Un torneo su erba, finalmente il tetto sul Centrale di Roma: appunti sparsi sulle parole di Binaghi

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Un torneo su erba, finalmente il tetto sul Centrale di Roma: appunti sparsi sulle parole di Binaghi

Angelo Binaghi può risultare simpatico o antipatico. Eccessivo, provocatorio a tratti, in alcune dichiarazioni sui successi del tennis sotto la sua gestione. Inciso: Sinner, come tutti i campioni, è stato inviato da qualcuno lì in alto, come diceva Rino Tommasi. Al netto di ciò, è indubbio che la presidenza FITP dell’ingegnere sardo sia la più florida della storia del nostro sport. Sicuramente aiutato dalle vittorie e dai trionfi, ha saputo cavalcare l’onda non limitandosi a crogiolarsi. Ma innovando e investendo. A partire dal principale gioiello del tennis italiano: gli Internazionali BNL d’Italia a Roma, la vera istituzione per le racchette del nostro Paese.

Centrale: finalmente

Si parla dal lontano 2009 del bisogno di una copertura sul Centrale. Se d’altronde l’ha fatta Wimbledon, perché non possiamo averla anche a Roma? Be’, perché il problema dei Championships era legato alla difficoltà a calpestare delle tradizioni, al dubbio se far continuare a giocare anche di sera con il tetto chiuso, non certo ad un aspetto economico. La FITP, che come Binaghi ama ricordare “non prende neanche un euro dallo Stato”, ha avuto anni turbolenti all’inizio del decennio 2010, arrivando anche a non presentare i libri in tribunale. Già allora c’era il presidente attuale, che ha comunque il merito di non dimenticare il passato, di ricordare da dove si è partiti.

Ora, con un fatturato 2025 da 243.459.085 euro che è il più alto della storia delle federazioni sportive italiane, le cose sono diverse. Con l’appoggio del fondamentale Sport e Salute, il progetto del Centrale è pronto, e i lavori partiranno al termine dell’edizione 2026 del torneo. Obiettivo? Autunno 2027, così che nel 2028 il tetto possa essere già attivo. Con il sogno di riuscire ad aumentare la capienza, che supererà i 12.000 posti, già per il torneo del prossimo anno. Quando i lavori verranno interrotti per il regolare svolgimento della manifestazione. È giusto salutare questo evento come una conquista, un netto miglioramento: è innaturale, limitante, che un Masters 1000 sia schiavo costante delle piogge anche sul suo campo principale.

Specie perché a maggio, a Roma, è abbastanza frequente avere perturbazioni più o meno invadenti. Episodi come quelli dello scorso anno, tra proteste non sempre pacate e file incredibili, devono diventare solo un brutto ricordo. Ciononostante, apprezzando i progetti e l’impegno che ogni anno Sport e Salute profonde negli Internazionali rappresentato dal presidente Marco Mezzaroma, ci sentiamo di fare una notazione: il tetto sul Centrale e l’ampliamento di capienza, specie alla luce dell’obiettivo di Binaghi di superare ogni anno il record di ingressi (si punta il muro dei 400.000 per il 2026) sono la normalità. E le celebrazioni vanno fatte tenendo questo a mente. Specie se ancora c’è in cantiere il sogno quinto Slam.

Binaghi e il quinto Slam a Roma: ossessione o possibilità?

Siamo onesti: tutti sogneremmo uno Slam in Italia, a Roma. E siamo ancora più onesti: nelle condizioni attuali del Foro Italico, e anche della logistica cittadina, è impossibile. Ma neanche questo basta a minare la fiducia di Binaghi. Che, quasi provando a traslare sui suoi sogni le imprese dei nostri giocatori in campo, non vuole porsi limiti. “Come dirigente vivo per questo e vivrò fino all’ultimo giorno della mia esperienza con la speranza di fare questa impresa. Sto terminando di risolvere con il governo alcune problematiche riguardo altre manifestazioni e vorrei affrontare il prima possibile lo studio di fattibilità di un’operazione del genere e di quella che sarebbe in campo sportivo l’iniziativa più profittevole per lo Stato. Le tenterò tutte”.

La volontà, ferma, è di andare fino in fondo. Giova ricordare come gli Slam siano istituzioni secolari, tornei nati con l’egida di essere i più importanti, dotati di complessi e cura che ad oggi agli Internazionali d’Italia non ci sono. E che per essere introdotti richiederebbero tempi non così brevi e spese non indifferenti. Certo, questo non spaventa la FITP, con Binaghi che ha più volte professato di voler rompere questo monopolio. “Voglio alla fine delle prese di posizione formali del governo che mi dicano no allo Slam, perché se l’Italia non ce la fa in questa finestra temporale di qualche anno, non ce la farà solo l’Italia, ma credo nessun altro Paese per i prossimi 50 anni e io questo non lo voglio avere sulla coscienza come dirigente”.

