È sempre più la numero 1 del mondo, Aryna Sabalenka. Lo certifica il ranking WTA, dove ha messo a debita distanza le inseguitrici. E lo ribadisce la Race. I circa 2000 punti di distacco su Iga Swiatek e la qualificazione ufficiale alle WTA Finals sono due indizi che fanno una prova.
Eppure in questo 2025 la sensazione era che qualcosa alla tigre di Minsk fosse mancato. Perché a volte i numeri non sono tutto. Certo, spiegano e giustificano il dominio sul circuito di Aryna, giocatrice approdata a una solidità e continuità di un certo peso. Su ogni superficie per di più.
Quest’anno, tuttavia, qualcosa di irrisolto c’era per lei. Quell’appuntamento con lo Slam solamente accarezzato, ma poi svanito malamente. Lo US Open rappresentava l’ultima chiamata stagionale per Sabalenka. Perché la necessità di un simbolo che legittimi lo status è più forte dei dati elaborati da un computer. Quello 0 nella casella dei Major annuali rischiava di rimanere, nella stagione di Sabalenka, una crepa sempre più netta, che si incrinava ad ogni torneo.
Sabalenka e i Major nel 2025: un incubo lungo tre Slam
Per qualcuno due finali e una semifinale Slam potrebbe dirsi un bottino ricco. Ma se sei la numero 1 del mondo forse ti senti in dovere di fare qualcosa di più, di portarteli a casa quei trofei, almeno uno, per dimostrare a tutti – e forse anche a te stessa – che il primato nel ranking affonda le radici nei tuoi risultati e non nei fallimenti delle altre.
All’Australian Open Sabalenka arrivava con il favore dei pronostici. Reduce da due successi consecutivi, a Melbourne Aryna sembrava inarrestabile. All’ultimo atto si è presentata con un solo set lasciato per strada durante tutta la competizione – quello concesso ad Anastasia Pavlyuchenkova ai quarti – e tanta fiducia per fare il tris. Ad impedirglielo è stata una meravigliosa Madison Keys, che ha messo la ciliegina sulla torta sul campo della Rod Laver Arena, dopo una cavalcata da sogno. La statunitense, che aveva vinto un solo precedente su cinque, nel primo set aveva messo alle corde Sabalenka, che non aveva potuto far altro che accettare di doversi lanciare nella rimonta per non abdicare. La reazione della Tigre di Minsk non si era fatta attendere molto, ma, quando il terzo set si era incanalato sulla strada del super tiebreak, era crollata sul più bello. Aryna aveva finito per arrendersi per 7-5 nel parziale decisivo.
Qualche mese dopo, sulla terra rossa del Roland Garros Sabalenka era pronta al riscatto. Pur non essendo la superficie dove si esprime al massimo delle sue potenzialità, ha ormai fatto pace con il mattone tritato, raggiungendo la prima finale dello Slam parigino. Dall’altra parte della rete Coco Gauff, che l’aveva già sconfitta nell’epilogo di un Major, allo US Open del 2023.
È stato proprio un incontro strano quello che ha decretato la campionessa dell’Open di Francia. Il vento fuori controllo faceva impazzire le palline sul Philippe Chatrier e le due protagoniste erano in completa balia delle tempeste emotive che un grande appuntamento scatena. Il percorso di Sabalenka era, fino a quel momento, filato liscio. Aveva eliminato senza perdere set avversarie insidiose come Amanda Anisimova e Qinwen Zheng, prendendosi la rivincita per la sconfitta infernale poche settimane prima a Roma. Poi la semifinale con Iga Swiatek, vinta 6-0 al terzo, aveva ridefinito Aryna come la favorita, come se non bastasse quell’1 davanti al nome. Gauff non stava vivendo la sua miglior stagione, qualcosa nel suo gioco non funzionava, come il servizio, ormai divenuto un fattore negativo per la 21enne di Atlanta. Gli ingredienti per riscattare l’Australian Open c’erano tutti. A cedere sono stati i nervi di Aryna. Dopo un primo set difficilmente giudicabile – caratterizzato da un infimo livello tennistico – in cui la bielorussa sembrava prima in totale controllo e pronta al dominio perentorio poi incapace di mettere la palla in campo, Coco si è insinuata nelle incrinature tattiche e mentali della sua avversaria. Altra batosta per la numero 1 del mondo.
