Dopo la vittoria per 6-3 6-3 su Jiri Lehecka al Qatar ExxonMobil Open di Doha, in virtù della quale venerdì tornerà a giocare una semifinale che mancava dal torneo di Barcellona nell’aprile dell’anno scorso, Arthur Fils parla dell’infortunio e della forma già ritrovata, di Goran Ivanisevic arrivato nel suo angolo, della Francia con ottimi giocatori ma senza il fenomeno e del livello di Federer, Nadal, Djokovic e Murray.
D. Dopo alcuni mesi di infortuni è bello tornare e ritrovarsi già in semifinale. Che sensazioni hai? Quanto sei felice? Ti aspettavi di essere così competitivo così presto? E cosa pensi del prossimo match, forse contro Sinner?
ARTHUR FILS: Parto dalla prima domanda. Non pensavo di tornare a giocare così bene così rapidamente. Dopo un infortunio e sei-otto mesi di stop non sai davvero cosa aspettarti.
Sono molto soddisfatto di come sto giocando adesso. Non è ancora il mio miglior tennis, ma ci sto arrivando. Devo semplicemente lottare in ogni partita, giocare tanti punti, tanti game e set per ritrovare il ritmo e migliorare sempre di più. È bello vedere che sono già in semifinale dopo otto mesi fuori: è davvero positivo.
Per la seconda domanda, non so ancora contro chi giocherò. Se sarà Jannik, sarà una grande partita e un’ottima esperienza. Credo che ci siamo affrontati tre anni fa a Montpellier e ricordo che fu una battaglia durissima. Dopo otto mesi di stop, una partita del genere sarebbe molto importante.
D. Hai ingaggiato Goran Ivanišević, che è stato allenatore di un numero 1 del mondo. Questo mostra grandi ambizioni. Ti aspetti risultati simili? Come lo hai convinto a diventare il tuo coach e cosa ti ha già detto che non ti aspettavi?
ARTHUR FILS: Domanda lunga (ride). Conosce molto bene anche il mio altro allenatore, Ivan Cinkuš, quindi il contatto è stato facile. Ivan mi ha detto che Goran poteva aiutarmi, che ha grande esperienza e un po’ di tempo libero. Abbiamo parlato e deciso di provare. Per ora sta funzionando bene, anche se abbiamo iniziato da pochissimo: sono passati solo tre o quattro giorni. Ha visto soltanto due mie partite. Durante il match mi ha suggerito alcuni aggiustamenti tattici; li ho messi in pratica e hanno funzionato. È un buon inizio.
Sono ancora giovane e ho molta ambizione. Fin da piccolo volevo diventare uno dei migliori tennisti e vincere grandi titoli, magari anche degli Slam. Spero che possa aiutarmi. In campo, però, ci sono solo io: sono io a tenere la racchetta e a prendere le decisioni. Se può aiutarmi a evitare certi errori o a uscire più rapidamente da situazioni difficili, tanto meglio.
D. Sei rimasto fuori otto mesi per un grave infortunio in giovane età. Durante quel periodo ti è mai capitato di chiederti se saresti tornato o se avresti ritrovato il tuo livello? A Jiri, ad esempio, è bastato molto meno tempo.
ARTHUR FILS: Ho scoperto di essere molto forte mentalmente. In quegli otto mesi non mi sono mai chiesto se sarei tornato. Sono sicuro che tornerò al mio livello, anzi a un livello ancora più alto. Potrà volerci tempo: due mesi, sei mesi, un anno o due anni, non importa. So che tornerò. E già adesso sto migliorando sempre di più. Bisogna restare molto positivi. Se la mente è positiva e si ha fiducia nel percorso, in campo tutto diventa più facile. Quindi bisogna continuare a crederci senza mettere in dubbio il cammino.
D. Sei molto giovane, ma in passato la Francia ha avuto tanti ottimi giocatori senza arrivare al numero 1. Lo stesso è accaduto per molto tempo all’Italia. La struttura e i tecnici sono buoni, ma forse serve qualcosa in più. Il numero 1 nasce dal lavoro o è questione di destino?
ARTHUR FILS: Il tennis è uno sport durissimo. Negli ultimi vent’anni è stato dominato da Nadal, Federer, Djokovic, Murray e altri campioni straordinari. Per giocatori come Gaël Monfils, Jo-Wilfried Tsonga, Richard Gasquet o Gilles Simon — tutti grandissimi — non era affatto facile batterli. Se quei campioni giocassero ancora oggi, non so se qualcun altro sarebbe numero 1. La Francia ha sicuramente una buona scuola e molti ottimi giocatori. Forse non hanno avuto la fortuna di competere in un periodo diverso, ma cerchiamo di cambiare questa situazione.
D. Non eri ancora nato quando Yannick Noah vinse il Roland Garros. È stato anche l’ultimo francese con un gioco serve-and-volley. Cosa sai della storia del tennis francese? E su di te: pensi di dover migliorare tatticamente? A volte perdi partite che dovresti vincere, ad esempio contro Arnaldi, che ti ha battuto più volte.
ARTHUR FILS: (ride) Non manchiamo di rispetto: è un grandissimo giocatore, soprattutto per me. Il tennis è uno sport difficile e a volte perdi partite che pensavi di vincere. Il mio obiettivo è diventare più costante. Ne parliamo molto con il team: evitare troppi alti e bassi.
Credo sia la chiave per me, perché tutti sanno che posso giocare a un livello altissimo quando sto bene. Ma devo essere tra i migliori anche quando gioco male. Non è facile. Ho solo 21 anni e ho ancora molti anni davanti a me nel circuito. Spero di arrivarci. Devo migliorare la continuità e lavorare su tanti aspetti del gioco, per esempio le discese a rete e altri dettagli. Sto già giocando bene, ma ho ancora molto margine di miglioramento.
M.S.
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