ATP Doha: Alcaraz, che fatica! Supera Khachanov dopo una splendida partita

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ATP Doha: Alcaraz, che fatica! Supera Khachanov dopo una splendida partita

[1] C. Alcaraz b. [7] K. Khachanov 6-7(3) 6-4 6-4
Sotto i riflettori del Qatar ExxonMobil Open, il quarto di finale tra Carlos Alcaraz e Karen Khachanov non ha tradito le attese, trasformandosi in una maratona di nervi e potenza pura durata oltre due ore e mezza. Sul cemento di Doha, il numero 1 del seeding e del mondo ha dovuto fare i conti con una versione di Khachanov monumentale per almeno un set e mezzo: un muro di gomma capace di rispondere colpo su colpo alle accelerazioni dello spagnolo e di punirlo con una profondità asfissiante. In un match che ha vissuto di strappi emotivi e scambi brutali da fondo campo, Alcaraz ha saputo però attendere il suo momento, accettando la lotta nel fango prima di far valere la legge del più forte. È stata una partita a scacchi giocata a 200 chilometri orari, dove la capacità del murciano di variare il ritmo con la solita mano fatata ha finito per scardinare le certezze del gigante russo, regalando agli spettatori un’esibizione di tennis moderno ad altissima intensità. Alcaraz raggiunge così Rublev, campione in carica a Doha, nella sua 46esima semifinale nel circuito maggiore.

Primo Set: Alcaraz parte forte, poi è Khachanov a salire in cattedra

Khachanov distoglie lo sguardo infastidito: ha appena spedito un dritto inside out con lo spazio per la soluzione a rientrare completamente sguarnito. Alcaraz è rimasto sul posto e la pallina del russo gli viene inaspettatamente incontro; per lui il passante di rovescio del 15 pari nel secondo gioco del set è irrinunciabile. Karen sa bene che con il numero uno del mondo certe ingenuità vanno bandite e si riscatta presto con l’aiuto della battuta e di una cadenza robusta che beneficia di qualche errore del campione murciano.

Alcaraz è partito forte ma non è ancora costante nella sua azione; inoltre, in risposta il campione di Melbourne necessità di maggiore attenzione perché il russo nei primi tre turni al servizio serve con l’80% di frequenza la battuta principale e incamera il meritato 3-3 con un game di soli quattro punti.

L’atleta russo, confortato dall’aver superato qualche impaccio, si fa più intraprendente e nel settimo gioco scrive 15-40 grazie a un bellissimo passante di rovescio in cross; la faccenda merita da parte dell’asso di Spagna tutta l’attenzione possibile e lui non si nasconde, anzi tocca la riga di fondo con una fiondata di rovescio che Khachanov non può controllare. Carlos esce dalla buca e va a sedersi sul 4-3 ma il suo avversario è nel momento migliore.

Karen trova la formula per tenere il suo palleggio vicinissimo alla riga di fondo del rivale e domina gli scambi dell’ottavo gioco ma Alcaraz è strepitoso ora con la palla corta ora raccattando una pallina bassissima ad attirare il russo a rete. Qui Khachanov confessa la sua insipienza con due tocchi sciagurati che lo costringono addirittura a difendersi da una palla-break.

Il ragazzo di Mosca si toglie dagli imbarazzi con un ace quantomai opportuno e fa sua la posta mentre la qualità del tennis sale: Karen ha una palla-break sul 4-4 ma qui Alcaraz si trasfigura. Lo spagnolo annulla la minaccia chiudendo uno scambio spericolato con un rovescio lungolinea perfetto e in seguito, salvata con una spaccata a ritroso una risposta sulla linea di fondo del rivale, corre in avanti per raccogliere il dropshot e intercetta il lob che ne segue con la volée di rovescio.

L’indice si appoggia all’orecchio, l’artista reclama l’applauso e la folla non glielo nega ma questo non turba il tennista russo che scrive 5-5 con un game maiuscolo al termine del quale doma le ambizioni del numero uno del computer spegnendogli una palla-break, che è anche un setpoint, con un servizio vincente.

Il moscovita ha il merito e la colpa di evocare il meglio del suo avversario; Carlitos è ovunque per rinvenire palline ormai prossime al secondo rimbalzo e può scrivere il 6-5 solo rimanendo attaccato a ogni scambio, eppure questo non basta a evitare il tie-break. E qui Khachanov fugge sul 4-0 facendo… l’Alcaraz, raggiungendo cioè un approccio a rete del murciano e passando con un dritto incrociato impossibile. Carlos mette a segno qualche buona intuizione ma il russo è intoccabile e chiude al decimo punto: set bellissimo, match apertissimo.

