Rune e l’ammirazione per Nadal, Federer e Djokovic: “Continuo a rimanere impressionato dai loro match”

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Rune e l’ammirazione per Nadal, Federer e Djokovic: “Continuo a rimanere impressionato dai loro match”

Era il 18 ottobre. Holger Rune si rompeva il tendine d’Achille all’ATP 250 di Stoccolma e scompariva temporaneamente dal tennis professionistico. Da quel terribile episodio sono ormai trascorsi più di sei mesi. Ora, il 23enne danese è pronto a tornare. Il rientro in campo è previsto per il 500 di Amburgo, in programma dal 17 al 23 maggio. Poi, sarà già il momento del Roland Garros, l’appuntamento stagionale più impegnativo in assoluto, dato il formato delle partite (tre set su cinque) e la superficie (terra rossa).

Rune: “Quando giocavo a calcio ad alcuni ragazzi non importava. Per me era difficile da accettare”

Prima di mettere di nuovo il piede in un rettangolo da gioco per un incontro ufficiale, Rune ha rilasciato una bella intervista a The Free Press Journal, che ripercorre le tappe più importanti del suo percorso nel mondo del tennis, iniziato più di quindici anni fa. “Mia sorella ha iniziato a giocare a tennis con alcuni compagni di scuola. Andavo spesso al circolo a guardarla giocare e mi sarebbe piaciuto tantissimo provare”, ha rivelato il danese. “Ma al circolo non era permesso iscriversi prima di aver compiuto sei anni. All’epoca ne avevo cinque. Così, inizialmente ho giocato a calcio nello stesso circolo”.

Presto, però, Holger si è reso conto che gli sport di squadra non fanno per lui. “Nel calcio è la squadra che vince o perde. Nel tennis sei solo tu. Mi piaceva molto il fatto che, se ci avessi messo tutta la mia energia, avrei avuto ottime possibilità di vincere. Nel calcio non era così: anche se facevo del mio meglio, magari ad altri ragazzi della squadra non importava altrettanto. Questo lo trovavo davvero difficile da accettare, perché ho sempre voluto vincere.

Senza il supporto della famiglia, specialmente di mamma Aneke che lo segue ovunque vada, Rune non sarebbe diventato il numero 4 del mondo. Se non avesse avuto i consigli della madre, infatti, Holger avrebbe senz’altro faticato di più nel posizionare la bandierina danese nelle vette del tennis internazionale a livello maschile. Sono stato davvero fortunato ad avere una sorella e dei genitori che hanno sempre sostenuto con grande entusiasmo la mia passione per il tennis. Perché per loro non deve essere stato sempre facile. So che i miei genitori ci hanno dedicato molto tempo ed energie. In Danimarca siamo davvero bravi nella pallamano, nel badminton e nel nuoto. Per quanto riguarda il tennis, avevamo Caroline Wozniacki, ma nel tennis maschile non era molto comune eccellere. Onestamente, nessuno sapeva bene cosa fare. In quel periodo mi è stata presentata la Mouratoglou Academy. È stato davvero interessante per me andare lì, allenarmi con tutti i professionisti e stare a stretto contatto con loro”.

Rune: “All’inizio tifavo Nadal. Poi sono passato a Federer e infine a Djokovic”

Se fuori dal campo Holger è un ragazzo tranquillo, spesso invece dentro al rettangolo di gioco le emozioni fuoriescono da ogni suo poro. “Sono così quando gioco. Fuori dal campo sono super rilassato. Ma in campo voglio vincere e lotto con tutte le mie forze, senza trattenere le emozioni. Penso che sia importante non trattenersi troppo: bisogna essere fedeli alla propria natura. È anche questo che rende interessante il tennis: il fatto che abbiamo tutti caratteri diversi. Non si guarda solo la palla, si osserva anche il giocatore. Nadal è un esempio lampante di quanto conti la personalità.

Molte persone negli anni hanno attribuito a Rune l’appellativo di Bad Boy, o quantomeno di giocatore fumantino. Ma in realtà la natura di Holger è ben diversa da quello che ci si può aspettare. Mi sorprende spesso sentire che la gente si stupisce di quanto io sia rilassato. È come se pensassero che io sia sempre al massimo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Di solito do il massimo quando gioco una partita o mi alleno. Quando sono fuori dal campo, invece, sono davvero tranquillo e con i piedi per terra. Sono danese. Noi non corriamo sui muri tutto il tempo, né ci mettiamo a lanciare diamanti e ostriche a destra e a manca. Teniamo i piedi per terra”.

Allo stesso tempo, però, sognare non costa nulla. Da piccolo Holger, speranzoso di riuscire a diventare un giorno un tennista professionista, ha osservato con ammirazione le gesta dei Big Three. Uno per uno li ha idolatrati tutti e tre nel corso degli anni. E tutt’ora per lui sono una grande fonte di ispirazione. All’inizio tifavo per Rafael Nadal, poi sono passato a Roger Federer e in seguito è arrivato Novak Djokovic. Questi tre giocatori sono ancora una grande fonte di ispirazione per me. Guardo spesso le loro partite e continuo a rimanere impressionato. Sono così diversi tra loro. Da ognuno si può imparare tantissimo”.

