Sinner: “Mi danno del robot? Non è dispregiativo. Clostebol, ho pagato per un errore non mio”

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Sinner: “Mi danno del robot? Non è dispregiativo. Clostebol, ho pagato per un errore non mio”

Jannik Sinner è reduce dal suo 5° Masters 1000 consecutivo in stagione (il 6° di fila se si considera il Rolex Paris Masters 2025) e si appresta a presentarsi ai nastri di partenza del Roland Garros 2026 come il principale favorito. Il n. 1 del ranking ATP è ben saldo, anche a fronte dell’annuncio di Carlos Alcaraz di volersi prendere il tempo per recuperare dall’infortunio al polso fino al termine dello swing sull’erba. A questo punto, per l’altoatesino, la sfida sarà quella di confermare il pronostico sia a Parigi che a Wimbledon 2026 provando dunque a fare doppietta nei prossimi due Slam.

Intanto, in attesa di ascoltare le sue sensazioni durante il media day del Roland Garros 2026, sulle colonne del quotidiano ‘L’Équipe’ è stata pubblicata un’intervista, realizzata per la verità dopo il successo al Rolex Montecarlo Masters 2026 in finale contro Carlos Alcaraz. Una chiacchierata interessante, che prevede anche degli inframezzi da parte del collega Riccardo Crivelli, giornalista de ‘La Gazzetta dello Sport’, e di Francesca Schiavone, attuale allenatrice di Lilli Tagger, con cui Jannik Sinner condivide lo stesso agente (Alex Vittur). Tutto parte dalla definizione che negli ultimi mesi gli è stata affibbiata di robot.

Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni, ma questo perché sono molto concentrato su ciò che devo fare. È solo che cerco di non darlo a vedere ai miei avversari. Robot? Non trovo il termine dispregiativo. È così che lavoro. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto, e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È così, ed è per questo che mi alleno. Per essere il più preparato possibile per i momenti importanti di una partita”.

Realizzata a Montecarlo, l’intervista non poteva che virare sulla decisione da parte di Jannik Sinner di vivere nel Principato di Monaco e di avere lì la residenza: Ho scelto Montecarlo per la pace e la tranquillità che trovo qui: posso andare al ristorante o fare shopping senza che nessuno mi noti, ed è esattamente ciò di cui ho bisogno. Devo anche dire che le strutture – campi da tennis, palestre – sono perfette. Certo, mi manca la mia famiglia. I miei nonni stanno invecchiando e mi piacerebbe poterli andare a trovare più spesso. Ma se fossi rimasto a casa ad allenarmi, non sarei stato nelle condizioni ottimali per diventare il miglior giocatore che potevo essere“.

Il successo al Rolex Montecarlo Masters 2026, per altro, segnò il passaggio di consegne tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner al n. 1 del mondo. Uno status che, a detta dell’altoatesino, non è tutto rose e fiori. E anzi, richiede un prezzo da pagare nella vita di tutti i giorni: Essere uno dei migliori giocatori al mondo ha un prezzo. Non ho né il desiderio né il bisogno di vantarmi, né fuori dal campo né altrove. Sono contento di quello che ho, felice soprattutto di essere in salute. La vita che ho scelto richiede sacrifici, ma è anche una questione di equilibrio.

Infine la chiosa sul caso Clostebol, che lo ha costretto a rimanere lontano dai campi per tre mesi a causa della sospensione concordata. Un periodo duro e complicato per Jannik Sinner, che ha pagato per uno sbaglio non suo: Non direi che mi abbia necessariamente cambiato. Ma mi ha fatto capire un paio di cose. È stato un periodo difficile da superare perché ho dovuto pagare il prezzo di un errore che non era mio. La cosa più difficile sono stati i mesi che hanno preceduto la mia sospensione. Perché non potevo parlarne con nessuno. In campo sembravo molto triste, e lo ero: non mi sentivo libero. Ma credo che nulla accada per caso”. 

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