Guardando il tabellone femminile del Mutua Madrid Open c’è una partita che cattura l’occhio con più insistenza e suggestione di altre: Karolina Pliskova sfida Anastasia Potapova per un posto in semifinale.
Rivedere una ex numero 1 del mondo come la ceca in un quarto di finale ‘1000’ proietta a qualche stagione fa, quando le protagoniste del circuito WTA avevano volti differenti. La terra della Caja Mágica sa di rinascita per Pliskova, che, dopo aver temuto di dover salutare il tennis da lontano, è tornata per scrivere un nuovo capitolo della propria carriera. Che forse sarà l’ultimo. Ma almeno porterà la firma originale.
La primavera di Karolina Pliskova: il ritorno discreto della ex numero 1
I pollini che invadono i campi dell’impianto madrileno sono uno degli indicatori principali dell’ormai incalzare della primavera. Le giornate si allungano e i colori tornano a dipingere il mondo.
Queste poche righe potrebbero essere una metafora del momento di Karolina Pliskova.
Un infortunio alla caviglia allo US Open 2024, il cui recupero ha richiesto un particolare sforzo, l’ha tenuta ferma ai box per quasi un anno. Tra incertezze e intoppi – al primo intervento chirurgico ne è seguito uno ulteriore, oltre a vari problemini sorti durante la preparazione atletica in vista di ricalcare il terreno di gioco – una nebbia di dubbi ha circondato il futuro della ceca.
Con la solita discrezione che la caratterizza, la 34enne di Louny non ha dispensato aggiornamenti quotidiani, riducendo al minimo le comunicazioni via social. Mesi dedicati alla riabilitazione e a qualche riflessione che inevitabilmente avrà fatto capolino nella testa di Pliskova. Perché l’età avanza e il tennis non attende nessuno.
Tuttavia, le carriere sono come le giornate delle belle stagioni: vanno allungandosi sempre di più.
Allora Karolina si è rimessa in gioco, ripartendo praticamente da zero.
Un paio di tornei a fine 2025 hanno fatto da apripista per il ritorno a tempo pieno sul circuito maggiore, grazie alla possibilità di usufruire del ranking protetto.
Prima tappa Melbourne. Pliskova sceglie un grande palcoscenico per la prima apparizione dopo mesi. Lei che dell’Australian Open è stata semifinalista nel 2019, quando si è arresa in tre set alla futura campionessa Naomi Osaka.
La ceca non pare avere gli ingranaggi arrugginiti. Al debutto supera in due set una vincitrice Slam come Sloane Stephens, anche lei nel bel mezzo di un circolo vizioso tra sconfitte, infortuni e un tempo ormai andato. Poi regola con un doppio 6-4 Janice Tjen, classe 2002. I dieci anni di differenza non turbano la stabilità di una giocatrice misurata. La sua corsa si ferma contro la detentrice del titolo Madison Keys, in un match in cui il servizio di Pliskova non sostiene la volontà di prolungare la permanenza sulla Rod Laver Arena.
Il 2026 della ex numero 1 del mondo prosegue con il WTA 250 di Cluj-Napoca, dove non va oltre il primo turno. Molto meglio va, a livello di risultati, la sortita sul cemento di Doha, come se i grandi appuntamenti accendessero il sacro fuoco agonistico dentro di lei. Eliminata Solana Sierra, il ritiro di Amanda Anisimova le regala il terzo turno, dove purtroppo è a sua volta costretta ad alzare bandiera bianca a causa di un problema al ginocchio contro la connazionale Karolina Muchova.
Un risultato rimasto a metà che ben presto lascia spazio ai quarti di finale di Linz, con tanto di successo su una top 15, Ekaterina Alexandrova. A fermarla è Donna Vekic, un’avversaria che sta provando a sua volta il rilancio.
La vista sulla semifinale di Madrid
Saltato il Sunshine Double, è il momento per Pliskova di testarsi anche sulla terra, superficie che storicamente meno si addice alle sue caratteristiche, pur ricordando che Karolina si è laureata regina di Roma nel 2019 e al Roland Garros del 2017 solo Simona Halep le ha negato la finale.
Entrata in tabellone principale grazie al ranking protetto, la ceca impressiona per la tenuta fisica. È pur vero che i ‘1000’ spalmati su due settimane consentono tempi di recupero dilatati rispetto ai ritmi serrati dei tornei da sette giorni. Pliskova, però, sta gradualmente riassaporando la competizione dopo una lunga inattività. Quindi, il fatto che la 34enne prevalga alla distanza può rappresentare una sorpresa.
Dopo quattro anni di assenza, alla numero 197 WTA è riservato il privilegio di debuttare sul Manolo Santana. Impostasi su Sinja Kraus in rimonta, contro Maria Sakkari certifica di poter ambire alla scalata del ranking.