Rune: “Ho visto svanire la mia vita all’improvviso”

Nonostante sia un ragazzo molto ambizioso, l’infortunio subito lo scorso autunno è stato un imprevisto difficile da digerire per Rune, che nei primi mesi di recupero ha vissuto momenti bui. “Sono giovane. Non potete immaginare come ci si senta a non riuscire più a camminare da un momento all’altro. Che si stia praticando o meno uno sport, è terribile. A dicembre non riuscivo a camminare. Non potevo appoggiare per niente il peso sulla gamba. Una cosa è la parte fisica, un’altra è vedere tutta la tua vita svanire all’improvviso. E io amo la mia vita. Non è qualcosa che augureresti nemmeno al tuo peggior nemico. Gli infortuni a questi livelli sono terribili. Non c’è molto da dire. Sono sicuro di aver imparato molto e ho sentito quanto mi mancasse il tennis”.

Anche perché, dolore a parte, l’incidente non ha consentito al danese di prendere parte alle competizioni. Qui, di nuovo, il ruolo della famiglia è stato di vitale importanza. “Sono fortunato. Ho una famiglia fantastica che mi ha sostenuto ogni singolo giorno. Mi hanno sempre incoraggiato e mi hanno trasmesso positività. Non mi sono mai sentito davvero giù di morale. Ma mi mancano tantissimo le competizioni. Non avrei mai immaginato che questa parte mi sarebbe mancata così tanto.

Se molti giocatori a seguito di un infortunio simile si sarebbero scoraggiati, Rune non ha mai avuto dubbi su ciò che vuole continuare a fare nella vita. “È molto semplice, adoro il tennis. Adoro colpire la palla. Adoro competere. Adoro tutto ciò che ruota attorno al tennis.

Rune: “Un consiglio ai giovani? Credere nei propri sogni e non aspettare che gli altri li capiscano”

Le rivalità hanno un ruolo primario nel raccontare uno sport come il tennis. Secondo Rune, però, molto spesso alcuni antagonismi vengono alimentati dai media, desiderosi di narrazioni. Credo che siano soprattutto i media a volere queste rivalità. La realtà è che siamo tutti buoni amici: condividiamo lo stesso spogliatoio e ci alleniamo insieme. Non è come nella boxe, dove si percepisce quasi una guerra in corso ancora prima di salire sul ring. Penso che in passato nel tennis non fosse così. Oggi siamo molto aperti su tutto: infortuni, benessere mentale, qualsiasi cosa. E ci sosteniamo a vicenda. Ma è una questione di equilibrio; vogliamo comunque una lotta spietata in campo. Non vogliamo vedere partite in cui l’avversario applaude ogni volta che subisce un vincente o in cui ci sono troppi abbracci”.

Il tennis, d’altronde, è una disciplina dura. Di per sé non è uno sport di contatto, ma ciò che si prova in campo molte volte supera persino quella barriera della fisicità e della competitività faccia a faccia. Proprio per questo Holger ha voluto dare un consiglio a tutti i giovani che sperano un giorno di riuscire a fare del tennis il loro lavoro. Credi nei tuoi sogni. Non aspettare che gli altri li capiscano. È il tuo sogno, non il loro. Sei tu che devi impegnarti per realizzarlo. Non cercare scuse lungo il percorso, perché potresti trovarne in abbondanza. È un percorso difficile, quindi ricordati di ridere e di divertirti in campo. E mettici tutta la passione.

Rune: “Vorrei essere ricordato come il primo danese capace di vincere tutti gli Slam”

Infine, Holger ha fatto sapere l’eredità che vuole lasciare nel suo Paese, la Danimarca, il giorno in cui si ritirerà. In Danimarca speravo di riportare alla ribalta il tennis maschile, che stava un po’ morendo rispetto al calcio e alla pallamano. Credo di esserci già riuscito, aumentando l’interesse per questo sport. Ora ci sono più bambini che giocano, è fantastico. In Danimarca abbiamo i tifosi migliori, quindi sono felice che ora guardino anche il tennis. Se osservo al futuro, spero di regalare alle persone una grande esperienza quando gioco. Voglio che le persone provino le stesse emozioni guardandomi giocare di quando guardano un bel film. Possiamo piangere, possiamo scatenarci, possiamo vincere insieme. Non solo guardare la palla, ma vivere insieme un’esperienza emotiva completa. Questo richiede una grande presenza emotiva da parte mia in campo. Nadal era un maestro in questo.

“Non è facile da spiegare, ma lo scenario perfetto sarebbe che chiunque stia guardando provi le mie stesse emozioni, come se vivessimo questa avventura insieme. E dopo la partita si è completamente euforici, sia come giocatore che come spettatore. È come portare vera gioia umana in un mondo che sta diventando sempre più robotico. Già adesso gran parte del tennis è basato su tattiche e sviluppo guidati dai dati. L’unica cosa originale è la personalità, ciò che portiamo in campo e la quantità di emozioni che condividiamo con le persone che guardano. Quindi, oltre ad essere ricordato come il primo danese a vincere tutti i tornei dello Slam, questo è nella mia lista dei desideri. Non credo che avvicineremo le persone mettendo telecamere in bagno, ma dando più di noi stessi come giocatori quando siamo in campo”.

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