Piatti rivela: “Chiesi a Murray di allenare Sinner. Essere il coach del n. 1 o del n. 2 è stressante”

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Piatti rivela: “Chiesi a Murray di allenare Sinner. Essere il coach del n. 1 o del n. 2 è stressante”

Riccardo Piatti è stato l’allenatore con cui Jannik Sinner ha fatto il salto nel mondo dei grandi e per questo motivo i due rimarranno sempre in qualche modo legati, al di là dell’interruzione del rapporto tra i due. In vista dell’inizio del Rolex Montecarlo Masters 2026 e, di conseguenza, dei grandi tornei sulla terra rosso, l’ex coach dell’altoatesino ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’, partendo proprio dall’analisi del tempo necessario per lo swing dal cemento al mattone tritato.

Piatti: “Sinner vuole il Roland Garros”

Due settimane minimo. Ma i tennisti non ce le hanno. Vanno usati bene i giorni. La mia regola è: fare almeno 5-6 partite prima del torneo dove si vuole far bene. Certo Alcaraz e Sinner sono un livello sopra gli altri: a loro per fare lo switch basta poco. Alcaraz sul rosso ha una facilità di adattamento maggiore, a Jan potrebbe servire più tempo. Abbiamo visto un inizio a pieno regime di Alcaraz, ora ad andare a mille è Jannik. Nel mirino hanno entrambi Parigi: chi ci arriva meglio, vince. Vediamo come Alcaraz si rimetterà in riga, e lo farà, e come Sinner gestirà l’avvicinamento: il suo obiettivo è conquistare il Roland Garros e, sulla strada, Roma“.

Ma in questo duopolio Jannik SinnerCarlos Alcaraz, Riccardo Piatti trova un possibile terzo incomodo: “Per me, l’unico che può impensierire quei due sulla terra è Zverev. È un gran lavoratore però non cambia mai punto di vista: va bene il padre coach, lui si trova bene così, ma magari dotarsi di un allenatore che gli dica qualcosa di diverso non guasterebbe. Sul rosso mi aspetto buone cose anche da Musetti, che a Parigi gioca sempre bene“.

“Fils forte come un toro. Fonseca? Quando avrà fatto 150 partite …”

Poi l’attenzione passa su due possibili nomi per il futuro: Sono curioso di vedere Fils, quando giocherà sulla terra. L’anno scorso a Montecarlo aveva perso da Alcaraz un match tirato, poi a Parigi si fece male. È forte come un toro, ha il tennis da rosso e zero punti da difendere. Qualche tempo fa, mandato dal presidente della Federtennis francese, è venuto alla mia Academy, a Bordighera. È intelligente, ambizioso e ha preso Ivanisevic come coach. Fonseca mi piace, però non lo conosco: non so cosa gli passa per la testa. Io ragiono sempre con i numeri: Fonseca non gioca moltissimo, ha fatto 70-80 match Atp, vorrei vederlo investire una stagione a tutta birra. Quando avrà fatto 150 match, ne riparliamo. Negli Usa ha affrontato sia Alcaraz che Sinner: ha capito cosa gli manca per vincere? Non dovrebbe dormirci la notte…“.

Alla domanda sul possibile futuro coach di Carlos Alcaraz, Riccardo Piatti spiega: “Penso che non cambierà a breve. Intanto non è facile trovare un super coach per Alcaraz: a me piace tanto Moya. E poi perché ha intorno persone che gli lasciano fare quello che vuole. Per dire, con Ferrero forse uno yacht da 9 milioni di dollari non lo comprava. Anche Nadal a un certo punto voleva lo yacht, ma zio Toni gli disse che se lo poteva scordare: doveva giocare a tennis. È distrattivo. Quante volte all’anno lo userà? Boh”.

Il futuro di Darren Cahill e la suggestione Andy Murray

Ma il n. 2 ha davvero in mente la classifica in questo momento? “Lui sa. Sa dove focalizzarsi, e quando serve farlo. La sconfitta a Doha non c’entra niente: è stata un momento di passaggio. Era già concentrato sullo swing negli Usa, dove aveva solo da guadagnare. Sulla terra, però, le partite interlocutorie sono meno scontate: le palle e il campo, durante il match, cambiano. Ma Jan si conosce: sa come dosarsi. Quest’anno vuole vincere un grande titolo sul rosso“.

Infine la chiosa su Darren Cahill e sul possibile prossimo coach di Jannik Sinner: Guardi, allenare un numero uno o due del mondo è stressante. Significa far ruotare la propria vita intorno alle esigenze del giocatore: non è una vacanza. Penso che Darren si ritirerà perché ha voglia di fare altro, ma sinceramente non lo so. Agassi? Non credo. Io vedrei bene Andy Murray: intelligente, esperto, solido. Nel 2021, a Stoccolma, sconfisse un giovane Sinner in due set. Dopo il match andai a parlare con Andy: l’avrei preso subito ma lui aveva deciso di andare avanti a giocare, accidenti“.

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