La sconfitta rimediata al primo turno del Mutua Madrid Open contro Shuai Zhang (6-4 6-3) non scalfisce l’aura-pop di una tennista che, nel circuito WTA, sta provando a scardinare più di un cliché. Già, perché Eva Lys, attuale numero 72 del mondo, è un concentrato di onestà intellettuale e carisma moderno, una giocatrice che non ha paura di mostrare le proprie fragilità pur rivendicando il diritto alla leggerezza. Intervistata da Claytenis, la ventiquattrenne tedesca ha affrontato il tema della sovraesposizione mediatica, spesso un’arma a doppio taglio quando i risultati sul campo faticano a decollare.
“Mostro quanto mi godo la vita. Molte persone odiano vedere le donne divertirsi. Io dico solo ‘Al diavolo gli invidiosi! Se riesco ad aiutare anche una sola persona a essere se stessa e a non curarsi dell’odio altrui, sarò la persona più felice del mondo”, ha spiegato la giocatrice tedesca . La visibilità, però, ha un prezzo: “A molte persone piace il mio stile, ma mi rende anche molto vulnerabile quando non gioco bene. La gente non vede che mi alleno sette ore al giorno. E appena perdi, dicono: ‘Concentrati di più sul tennis, smetti di postare, smetti di uscire’. La gente giudica molto. Alla fine, se sei una donna che si diverte fuori dal lavoro, lo stigma è ancora più forte. E io voglio solo rompere questo schema”.
Vita privata, glamour e una “battaglia quotidiana”
Oltre l’immagine patinata e le prestigiose collaborazioni — come quella con Lacoste che l’ha vista posare accanto a giganti come Novak Djokovic e Grigor Dimitrov (“Sia Novak che Grigor hanno una personalità fantastica. Ho detto ai designer: ‘Sentite ragazzi, se volete osare con me, potete farlo’. Credo che questo manchi nel tennis”) — Lys nasconde una battaglia quotidiana contro un fisico condizionato dalla spondiloartrite. “Ho sempre desiderato essere fisicamente più forte, più resistente, ma l’artrite si è sempre messa di mezzo. Quindi ho dovuto trovare un equilibrio. Avevo bisogno di qualcosa al di fuori del tennis per non impazzire”, ammette con estrema franchezza.
Questa necessità di staccare si riflette anche nelle sue scelte sentimentali: “Uscire con un tennista? No. Perché so cosa significa far parte di questo mondo. Assorbe gran parte della tua vita. Cerco di tenere la mia vita privata lontana dallo sport. Per me è rigenerante avere amici e interessi al di fuori dello sport. Ma non si sa mai! Per ora, la risposta è no”. Un approccio razionale che serve a preservare un equilibrio mentale che, nella scorsa stagione, non è stato sempre perfetto: “L’anno scorso ho avuto dei momenti in cui non stavo bene mentalmente. Bisogna essere mentalmente fortissimi per arrivare al vertice”.
Salute mentale e inclusività nel circuito: “Dobbiamo parlarne di più”
L’attenzione di Eva si sposta poi su temi di più ampia portata sociale, dalla salute mentale all’inclusività, fino alle nuove frontiere del guadagno per gli atleti. Sull’apertura del tennis maschile verso l’omosessualità, stimolata dal recente coming out di Mika Brunold, la tedesca è netta: “È sicuramente un argomento di cui non abbiamo sentito parlare dal punto di vista maschile. Esiste, ed è un argomento importante. Dobbiamo parlarne di più. Lo sport deve esprimerlo con maggiore forza”. Tra il desiderio di tornare ad Amburgo dalla famiglia dopo ogni sconfitta e l’ambizione di crescere ancora (“Non credo che parlerò mai di me stessa come un’icona di stile. So che devo ottenere buoni risultati in campo e questo è il mio obiettivo”), Lys resta una voce fuori dal coro: “Tutti ti adorano quando vinci, ma se perdi, nessuno ti sostiene. Ecco perché è fondamentale avere una buona squadra intorno. Io vado in terapia. Molti giocatori devono lavorare sulla propria salute mentale”.
La spontaneità di Eva: “Alcuni atleti, a volte, si prendono troppo sul serio”
Ma chi è davvero Eva Lys fuori dal campo? I numeri dicono che è un caso unico: con oltre 318.000 follower, la sua capacità di bucare lo schermo supera di gran lunga quella di molte colleghe con ranking migliori. È l’incarnazione della Generazione Z che parla ai suoi coetanei senza il filtro dei comunicati stampa. “Non posso farci niente, sono della Generazione Z, quindi sicuramente passo molto tempo online”, confessa – con un pizzico di ironia – al quotidiano spagnolo AS. “Ho la sensazione che molti atleti a volte prendano tutto troppo sul serio, e io voglio solo mostrare alla gente che siamo come tutti gli altri. Per entrare in uno stato mentale in cui mi sento davvero bene e felice, devo prendermi meno sul serio, devo ridere di tutto. In Germania abbiamo un detto: ‘tutti cucinano con l’acqua’, che significa che non importa chi sei. Cerco solo di mostrare alla gente che solo perché gioco bene a tennis, non significa che mi senta superiore”.
La svolta di Melbourne e l’amicizia con Paula Badosa
La vita di Eva è cambiata radicalmente all’Australian Open 2025 quando, da lucky loser, ha raggiunto gli ottavi di finale. Un exploit che le ha garantito circa 255.000 euro, una cifra che l’ha resa virale per la sua reazione genuina: “La scorsa stagione mi ha cambiato completamente la vita. È importante, nei momenti in cui potrei non essere contenta di come ho giocato, sapere che un anno fa avrei fatto qualsiasi cosa per essere nella posizione in cui mi trovo ora”.
Nonostante le recenti difficoltà fisiche — un infortunio al ginocchio l’ha tenuta ferma due mesi a inizio 2026 — Lys non perde la bussola, confortata dal rapporto con colleghe che condividono simili calvari, come Paula Badosa: “Le ho parlato, perché non si sa mai cosa stia passando una giocatrice. Paula mostra il lato umano, lo apprezzo molto. Ha solo bisogno di tempo per tornare in carreggiata e non sono preoccupata per lei”. A tenerla con i piedi per terra è stata anche l’educazione ricevuta da papà Vladimir: “Per i miei genitori è sempre stato importante avere un piano B, terminare gli studi, perché non sai mai quando finirà la tua carriera. Lavoriamo con il nostro corpo e spero che non succeda mai, ma un giorno potrebbe succedere”. Insomma, una maturità rara per una ragazza che sta ridefinendo cosa significhi essere una tennista professionista oggi.
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