Matteo Berrettini prende la parola dalla Sardegna: questa settimana sarà impegnato al Challenger 175 di Cagliari, torneo che presenta un main draw di alto livello e che per lui rappresenta un’occasione importante per trovare continuità dal punto di vista fisico e mentale – e per incamerare punti utili a risalire la classifica – dopo una brutta sconfitta al primo turno del Masters 1000 di Madrid. Ecco le sue parole in conferenza stampa.
Stamattina ti sei allenato, che sensazioni hai e cosa ti aspetti da questo torneo?
MATTEO BERRETTINI: Sono tre giorni che sono arrivato qui, quindi mi sono abituato abbastanza alle condizioni. Sono contento di essere qui perché la prima volta che sono venuto in questo circolo ero veramente un bambino, quindi fa sempre piacere tornare. Ci siamo sempre sentiti ospitati nel migliore dei modi, sono felice di poter competere un’altra volta, di poter giocare e cercare di trovare il mio miglior tennis e la mia miglior condizione fisica e mentale. Abbiamo ritenuto che questo fosse il posto esatto per provare a trovare tutte queste cose.
Sei venuto qui da bambino e ti ricordiamo in doppio cinque anni fa con tuo fratello, arrivaste in semifinale e poi fu un’annata positiva.
MATTEO BERRETTINI: Esatto, cerchiamo di riprendere un po’ quell’energia che Cagliari mi aveva dato. Sembra ieri ma sono già passati cinque anni. È stato bellissimo giocare proprio con mio fratello, che è qui con me; ci stavamo ricordando delle partite contro giocatori tra l’altro molto forti. È stata una bellissima settimana e spero di poter prendere tutta l’energia necessaria per affrontare l’annata.
Cosa ti porti dietro dal terzo turno di Monte Carlo? Lì sei stato alla ricerca del vero Matteo Berrettini e si è visto qualcosa di importante. Cosa ti porti appresso qui in Sardegna?
MATTEO BERRETTINI: Mi porto appresso che quando si gioca vicino al mare mi piace. Ovviamente Monte Carlo, essendo il posto in cui vivo, lo conosco bene; è un torneo speciale per noi italiani perché ci sono quasi più italiani che nel resto del mondo. Mi porto la consapevolezza di poter giocare contro i migliori del mondo, di poter vincere e di poter perdere, ma che comunque a quel livello ci appartengo. Allo stesso tempo questo sport è diventato complicato perché a qualsiasi livello, lo stiamo vedendo anche questa settimana a Madrid, bisogna stare attenti: qualsiasi giocatore può fare una settimana importante. Mi sento parte di questo gruppo di giocatori e ho la consapevolezza che anche sulla terra posso giocare bene. Sono nato e cresciuto sulla terra, quindi spero possa essere una bella settimana qui.
Da 0 a 100, a che punto è la tua condizione rispetto a quella che ti aveva visto impegnato a Monaco con l’americano Giron?
MATTEO BERRETTINI: È sempre complicato dirlo. In generale, anche quando si è in forma smagliante, le prime partite sono sempre complicate per via delle condizioni e dell’avversario che, in questo caso, non conosco bene poiché non ci siamo mai allenati insieme. Sarà sicuramente una partita complessa per un milione di motivi. Spesso quello che succede, e si spera, è che più si va avanti nel torneo e più ci si sente meglio alzando il livello. Sono qui per prendere energia, metterne nelle gambe, fare minuti e godermi un po’ l’atmosfera italiana che mi è mancata per tanti anni. È sempre speciale e negli ultimi anni sono riuscito a godermela soprattutto in Davis; spero che il calore di Cagliari si faccia sentire.
Hai parlato di un gruppo di giocatori pericolosi che possono sempre fare il colpo. Se ne volessi indicare tre che ti impressionano particolarmente in questo periodo?
MATTEO BERRETTINI: Sulla bocca di tutti ovviamente c’è João Fonseca; mi sono allenato con lui a Marrakech e ho sentito che è un giocatore con una pasta importante. Lo senti anche quando sono così giovani, sono molto centrati.
Quali sono i giocatori che l’hanno colpita di più in questo torneo?
MATTEO BERRETTINI: Mi ha impressionato molto la solidità di Mariano Navone. È un giocatore molto centrato, senza buchi fondamentali: dritto, rovescio e servizio. È un giocatore già completo e poi porta con sé quell’energia che si ha a diciannove o vent’anni, che è impressionante. Sta facendo grandi cose e ne farà ancora in futuro. Mi è piaciuto molto anche Arthur Fils e come è tornato dall’infortunio. Anch’io ho vissuto degli infortuni e so quanto sia difficile rientrare. Ci siamo allenati insieme a Dubai questo inverno e lo vedevo già molto carico, ma non pensavo potesse tornare subito a questo livello con questa continuità. E poi penso a Francisco Cerundolo. Parlavo poco fa con mio fratello, che è qui, proprio di lui. Francisco ha giocato oggi e ha vinto contro un nostro connazionale. Mi sono allenato con lui e credo abbia il livello per arrivare in fondo ai grandi tornei. Ogni volta mi sorprende il suo livello e credo che a breve otterrà un risultato molto importante.