Il tennis, però, corre veloce e non concede tempo per riprendersi o fare i conti con quel che è successo. L’horror vacui del calendario comporta che i giocatori e le giocatrici debbano farsi trovare pronti immediatamente. Quelle poche settimane che separano il Roland Garros da Wimbledon dovevano bastare per smaltire la delusione. Sabalenka è tornata in campo sull’erba con tanta determinazione e qualità. È venuta fuori da match impegnativi con la classe e la mentalità della campionessa. Sulla sua strada ha trovato avversarie come una ritrovata Emma Raducanu, Elise Mertens, futura campionessa ai Championships in doppio con Veronika Kudermetova, e la sorpresa Laura Siegemund, che a 37 anni ha sfiorato il colpaccio, dopo aver strappato il primo set.
A separare Aryna dalla quarta finale Slam consecutiva, c’era Amanda Anisimova. La statunitense, con il suo tennis a tratti devastante a tratti autodistruttivo, è uscita vincitrice al terzo set, dopo essere stata quasi rimontata.
Per cancellare il digiuno rimaneva solamente New York, dove Sabalenka era campionessa in carica. Superati pressoché agevolmente i primi turni e dopo aver beneficiato del forfait di Marketa Vondrousova ai quarti, in semifinale ha dovuto fare i conti con Jessica Pegula, nel remake della finale dell’anno passato. Nell’ennesimo match difficile da descrivere a parole, la numero 1 del mondo ha ricordato a tutti che non sono solo i titoli a fare la differenza, una campionessa la vedi dal coraggio e dal cinismo. E con soli quattro punti vinti in risposta nel terzo set si è guadagnata l’ultimo atto.
Ad attenderla ancora una volta Amanda Anisimova. Chissà cosa avrà pensato Aryna quando ha realizzato che nei precedenti Slam aveva sempre perso contro una giocatrice a stelle e strisce. Per questo match vi era un doppio copione possibile. Da una parte la redenzione. Dall’altra lo stadio finale della delusione. “Dimostrerò di aver imparato dalle sconfitte” aveva detto in conferenza stampa dopo la vittoria su Pegula. E così è stato. Ha domato in due set l’esuberanza irriverente di Anisimova – il cui tempo, se continuasse a giocare così e al contempo smussasse gli ultimi angoli, arriverà – e addio una volta per tutte a quello 0 nel computo degli Slam del 2025. Per la bielorussa si tratta del quarto Major in carriera, che la consacra una volta di più come la regina del cemento. Forse il 2026 sarà l’anno in cui la Tigre proverà la zampata su una superficie diversa, visto quanto vicino ci è già andata.
Sabalenka e le lezioni del 2025: le sconfitte che aiutano a crescere
Il titolo dello Slam era divenuto un tarlo nella testa di Sabalenka. Le delusioni hanno sicuramente lasciato scorie, il che ha determinato un’annata non così lineare per Aryna. La stagione era iniziata con il successo nel WTA 500 di Brisbane, il primo titolo dei quattro messi in bacheca fino ad ora. A fare seguito è stato un periodo di appannamento, inaugurato dalla sconfitta dell’Australian Open e culminato a Indian Wells, quando Mirra Andreeva le ha negato il titolo. Il riscatto è avvenuto subito, con il trionfo a Miami. Nello psichedelico 2025 di Aryna è arrivata poi un’ulteriore battuta d’arresto in finale, nello specifico a Stoccarda contro Jelena Ostapenko. A Madrid l’ultimo successo prima di quattro mesi solidi nei risultati, senza uscite anzitempo in nessuna competizione, ma avari di soddisfazioni.
Sabalenka ha dimostrato una grande crescita proprio nelle sconfitte. La capacità di resettare ogni delusione e provare subito a ridefinire le sue priorità. Subito dopo aver perso la finale del Roland Garros, è emersa tutta l’umanità di Aryna. Una conferenza stampa sgangherata, con qualche passo falso e forse anche un pizzico di sottovalutazione del successo di Coco Gauff, ha fatto storcere il naso. “Ho imparato quella lezione e non mi comporterò mai più in quel modo. Non è da me” ha detto poi, forse non riconoscendosi in quelle dichiarazioni.
I progressi sono arrivati prima fuori dal campo, con una sopraggiunta serenità che le ha permesso di dimenticare alla svelta le frustrazioni tennistiche.
Una numero 1 vera, che anche lontano dal rettangolo di gioco si prodiga per il tennis femminile, anche con qualche contenuto social. Un personaggio a 360 gradi che fa dell’autenticità il suo marchio di fabbrica. No, non poteva finire senza Slam il 2025 di Aryna Sabalenka.
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