Dopo le belligeranti dichiarazioni durante gli Internazionali BNL d’Italia, sembra che il gruppo di giocatori di vertice che da quasi un anno cerca di ottenere migliori condizioni economiche ai tornei dello Slam sia passato all’azione. O almeno così sembra che vogliano dare a intendere.
Ma facciamo un passo indietro per capire cosa sta succedendo.
Dalle parole…
Nel corso delle conferenze stampa pre-torneo del Masters 1000 romano, diversi giocatori tra cui i due n. 1 del mondo Aryna Sabalenka e Jannik Sinner avevano espresso la loro insoddisfazione per la decisione della Federazione Francese (FFT) di aumentare “soltanto” del 9,5% il montepremi del prossimo Roland Garros. In questo modo, la percentuale degli introiti dello Slam parigino destinata ai giocatori è scesa sotto il 15%, circa lo 0,7% in meno dello scorso anno, mentre i giocatori chiedono a gran voce che questa percentuale arrivi almeno al 22%.
“Gli Slam per ora non ci ascoltano. Si può pensare di boicottarli”, ha detto Jasmine Paolini. “Senza di noi non c’è nessun torneo, e il boicottaggio potrebbe essere l’unica arma a nostra disposizione”, ha ribadito Sabalenka. “È una questione di rispetto: è un anno che abbiamo fatto una domanda e non abbiamo ancora ricevuto una risposta. Siamo delusi,” ha affermato Jannik Sinner.
… ai fatti
Ma anche se il montepremi è “relativamente” basso, si tratta comunque di un assegno molto pesante, uno tra i più pesanti della stagione, e nessun giocatore può permettersi di rinunciarvi a cuor leggero, senza poi considerare gli effetti a cascata (sponsor, ingaggi, etc…) che una prestazione di valore a uno Slam può portare.
E allora la montagna ha partorito il topolino. O almeno così sembra, in superficie. Secondo quanto riportato dal quotidiano francese L’Equipe, la maggior parte dei giocatori ha previsto di interrompere la propria conferenza stampa pre-torneo dopo solamente quindici minuti e di non concedere alcuna altra intervista a nessuno.
Solitamente, durante il cosiddetto “Media Day” (che per il Roland Garros avrà luogo venerdì 23), i giocatori di punta tengono una conferenza stampa con i giornalisti della carta stampata (conferenza che ben difficilmente arriva a durare 15 minuti, in ogni caso), e poi si sottopongono a una serie, anche piuttosto lunga, di interviste individuali con le televisioni titolari dei diritti, oltre a svolgere attività promozionali per il torneo (partecipare alla creazione di materiali per il sito o per i social).
Venerdì prossimo, quindi, niente di tutto questo. Solo 15 minuti di conferenza stampa tutti insieme, anche i rappresentanti delle televisioni che hanno versato milioni di euro nelle casse della FFT per poter avere i diritti del torneo.
Riunione d’emergenza
“Ci rammarichiamo per questa decisione dei giocatori, che penalizza tutte le parti coinvolte nel torneo: i media, le emittenti televisive, le squadre della federazione e l’intera famiglia del tennis”. Questo ha fatto sapere la direzione del Roland Garros attraverso una nota in risposta alla minacciata protesta da parte dei giocatori.
Potrebbe essere solo il primo di tanti atti dimostrativi messi in atto dai giocatori che vogliono essere ascoltati. E sembra che almeno questo risultato sia stato ottenuto: venerdì pomeriggio la FFT incontrerà un numero di agenti dei giocatori. Per ora non è dato sapere quale saranno gli argomenti discussi.
La montagna e il topolino… o forse no?
Ovviamente ciò che è stato minacciato da parte dai tennisti non è nemmeno lontanamente paragonabile a un boicottaggio. In fin dei conti il “Media Day” è soltanto un’appendice piuttosto modesta del torneo, senza alcun impatto sulla parte agonistica. Ma con un impatto non proprio trascurabile per le televisioni, che pagano fior di quattrini non solo per trasmettere le partite ma anche per avere accesso ai protagonisti Non è un volo pindarico ipotizzare che l’impossibilità di avere i giocatori ai loro microfoni possa costituire una violazione contrattuale da parte del torneo, con relative penali da pagare.
I giocatori stanno cercando di capire quali armi hanno a loro disposizione per poter fare pressione sui tornei, e forse sono sulla strada giusta. Durante l’ultimo episodio del podcast Served, condotto da Andy Roddick con la partecipazione del giornalista americano Jon Wertheim, l’ex n. 1 del mondo ha parlato anche di questo: “I tornei dello Slam hanno aumentato i loro introiti anno dopo anno con tante iniziative che richiedono la partecipazione dei giocatori: le giornate di gara sono passate da 14 a 15, prima a Parigi e poi anche in altri Slam, poi lo US Open ha inserito il nuovo formato di doppio misto. Quello che i giocatori vogliono è una parte dei profitti quando queste iniziative richiedono un aumento del loro impegno”. Wertheim ha rilanciato: “I giocatori possono rifiutarsi di posare per le foto promozionali del torneo, possono rifiutarsi di andare al desk della ESPN che paga 120 milioni di dollari l’anno allo US Open”.
La sensazione è che la partita sia appena iniziata. Vediamo chi farà il primo break.
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