C’è un avversario particolarmente temibile qui a Cagliari?
MATTEO BERRETTINI: Ce ne sono tanti, ci sono molti specialisti della terra rossa, specialmente i sudamericani che sono molto forti. Non saprei indicarne uno in particolare, ma so che tutti i giocatori che scelgono di venire qui hanno una grandissima voglia. Non prendono questo torneo sottogamba solo per occupare una settimana, ma perché ci credono veramente. Spesso il tour ha dimostrato come vincere un torneo di questo tipo, o comunque fare bene in un evento che si colloca tra due Master 1000, dia la fiducia necessaria per proseguire al meglio. È successo a me tanti anni fa a Phoenix, e se non sbaglio anche Navone ha vinto qui e poi ha fatto grandi cose. Lo stesso Bublik a Phoenix lo scorso anno e poi a Torino, ha fatto un’annata importante. Quindi questi tornei, secondo me, sono molto importanti all’interno della stagione.
Ciao Matteo, bentornato in Sardegna. Volevo chiederti: i tuoi primi successi nel circuito ATP sono stati sulla terra rossa. Quanto è importante per te questo torneo su questa superficie in questo momento della tua carriera? E quali sono i tuoi obiettivi per questo torneo e per il prosieguo della tua carriera?
MATTEO BERRETTINI: Beh, la terra rossa è stata sicuramente casa mia per tantissimi anni e devo dire che lo è ancora, perché mi sento sempre a mio agio. È ovvio che quando le condizioni sono un po’ più veloci, come testimoniano i titoli che ho vinto a Gstaad o a Marrakech dove la terra è un po’ in altura, mi piace molto perché la palla salta e quelle condizioni mi favoriscono. In generale ho ottenuto buoni risultati anche quando non c’era l’altura; mi piace giocare sulla terra perché è un gioco un po’ più tattico rispetto alle superfici più veloci e perché c’è quella sensazione di fatica, di lavoro e di battaglia che piace a tutti, anche agli spettatori. Gli obiettivi per questo torneo sono quelli di affrontare una partita alla volta. Domani sarà una sfida molto complessa e spero ce ne possano essere tante altre all’interno del torneo. Devo cercare di ritrovare la mia migliore forma. Per quanto riguarda la mia carriera, non mi sono mai posto obiettivi precisi perché ho avuto la fortuna di arrivare dove non avrei mai pensato di arrivare. Cerco di godermi ogni settimana; a volte ci riesco di più, altre meno, ma sto cercando di fare proprio questo.
Il fattore pubblico può essere importante per te? Durante gli allenamenti ho visto molte persone che ti aspettavano anche solo per una foto. C’è tanto entusiasmo per la tua presenza a Cagliari e devo dire che, dopo la tua sconfitta a Madrid, abbiamo sperato che venissi qui. Quanto conta il pubblico e quanto ti pesa la posizione numero 92 in classifica, che non si addice al tuo talento e alla tua storia?
MATTEO BERRETTINI: Il calore di Cagliari e del tifo italiano in generale è stata una delle motivazioni che mi ha spinto a venire qui. Non ho mai nascosto che giocare in Coppa Davis, a Roma o nei tornei come Torino sia sempre un’emozione grandissima, perché sentire il pubblico così caldo a tuo favore è speciale. Poi, pensare che venivo a giocare la Coppa a squadre Under 12 proprio qui mi emoziona quasi. Dall’altra parte, la classifica è una serie di fattori che si mettono insieme: la continuità, i risultati e i punti che si difendono o si guadagnano. Onestamente, un po’ ci penso perché so quanto valgo e so cosa posso fare, ma allo stesso tempo, se ho una determinata classifica, è anche testimonianza del fatto che o non ho giocato o, quando l’ho fatto, non ho ottenuto risultati sufficienti per meritarmi una posizione migliore. Lo accetto tranquillamente perché so che è un processo. Come è già successo in passato, sono consapevole di poterlo rifare e di poter tornare più in alto. È sicuramente uno sprone per cercare di migliorarmi, ma non gioco per la classifica; non è il mio primo pensiero quando mi sveglio la mattina per andare ad allenarmi. Gioco per altre cose, per provare a me stesso che so ancora farlo bene, che posso divertirmi e perché mi piace stare lì, sudare e vincere le partite.
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