Tuttavia, la vera svolta coincide con il successo su Elise Mertens. Due ore e mezzo di alta intensità, in cui Karolina si trova a dover recuperare un break nel set decisivo. È poi il quarto tiebreak su quattro conquistato in stagione a consegnarle gli ottavi di finale, dove Solana Sierra non può nulla.
Mercoledì 29 aprile, Pliskova scenderà in campo per guadagnarsi l’accesso alla semifinale. Dall’altra parte della rete non ci sarà come da pronostico Elena Rybakina, che ha ceduto il passo a Anastasia Potapova. La giocatrice naturalizzata austriaca è in un momento di furore agonistico. Ha fatto fruttare al meglio il regalo della Dea Bendata che le ha donato l’accesso al torneo come lucky loser, come suggerisce la vittoria sulla numero 2 del mondo.
Comunque vada il match contro la numero 56 del mondo, Pliskova ha già ottenuto il secondo migliori risultato di sempre sulla terra di Madrid. L’opportunità di bissare la semifinale del 2018 è preziosa.
Molto dipenderà da quante energie sono rimaste alla ceca dopo la cavalcata che l’ha portata fino alle migliori otto della competizione.
Inoltre, limitare i doppi falli sarebbe un passo avanti. 26 sono i doppi errori in battuta in quattro partite. Veramente tanti, in particolare se rapportati agli ace messi a segno, che sono l’esatta metà.
Pliskova: “Non ho rimpianti per quanto non ho saputo fare”
17 titoli WTA in singolare e otto settimane da numero 1. Questo è il biglietto da visita di Karolina Pliskova.
L’ascesa della ceca si compie il 17 luglio 2017 quando si è messa nella posizione di guardare tutti dall’alto.
Una carriera brillante di cui sicuramente non può che essere orgogliosa. Anche se il passo che le è mancato per conquistare lo Slam assume le sembianze di un parente stretto di un rimpianto.
“Non devo pensare a quanto non ho vinto, a quante partite avrei potuto portare a casa e non l’ho fatto” ha raccontato a Ben Rothenberg qualche tempo fa. “Ho semplicemente fatto quanto ho potuto in quel momento, senza pensieri sul passato. Anzi, se penso che sono stata numero uno del mondo, un traguardo duro da raggiungere per tantissime tenniste, quasi non ci credo”.
Perché unirsi al club esclusivo delle numero 1 del mondo è un privilegio per poche elette – 29 giocatrici per la precisione.
“Per me quel traguardo vale oggi molto di più di quanto valesse allora“ ammette Karolina, che conta due WTA 1000, gli Internazionali d’Italia e Cincinnati.
Il pensiero fisso di arricchire la bacheca con un Major aveva in un primo momento offuscato i pensieri di Pliskova e il suo giudizio circa quanto accumulato di bello in carriera.
Due finali Slam e due semifinali hanno lasciato a metà quel sogno.
Nel 2016 si è concessa la gioia di battere Serena Williams nel penultimo atto sul cemento dell’Arthur Ashe. In finale, però, si è arresa in tre set ad Angelique Kerber, allora numero 2 del mondo.
Per giocarsi il trofeo al match decisivo di un Major ha dovuto attendere cinque anni.
Un lustro nel calendario tennistico è un tempo assai più esteso rispetto alla normale cadenza temporale che scandisce i giorni nella quotidianità. Infatti, le avversarie erano in parte cambiate rispetto allo US Open. La nuova generazione incalzava e lo spazio per le campionesse affermate andava diminuendo. Pliskova, però, ha dimostrato che il momento delle giovani in ascesa sarebbe arrivato poi. C’era ancora margine per togliersi soddisfazioni. Così, a Wimbledon nel 2021 ha regolato in rimonta Aryna Sabalenka per conquistarsi la finale. Ashleigh Barty le ha negato lo Slam, confermandosi una fuoriclasse.
Forse è tardi per sognare di rimediare all’equivoco tennistico che si è venuto a creare. Quel Major mancante quasi sicuramente continuerà a rappresentare il difetto del palmares della ceca.
Come ha detto Karolina, però, è tempo per concentrarsi sul presente. Su tutta la fatica fatta per tornare a sentirsi una giocatrice a tutti gli effetti.
Il tennis di Pliskova pare sopravvivere all’avvicendarsi delle stagioni tennistiche. La scuola ceca da cui proviene e che sforna talenti a ripetizione ritrova una delle sue protagoniste. Con la casacca della propria squadra nazionale ha vinto tre Billie Jean King Cup – nelle denominazioni che si sono susseguite negli anni.
Le valutazioni sono sospese fino a data da destinarsi. C’è un finale da scrivere che non contempla voti o note di (de)merito. A cominciare dai quarti di finale del Mutua Madrid Open, con la top 100 che si riavvicina.
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