Diario dal Foro, giorno 5: a Roma le sorprese diventano regola. Sinner guida sette italiani al terzo turno!

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Diario dal Foro, giorno 5: a Roma le sorprese diventano regola. Sinner guida sette italiani al terzo turno!

Un sabato caldo, a tratti caldissimo nel primo pomeriggio, con una sollevante frescura serale in quel di Roma. Ma anche un sabato ricchissimo, di grande tennis e belle storie. Soprattutto di sorprese, imprevedibili in alcuni casi, quasi attese in altri. E già questo basterebbe in effetti a renderle meno sorprese. A non sorprendere è il Foro Italico, che come ogni anno conferma un primo sabato di affluenza incredibile, un flusso continuo lungo tutto il Viale. Con scene da folle acclamanti una rockstar non appena Sinner si è affacciato sul ponte che collega il Centrale alla zona giocatori.

Paolini, le “Idi di maggio” per la regina di Roma

Ricordo il giorno in cui per la prima volta Jasmine Paolini entrò tra le prime 10 giocatrici del mondo. Mercoledì 5 giugno 2024, sembra passata una vita da quella bella vittoria su Rybakina al Roland Garros che le aprì le porte dell’élite del tennis. Da allora, non era mai uscita. Lo farà lunedì 19 maggio 2026, quando perderà i punti ottenuti con il successo al Masters 1000 di Roma nel 2025. Una bella picconata alla sua classifica, visto che ha perso al terzo turno dell’edizione di quest’anno, anche con tre match point sprecati. Elise Mertens, che ci fosse un premio per vicinanza e sfioro della top 20 lo vincerebbe a mani basse, le ha rifilato un bel tiro mancino.

Ha fatto la differenza con la solidità, soprattutto con il rovescio. Nonostante una mobilità decisamente da rivedere per una giocatrice di questo livello. Ma al netto dei meriti, o dei limiti, della belga, va tenuta bene a mente la situazione di Paolini. Che in realtà in conferenza stampa, dopo la sconfitta, non è apparsa eccessivamente negativa. “Non ho giocato così male, questo è il mio livello al momento”, le sue parole con estrema semplicità. Rappresentano un periodo non semplice in ogni caso. Tennisticamente non sembra essere neanche così distante, a pesare di più è la situazione mentale: una difficoltà nel vincere partite che solitamente chiudeva.

E adesso? Ci sarà da fare un esame di coscienza, capire dove focalizzare il lavoro. Soprattutto da un punto di vista mentale, in termini di capacità di reggere la pressione e alzare il tiro del proprio gioco nei punti decisivi. Quello che l’ha in fondo contraddistinta ultimamente. A 30 anni ha ancora delle cartucce da sparare, quello è indubbio. Ora la strada si farà in salita, con la discesa nel ranking affronterà ancora prima le teste di serie importanti nei grandi tornei. Chissà che partire un po’ indietro, senza eccessivi favori del pronostico, non possa finire per riportarle serenità, alleggerendo la testa quando entra in campo. In fondo non è mai troppo tardi.

Pellegrino e Cirstea come Benjamin Button

Il trucco è aggiungere vita agli anni che passano, e non anni alla vita. Benjamin Button nacque vecchio per morie giovane. Sorana Cirstea, 36 anni, e Andrea Pellegrino, 29 anni, stanno vivendo un simile strano caso. La romena a fine anno si ritirerà, o quantomeno queste sono le sue intenzioni. Intanto ha battuto per la prima volta una n.1 al mondo, sconfiggendo Aryna Sabalenka. È la quinta più anziana di sempre, la più anziana in assoluto sulla terra rossa. Sfruttando una giornata no della bielorussa (che non ha neanche officiato la conferenza stampa post match) e dimostrando che non è mai troppo tardi per cambiare vita.

Andrea invece ricorda quasi la storia di Napolitano di due anni fa. Quando Stefano fu l’ultimo italiano rimasto agli Internazionali d’Italia. Quest’anno a Roma ne avremo sette al terzo turno (Sinner, Musetti, Cobolli, Darderi, Bellucci, Arnaldi e Pellegrino) un caso storico, emblema di un movimento clamorosamente in buona salute. Pellegrino è stato l’ultimo a qualificarsi, sì sfruttando il ritiro di Fils ma ricevendo un giusto premio in seguito a una grande annata. In più passando le qualificazioni, battendo a sorpresa Landaluce e i soliti scommettitori. Con un entusiasmo non scontato: “Mi mettevo più pressione da giovane, ora non devo dimostrare nulla a nessuno. Vado in campo per divertirmi”. Affronterà Tiafoe, non parte battuto. In palio? Un ottavo contro (con ogni probabilità) Jannik Sinner.

Roma e Sinner: nuovo imperatore?

C’è una cosa che in questi giorni mi ha tolto di più il fiato rispetto ad altre: l’attesa spasmodica per Jannik Sinner (“non posso più frequentare luoghi pubblici”, ha sorriso in conferenza). Non che sia una novità, ma è incredibile quanto il pubblico del Foro, apparentemente tutta Roma, non veda l’ora di poter osservare l’azzurro. Passeggiando sul ponte che collega il Centrale all’area giocatori, la folla si stendeva per metri, tutti con lo sguardo in su. Passeggiandoci con i colleghi si scherzava (“eccoci”, “tutti qui per noi”) ma a mente fredda l’effetto Sinner è incredibile.

Jannik sta unendo l’Italia, avvalendosi di un successo, di una fama, che va ben oltre le semplici imprese sportive. Vedere centinaia di cartelli arancioni, con i disegni delle carote, con dediche per il n.1 al mondo, quasi emoziona. Specie pensando da dove è partito il tennis italiano, e dove ora si sta arrampicando. Un ragazzo timido, semplice, dalla Val Pusteria, attira su di sé gli occhi e l’amore di un intero Paese. E, quando Sinner è passato effettivamente sul ponte per il suo match, il boato sembrava quasi provenire dallo Stadio Olimpico. Paragonabile alle reazioni del pubblico durante Medjedovic-Fonseca, match tesissimo e ricco di emozioni sulla SuperTennis Arena. Concluso con l’eloquente gesto del serbo ai tifosi brasiliani, invitandoli ad andare a nanna. Non giocherà come Djokovic, ma di carattere di certo non difetta.

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