ troppo veloce e, se lo dico io, probabilmente lo è davvero, visto che servo piuttosto in fretta.
Ma in generale quando lo applicano in modo automatico come qui, ho la sensazione che sia un pochino troppo rapido. Però quando fanno quella regola per cui il giocatore può andare all’asciugamano e il tempo parte solo quando arriva lì, alcuni restano fermi tipo 20 secondi prima ancora di andare all’asciugamano.
È tutto molto soggettivo e, qualunque sia la regola, io cerco semplicemente di adattarmi e giocare con quella”

D: Hai avuto parecchi momenti nella tua carriera che sono diventati virali sui social media. Ce ne sono uno o due a cui ripensi dicendo: “In realtà è stato piuttosto divertente”?
DANIIL MEDVEDEV: “Penso che, in un certo senso, tutti lo siano, perché è così che funziona la vita. Di alcuni non sono orgoglioso, ma alla fine tutto dipende dai punti di vista. È soggettivo. Alcune persone lo trovano irrispettoso, altre lo trovano divertente.
Quindi preferisco, quando sono fuori dal campo, prendere le cose con più leggerezza e godermi la vita. Quando sono in campo è un po’ diverso: sono più severo con me stesso. Perciò, se ti godi la vita, trovi molte cose divertenti che altre persone magari non trovano tali, perché si godono la vita un po’ meno

D: Per molto tempo le palline sono state fornite da Penn. Quest’anno invece sono Dunlop. Puoi spiegarci la differenza?
DANIIL MEDVEDEV: “Se ho capito bene, Penn è Head e io odio le palline Head. Capisco che ad alcuni piacciano, ma io le odio. L’ho spiegato molto bene anche a Rotterdam: per me il problema della pallina Penn è che, dopo due minuti o due scambi, non è più rotonda. Assume delle forme strane vicino alla linea — non so come si chiami — dove le parti sono unite. Una parte diventa più grande dell’altra. E ho la sensazione che a volte fai lo stesso identico movimento, ma a seconda di dove colpisci la pallina – proprio perché è più piccola – il colpo non va nello stesso modo. E questa cosa la odio, perché magari una volta sbaglio e una volta la metto dentro, ma non riesco a dirti perché ho sbagliato o perché è entrata. Con la Dunlop, che non è la mia pallina preferita, almeno ho la sensazione che sia una pallina rotonda: quindi, comunque come la colpisca, succede quello che deve succedere nello scambio. Se non colpisci bene, può uscire o finire in rete. L’unica cosa con le Dunlop è che si creano pelucchi e quindi si gonfiano un po’ troppo in fretta. Ma comunque preferisco Dunlop”

D: Hai fatto molte cose buone, incluso leggere e reagire bene alla smorzata. Cosa ti rende così bravo a difendere la smorzata? Chi ha la smorzata migliore?
DANIIL MEDVEDEV:Carlos Alcaraz, sicuramente, ha delle smorzate pazzesche. E anche Corentin Moutet. Moutet ha un gioco diverso. Con Alcaraz, quello che rende tutto più difficile è che può tirare dei vincenti potentissimi, quindi nello scambio successivo sei un po’ sulla difensiva, un passo indietro, e allora lui fa la smorzata e ti prende in contropiede.
Moutet ha uno stile di gioco un po’ diverso, ma anche lui ha una smorzata incredibile, quindi metterei loro due.
Io cerco di fare del mio meglio, perché ricordo molto bene che Carlos ha giocato contro di me qui a Indian Wells in finale e ha fatto tantissime smorzate e molti vincenti. Ma mi sono detto: “Ok, ha una smorzata straordinaria, quindi può farlo”. La settimana successiva ho vinto il torneo, quindi probabilmente tutti hanno visto quella finale e hanno iniziato a farmi smorzate. E io ho vinto il titolo. Ho pensato: “Va bene, continuate pure”.

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