Il tennis è uno sport che logora. A livello fisico, ma anche mentale. I tennisti girano come trottole per il mondo per undici mesi l’anno. Aeroporti, valigie, hotel, fusi orari differenti, luoghi sempre diversi. E nel mentre bisogna competere al meglio delle proprie possibilità, adattandosi al clima, alle palline e alle superfici di gioco che cambiano da torneo a torneo. Dopo la finale persa insieme al connazionale Neal Skupsi alle ATP Finals 2025, l’ultima delle sei dalle quali è uscito sconfitto nella passata stagione – citiamo anche gli ultimi atti amari al Roland Garros e allo US Open -, terminata a secco di titoli, il doppista Joe Salisbury aveva deciso di prendersi una pausa da tutto questo.
“Ho avuto palpitazioni cardiache, la sensazione che il cuore battesse in tutto il corpo”, aveva detto al tempo alla BBC l’ex numero 1 del mondo, attuale ottavo nel ranking. “Ti senti come se tutto il tuo corpo vibrasse leggermente. A volte è stato difficile da affrontare e mi ha fatto passare la voglia di giocare e competere in alcuni momenti dell’anno. È sicuramente un peso allo stomaco, ti senti male. Ho avuto difficoltà a dormire e poi, a causa della sensazione allo stomaco, ho avuto difficoltà a mangiare bene, a mangiare a sufficienza. È quasi una sensazione di terrore, come se stesse per succedere qualcosa di brutto”, aveva continuato il britannico, vincitore in carriera di 17 titoli, di cui 4 Slam e 2 ATP Finals, e anche di altri 2 sigilli Major nel doppio misto.
Salisbury: “Spesso nascondiamo cose che non ci piacciono o di cui ci vergogniamo”
Negli anni molti tennisti si sono aperti riguardo alle proprie difficoltà di natura psicologica. Tra i casi più eclatanti ricordiamo Naomi Osaka e Amanda Anisimova, ma non solo. Anche Andrey Rublev ed Emil Ruusuvuori hanno parlato apertamente di questa tematica che li riguardava. Più di recente, pure Daria Kasatkina e Marketa Vondrousova si sono esposte. Ma anche Alexander Zverev, Matteo Berrettini, Stefanos Tsitsipas, Casper Ruud, Diego Schwartzman, Ons Jabeur, Victoria Azarenka. Il tennis non risparmia nessuno.
“Probabilmente ho condiviso più di quanto avessi intenzione di fare in quel momento”, ha affermato Salisbury in totale sincerità in un’intervista concessa a Open Tennis. “Ma non credo sia stata una cosa negativa. Ho ricevuto tantissimi messaggi di sostegno da parte di persone che mi offrivano semplicemente il loro appoggio o che mi dicevano di star vivendo situazioni simili. Penso che essere onesti non sia mai una cosa negativa. A volte ti libera e ti permette di affrontarle e accettarle. Credo che spesso cerchiamo di nascondere le cose che non ci piacciono di noi stessi o di cui forse ci vergogniamo. Ma penso che il solo fatto di essere aperti su queste cose renda più facile affrontarle e spesso aiuti anche gli altri”.
Salisbury: “Non scomparirà mai del tutto, ma voglio affrontare questa sfida”
Nello specifico, le difficoltà riscontrate dal doppista britannico non erano legate alle prestazioni in campo, quanto più al ‘contesto tennis’. “Riguardava soprattutto ciò che stava attorno al tennis. Spesso, una volta sceso in campo – lì entri in una sorta di modalità agonistica, che forse è leggermente diversa dalla tua personalità e dal tuo carattere fuori dal campo – mi sentivo bene. Era soprattutto nel contesto dei tornei, delle partite, che non mi sentivo bene, e dovevo farci i conti”
Nonostante queste sensazioni negative non siano state ancora del tutto superate, Salisbury ha raccontato di volerle affrontare di petto. “Ora mi sento meglio, sto bene. Mi sento più preparato ad affrontarle e, spero, a superarle. Penso che per me sia molto importante riuscire a gestirle e sentirmi a mio agio in questa situazione. Probabilmente non è qualcosa che scomparirà mai del tutto, ma sento che è una sfida che voglio affrontare per diventare più felice, sia dentro che fuori dal campo, con il mio tennis. Che io giochi a tennis per un altro anno, due anni, cinque anni, qualunque sia la durata che desidero. Perché decido che è il momento giusto per smettere per altri motivi, non a causa di questo”.
Salisbury: “Tornare con Skupski? Forse in futuro”
Nei quasi cinque mesi lontano dalle competizioni lo specialista britannico è riuscito a staccare la spina. Alcuni viaggi e il fidanzamento con la sua compagna gli hanno restituito una nuova consapevolezza. Ora, Salisbury è pronto anche ad aiutare il prossimo nel caso ce ne fosse bisogno. “Sono felice di parlarne con chiunque. È una cosa che mi capita da parecchio tempo. Ho dovuto affrontarla in tante situazioni diverse e credo di essere diventato piuttosto bravo a gestirla. Sarei felice di parlare con chiunque o di aiutare chiunque lo desiderasse”.
Nel frattempo, il 34enne di Londra è rientrato in campo a fianco del portoghese Francisco Cabral, con il quale ha perso i primi due incontri su terra battuta, ma lottando fino all’ultimo punto. Tornare a competere con Skupski, quest’anno, non sembra essere un’opzione. Anche se… “Stavo dicendo a Neal che la decisione spetta a lui. Ovviamente ha iniziato l’anno con Christian [Harrison] e hanno vinto l’Australian Open (sono anche primi nella Race, ndr), quindi resteranno insieme per tutto l’anno. Ma mi piace davvero giocare con Neal. In futuro forse faremo di nuovo coppia”.
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