Nei Challenger una settimana azzurro pallido

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Nei Challenger una settimana azzurro pallido

Il Challenger di Francavilla al Mare è un torneo cui siamo particolarmente affezionati, per tanti motivi, non ultimo il fatto che nel 2023 presenziammo di persona avendo così modo di apprezzare sia il circolo che l’organizzazione, in capo a Gianluigi Quinzi, che si dimostrò molto efficiente. Quest’anno il torneo, giunto all’edizione numero otto, è sicuramente il più importante della settimana (categoria 75), anche se non il più ricco perché il Wuxi Open lo supera di poco. Solo che la Cina è lontana e così molti giocatori hanno preferito fare tappa sulla riviera abruzzese.

Detto questo è ovvio che anche a Francavilla si sia sofferta la concorrenza delle qualificazioni del Master 1000 romano, che, attirando a sé tutti i migliori giocatori di categoria, ha ridotto a sole quattro le presenze degli italiani in tabellone di cui due (Rapagnetta e Guerrieri) provenienti dalle qualificazioni. E tutti sono usciti al primo turno, senza particolare gloria e con neanche un set all’attivo. Fuori Daniele Rapagnetta e Andrea Guerrieri, di cui si diceva, eliminati rispettivamente da Max Schoenhaus (n.472) e dal cinese di Taipei Chun-Hsin Tseng (n.169), e fuori anche Federico Arnaboldi che subisce un secco 6-1 6-1 dal britannico Jay Clarke (n.207), aggiungendo un’altra prestazione opaca ad una stagione che al momento va definita assai deludente.

Le dolenti note si chiudono con Gabriele Piraino, che contro il qualificato Martin Krumich (n.310) non va oltre un’appena onorevole sconfitta col punteggio di 6-4 6-4. Strana parabola quella del tennista siciliano, da sempre considerato da tutti, noi compresi, una grande promessa e che oggi, a 22 anni compiuti, è ancora nella fase di un incerto decollo. Nel 2025 con le sue 4 vittorie ITF sembrava pronto a spiccare il salto, ma adesso è rimbalzato indietro ed è ancora al n.425 ATP.

Seguiamo sempre con interesse le trasferte del siciliano Matteo Covato che pare affezionato ai tornei africani, in questo caso il Challenger 50 di Brazzaville nella Repubblica del Congo. Non abbiamo ancora capito se sia merito di entry list generalmente molto amichevoli o se centri qualcosa il tanto decantato mal d’Africa da cui evidentemente Matteo è affetto. Comunque sia i 203 cm dell’azzurro non hanno lasciato scampo a Jody Maginley, 30enne di Antigua, che, con la sua classifica molto lontana dai 1000, ha fatto il possibile prima di arrendersi col punteggio di 6-3 7-6(3). Purtroppo il torneo dell’azzurro si è chiuso al turno successivo quando ha subito una dura lezione (6-1 6-1) dal non irresistibile spagnolo Ivan Marrero Curbelo (n.481).

Ci sia infine consentita una breve postilla per il 17enne brasiliano Guto Miguel, originario di Goiania, capitale dello Stato del Goias, a 200 km da Brasilia. Il nome per esteso sarebbe Luis Augusto Queiroz Miguel, ma per fortuna i brasiliani hanno la buona abitudine di abbreviare i nomi. Fino a pochi mesi fa Guto giocava ancora nel circuito giovanile e in gennaio vinse il J300 di Traralgon, per poi essere eliminato nei quarti dell’Australian Open dal futuro vincitore Ziga Sesko.

Ha già in bacheca due titoli Challenger in doppio e adesso comincia ad ottenere qualche buon risultato anche in singolo. Per carità, niente per cui stare svegli la notte, ma i quarti di finale conquistati al Challenger 50 di Santos (terra battuta) hanno messo in evidenza il bel talento del ragazzo, dotato di due colpi di inizio gioco (servizio e diritto) di tutto rispetto. E’ quello che devono aver pensato anche il 34enne Wilson Leite (già n.341) che nel primo turno è stato spazzato via 6-3 6-1 e l’argentino Juan Manuel La Serna (n.367), che non ha fatto miglior figura (6-4 6-2). Se aggiungiamo che un paio di mesi fa a Brasilia aveva battuto Juan Pablo Ficovich 7-6 7-5, capiamo bene come il ragazzo vada seguito con attenzione. Già il match di oggi (tarda serata italiana) contro l’argentino Lorenzo Joaquin Rodriguez (n.462) ci dirà qualcosa in più.

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