Sarebbe anche giusto sottolineare come, per quanto l’ok del governo sia ovviamente fondamentale per procedere ai lavori, che riguarderebbero tutta la città di Roma, ci sono anche tanti cavilli da esaminare con la federazione internazionale e gli altri Slam. Messi a posto fatturato e lavori sul Centrale, oltre ai continui festeggiamenti per i risultati in campo, ora rimane questo pallino nella mente di Angelo Binaghi. Determinato ad andare fino in fondo, e questo è encomiabile. Ma, al contempo, l’impresa di aggiungere uno Slam, che tra l’altro per coincidenza di date sarebbe a ridosso del Roland Garros e sulla stessa superficie…sembra oltre i limiti.

Non sarà uno Slam, ma l’erba…

In attesa di sogni più grandi, arriva già qualche piccola conquista per il tennis azzurro. La notizia era già nota, ma ora è ufficiale: dal 2028 nel nostro Paese si disputerà un torneo di categoria 250 sull’erba. La settimana sarà quella successiva al Roland Garros, quindi in coabitazione con gli altri due eventi della stessa categoria Stoccarda e ‘s-Hertogenbosch. Per la prima volta dunque anche il nobile tennis su prato, in preparazione a Wimbledon, farà la sua comparsa in Italia. La licenza acquistata dalla FITP è quella del torneo di Bruxelles, parte integrante del calendario in autunno.

Da uno dei tanti tornei su cemento indoor, a uno dei pochi su erba. La mossa, strategicamente, è perfetta. Sulla superficie, ad esclusione di Wimbledon, si giocano solo sei eventi a livello maschile, due dei quali nella settimana immediatamente precedente ai Championships. La collocazione in calendario del 250 italiano, che per ragioni climatiche si svolgerà in Nord Italia (non si sa ufficialmente dove, Milano rimane la destinazione più probabile), permetterà ai tanti eliminati prima delle semifinali, o quarti, al Roland Garros, di spostarsi agevolmente da Parigi al nostro Paese. È probabile che, con la giusta location e un certo tipo di organizzazione, il 250 italiano sull’erba avrà spesso ottimi campi di partecipazione. Oltre ad offrire un’ulteriore chance di miglioramento ai nostri giocatori sulla superficie.

Internazionali: sogni e appunti sparsi su Roma

Alla fine della conferenza stampa, mentre rispondeva alle domande dei giornalisti e alle televisioni, era chiara la soddisfazione sul volto di Binaghi. Raggiante, sorridente, consapevole di essere al momento il dirigente con più successo dello sport italiano. I dati lo premiano, a partire dal basso (i praticanti di tennis ormai sfiorano quelli del calcio), fino alla cima della piramide del tennis: con l’obiettivo, dichiarato, di tornare a vincere dopo 50 anni il singolare maschile degli Internazionali d’Italia. Il chiaro indiziato è Jannik Sinner, anche se qualche speranza per Lorenzo Musetti viene in fondo covata. Sarà di sicuro un’edizione a forti tinte azzurre, questo è poco ma sicuro. Come hanno dimostrato le wild card, tutte per giocatori e giocatrici italiane, meno una canadese in ottica di scambio.

Il successo contraddistingue il tennis, molto più del calcio. Quasi un paradosso, pensando che siamo in Italia, e ricordando la nostra storia. Ad essere sinceri, va dato atto a Binaghi di una conferenza di presentazione lucida, ma non banale. Con novità, alcune importanti altre meno, e proclami non eccessivi. I miglioramenti strutturali, finalmente, sono partiti. L’inserimento di una zona coperta e condizionata in Largo de Martino, che potrà fungere da riparo per gli spettatori in un site altrimenti tutto scoperto e anche scomodo in alcune situazioni, è un miglioramento fondamentale, alla pari dei vari ampliamenti.

Rimango leggermente perplesso soltanto in merito al secondo campo più importante collocato presso lo Stadio dei Marmi: caratteristico, ma troppo lontano dal Centrale. Si chiamerà BNP Paribas Arena per motivi di sponsor, è una bella costruzione, anche abbastanza obbligata considerando gli obiettivi di superare i 400.000 ingressi. Da quel punto di vista, sfruttare lo Stadio dei Marmi è un punto a favore. Così come la nuova SuperTennis Arena di fronte al Centrale, quindi con tre dei quattro campi principali (compreso il Pietrangeli, però accessibile con il biglietto ground) concentrati in spazi contigui. Questo, nei primi giorni, potrebbe portare a un affollamento eccessivo? Probabilmente sì, ma sarebbe l’esempio fulgido di un ennesimo grande successo per Roma e il tennis italiano. I numeri, e non solo, danno ormai fortemente ragione ad Angelo Binaghi. Ora, al campo, all’evento l’ardua sentenza di certificare la bontà di dichiarazioni e progetti.

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