Era il 30 novembre 2024 quando Altuğ Çelikbilek, tennista turco con un best ranking al n. 154, accusava un malore in campo contro il connazionale Yankı Erel in semifinale all’M15 di Monastir. Un solo game, poi il buio totale: mal di testa fortissimo, collasso sul rettangolo di gioco e un’emorragia cerebrale che lo ha costretto al trasporto immediato in ospedale, dove è rimasto incosciente per 13 giorni. La causa di tutto ciò è stata un tumore al cervello, rimosso con successo, che gli ha sconvolto la vita e ne ha inevitabilmente interrotto la carriera. A un anno e mezzo di distanza, il 29enne ancora non può tornare a giocare a tennis a causa della diplopia, ma comunque non smette di crederci, come ci ha ribadito in esclusiva. Anche perché ora ha una figlia di quattro mesi e una moglie, la collega Eliessa Vanlangendonck, che gli è stata sempre vicina.
D: Prima di tutto, puoi raccontarci cosa ricordi di quella partita in cui hai avuto il malore in campo? Come ti sentivi prima di sentirti male, ma in generale tutto ciò che riesci a ricordare
Altuğ Çelikbilek: “Per me è stata una giornata del tutto normale. Non avevo alcuna sensazione negativa, era un matchday come tanti altri. Mi sono svegliato, sono andato a fare colazione e poi mi sono recato al club per il riscaldamento. Successivamente sono andato in campo per giocare la partita e tutto procedeva normalmente. Durante la partita, ho iniziato ad avere mal di testa durante il riscaldamento. Nel primo game, il mal di testa è peggiorato notevolmente. A quel punto ho dovuto interrompere la partita dopo due o tre game”.
“Così ho lasciato il campo. C’erano i fisioterapisti, che hanno cercato di fare qualcosa per alleviare il mal di testa, ma non c’era molto da fare. Pensavo fosse solo un semplice mal di testa. Per questo ho preso la navetta e sono andato in hotel a riposarmi. Dopo aver vomitato sulla navetta, sono arrivato in hotel in qualche modo e poi non ricordo affatto cosa sia successo dopo, fino a quando mi sono svegliato a Istanbul”.
D: Quando ti sei svegliato, come ti sei sentito?
Altuğ Çelikbilek: “Mi sono svegliato, credo 13 giorni dopo, in un ospedale di Istanbul. A dire il vero, non ricordo come mi sentissi. Era come se avessi fatto un lungo sonno e mi fossi svegliato. Trascorse alcune ore, ho provato ad alzarmi o a fare quello che dovevo fare in quel momento. E lì ho iniziato a sentirmi meglio. C’era comunque qualcosa che non andava perché i miei occhi non erano nella posizione corretta. Era dovuto alla diplopia, che ho anche adesso. Inoltre avevo perso completamente l’equilibrio. In più, dato che ero stato 13 giorni in ospedale, avevo perso tono muscolare in tutto il corpo, quindi era una situazione piuttosto difficile. Ma non era come se sentissi che stavo per morire, cosa che in realtà è successa“.
D: Com’è stato il processo di riabilitazione?
Altuğ Çelikbilek: “Il mio percorso riabilitativo consisteva in molti esercizi di equilibrio. Avevo perso tutta la massa muscolare, quindi dovevo allenarmi in qualche modo nonostante avessi perso l’equilibrio. Dovevo lavorare per ricostruire la mia massa muscolare, camminare molto e fare tanta attività fisica. Non mi stancava molto, riuscivo a sostenerla. Inoltre, dovevo fare molti esercizi per gli occhi, che continuano ancora oggi“.
D: Quanto è stata importante la tua famiglia?
Altuğ Çelikbilek: “La mia famiglia è stata fondamentale per me fin dal momento in cui mi trovavo in ospedale in Tunisia. Sono venuti tutti. Inoltre, sono venuti anche i miei amici e i miei allenatori di Istanbul. Credo che anche il mio manager, che vive in Germania, sia arrivato da Istanbul. C’erano molte persone, c’era anche il mio club di Istanbul, l’Enka Sport Club, e la Federazione Turca di Tennis. Anche il governo turco mi ha aiutato molto in realtà“.
“Probabilmente c’erano molte altre persone, ma in quei 13 giorni ho solo dormito, quindi non so e non ricordo chi fosse lì per me. Ma se devo parlare della mia famiglia in quel periodo, la mia ragazza, che ora è mia moglie, madre della mia bambina, è stata lì dall’inizio alla fine. Anche mia madre e mio padre erano lì in ogni singolo momento, quindi ho sentito il loro sostegno e mi hanno aiutato molto. Lo sento ancora adesso”.
D: È passato più di un anno ormai: come stai? Hai idea di quando potresti tornare in campo, in base a quanto ti hanno detto i medici?
Altuğ Çelikbilek: “Dall’incidente è passato un anno e mezzo, dalla mia ultima operazione un anno e due mesi. Fisicamente mi sento pronto per ricominciare ad allenarmi. Tuttavia, la mia vista non è ancora abbastanza buona per seguire la palla. Ecco perché non posso giocare a tennis. Per questo motivo mi sto dedicando al ruolo di direttore di torneo in un evento Challenger. Inoltre, mi occuperò anche di un evento ITF Junior e di un evento Tennis Europe. Sarò direttore di torneo in tutti questi eventi, quindi sto cercando di rimanere in qualche modo nel mondo del tennis, ma sfortunatamente, al momento non posso giocare a tennis nemmeno per divertimento“.
D: Quando tornerai, quali saranno i tuoi obiettivi a breve, medio e lungo termine?
Altuğ Çelikbilek: “Certo che vorrei tornare a giocare a tennis, ma al momento non dipende da me. Dipende dai miei occhi e dal mio corpo, ovviamente. Il mio obiettivo a breve termine è gestire il torneo nel miglior modo possibile. Inoltre, ho un lavoro all’Enka Tennis Club. Quindi cerco di dare una mano lì e di contribuire al loro progetto di tennis. E poi ho una figlia di quattro mesi. Voglio passare un po’ di tempo con lei e godermi la vita insieme a lei“.
D: In Turchia c’è Zeynep Sonmez, che migliora di mese in mese. Cosa puoi dirci di lei? L’hai conosciuta? E soprattutto fino a dove si potrà spingere?
Altuğ Çelikbilek: “Zeynep è una tennista di grande talento. Ha già ottenuto uno dei migliori risultati nel tennis turco e può raggiungere traguardi ancora più importanti. La conosco da quando era molto piccola perché si allenava nella stessa struttura in cui mi allenavo io. Ci sarebbero molte cose da dire sul suo tennis, ma penso che sia più importante parlare del suo carattere piuttosto che del suo tennis. Può essere un ottimo modello per i futuri tennisti turchi grazie ai suoi risultati e anche per il modo in cui si comporta come persona”.
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