(A cura di Danilo Gori)

Secondo Set: Khachanov non molla la presa, ma Alcaraz è più incisivo

Il secondo parziale si apre nel segno della continuità per Karen Khachanov, che continua a martellare da fondo con una profondità asfissiante, assicurandosi il primo game senza troppi sussulti. Alcaraz, però, capisce che è il momento di cambiare marcia e risponde immediatamente, ristabilendo la parità nel gioco successivo grazie a una maggiore mobilità laterale. Nel quarto game, lo spagnolo sprigiona tutta la sua potenza al servizio: il quarto ace di giornata è il sigillo che riporta il punteggio sul 2-2, dando l’impressione che l’inerzia stia lentamente cambiando. La spallata decisiva arriva nel quinto game, dove il murciano aumenta l’intensità dei colpi e l’incisività in risposta, strappando il servizio al russo per il primo break del match dopo un’ora e ventotto minuti di lotta: è il 3-2 che spacca il set. Khachanov non ci sta e nel sesto gioco prova a reagire issandosi sul 30-0 con risposte aggressive, ma il numero 1 del mondo non si scompone: rimonta lo svantaggio e chiude il game con una smorzata regale che manda in visibilio il pubblico di Doha.

Nonostante la pressione, il russo resta a galla grazie alla sua arma migliore, un servizio solido che gli permette di accorciare sul 4-3, ma la sensazione è che Alcaraz abbia ormai preso le misure. L’ottavo game diventa una vetrina per il talento cristallino dell’iberico: tra cinque ace complessivi e un drop-shot da cineteca, Alcaraz vola sul 5-3, mettendo definitivamente le mani sulla frazione. Il nono game è una vera e propria maratona, il più lungo dell’intero set, dove Khachanov mostra un orgoglio encomiabile annullando un set-point e tenendo il turno di battuta ai vantaggi. L’epilogo però è scritto: Alcaraz serve per il set con estrema lucidità e, grazie al sesto ace personale, sigilla il 6-4 che rimanda ogni discorso al terzo e decisivo parziale.

Terzo Set: Khachanov cala alla distanza, mentre Alcaraz è letale

Il terzo set si apre nel segno dell’equilibrio e della resistenza fisica, con entrambi i contendenti che superano la soglia delle tre ore di gioco. Karen Khachanov, nonostante la delusione per il parziale sfumato, approccia il set decisivo con estrema lucidità, affidandosi a un servizio che non lo tradisce e portandosi avanti 2-1 dopo i primi tre game. Tuttavia, l’inerzia del match è ormai cambiata: Alcaraz inizia a leggere con maggiore continuità le traiettorie del russo, alzando la percentuale di punti vinti in risposta (saranno 38 a fine match contro i 24 dell’avversario).

Il murciano trova il break decisivo nella fase centrale del set, dimostrando una freddezza glaciale nel convertire le occasioni (3/10 il dato complessivo dei break point) e volando sul 5-3. Con grande concretezza e una gestione dei turni di battuta impeccabile — supportata da un solido 70% di prime palle — lo spagnolo chiude la contesa sul 6-3, sigillando una rimonta faticosa ma meritata con il punteggio finale di 6(3)-7 6-4 6-3.

Le statistiche finali riflettono la crescita di Alcaraz col passare dei minuti: lo spagnolo ha chiuso con 8 ace a fronte di soli 2 doppi falli, ma è sulla resa della seconda palla che si è giocata la vera partita. Carlos ha infatti ottenuto un notevole 72% di punti vinti sulla seconda, contro il più modesto 58% di Khachanov, che ha sofferto l’aggressività dell’iberico non appena lo scambio si allungava. Nonostante un numero di punti totali vinti piuttosto vicino (105 a 97), la capacità di Alcaraz di annullare tutte e tre le palle break concesse ha fatto la differenza nei momenti di massima tensione. Ora, per il numero 1 del seeding, la strada verso il titolo parlerà ancora russo: in semifinale lo attende Andrey Rublev, testa di serie numero 5, in un match che promette altrettante scintille dal punto di vista dell’intensità agonistica.

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