Intervistato al termine della sfida vinta contro il temibile Fabian Marozsan, Daniil Medvedev si mostra particolarmente soddisfatto del risultato e si perdona volentieri qualche momento di calo, comprensibili d’altronde con un giocatore di questo livello. Tra le domande anche quelle dei nostri Pietro Sanò e Giovanni Pelazzo.
D: Complimenti, è stata una bella vittoria, considerato il ritorno nel secondo set di Marozsan.
Medvedev: “Fabian è un giocatore molto forte, capace di vincere set e match con chiunque, e lo ha già dimostrato. Ho giocato benissimo (“unreal tennis”), ho avuto un calo nel secondo set, fatto comprensibile se non sei perfettamente in fiducia, e io non lo ero dopo gli ultimi incontri, ma poi ho vinto e sono molto contento”.
D: Quanto ti rimangono in testa i tuoi ultimi match?
Medvedev: “Un paio di giorni, forse una settimana, poi però bisogna tornare al presente, sennò si continua a perdere. Sono lieto di aver ritrovato la giusta concentrazione senza farmi condizionare dai risultati più recenti, e di aver portato a termine bene la partita. Quello che conta, ancora, è il livello del mio avversario: batterlo significa che posso fare bene con molti altri. Certo, anche gli altri possono giocare bene e superarmi, questo è il tennis”.
D: Cosa vi siete detti una volta a rete a fine match?
Medvedev: “Sul matchpoint gli ho messo un passante che lo ha superato anche grazie al nastro. Io ha detto che avrei preferito vincere con un colpo pulito e magari vedere dove sarebbe finita la sua volée e lui ha risposto che non si ricordava nemmeno cos’era successo. È un gran bravo ragazzo Fabian”.
D: Cosa pensi dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per fare lo scout dei giocatori?
Medvedev: “Sinceramente non amo troppo l’AI; talvolta sono pigro e mi concedo qualcosa ma non mi pare bello passare la vita sul sofà a giocare. Comunque, ogni tanto, per divertirmi, la utilizzo, con gli amici e con la squadra. Ma, ripeto, solo per divertimento, del resto se prendessi lo scout di Sinner o Alcaraz poi mi direi: ok, e adesso come faccio a fare come loro?”.
D: Lo smash, i colpi sopra la spalla sono soluzioni particolari per te?
Medvedev: “Non so se bisogna lavorarci da giovani o se è una sorta di dono che ti porti dalla nascita, ci sono un paio di ragazzi nel tour che, non importa in quale posizione del campo si trovino, mettono a segno dieci smash su dieci. Io dico wow, perché io non capisco facilmente se la pallina stia scendendo a sinistra o a destra; bisognerebbe ricavarci un colpo vincente. Io lo trovo difficile, per altri è molto naturale”.
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