Il tour de force post vittoria finale al Miami Open si conclude con la tradizionale conferenza stampa conclusiva quando sono ormai le 21. I ritardi causati dalla pioggia hanno allungato la giornata e il match è terminato quando ormai su Miami era già buio.
Il match con Lehecka è stato certamente più combattutto degli ultimi precedenti.
Puoi raccontare un po’ come riesci a “chiamare” il servizio così, ogni volta che ne hai davvero bisogno nei momenti importanti? Molti dei grandi lo facevano, Sampras ai suoi tempi, soprattutto quando avevi palle break: 3–1, due in un altro game, e cinque prime di servizio di fila. Hai fatto credo 18 punti di fila con il tuo servizio. Che ne pensi?
JANNIK SINNER: “Sì, ho cercato di restare concentrato, ho cercato di capire perché avessi sbagliato le prime di servizio in precedenza e, come ho detto all’inizio, le condizioni erano molto diverse. Non abbiamo quasi mai giocato in queste settimane in queste condizioni, le palle erano molto pesanti ed è stato difficile gestirle. Ho sbagliato un paio di prime in rete proprio perché erano abbastanza pesanti, tendono ad andare giù. Però ho cercato di capire qual era la soluzione migliore al servizio. Lui è un ribattitore molto aggressivo, sta molto vicino alla linea, quindi devi servire con grande precisione, altrimenti ha subito la palla sulla racchetta. Sono contento di come ho gestito soprattutto questa settimana le situazioni difficili.”
Straight-set Sunshine Double
L’impresa realizzata è di quelle che rimarranno nei libri di storia tennistica per sempre.
Sono ora tre Masters 1000 di fila e le ATP Finals che hai vinto senza perdere un set. Sui punti davvero importanti, come riesci a tirare fuori il meglio del tuo gioco e di quale parte del tuo gioco sei più soddisfatto, in generale?
JANNIK SINNER: “Direi il servizio, soprattutto questa settimana. Ho servito molto bene e, quando inizi a essere un po’ stanco fisicamente, avere qualche punto gratuito con il servizio ti aiuta molto. Questo aspetto sicuramente, e anche in questo mese in generale ho la sensazione di aver servito meglio qui che a Indian Wells. Abbiamo lavorato tanto per arrivare in questa posizione e ora, sulla terra, il servizio va usato in modo molto diverso, non puoi andare solo piatto. Vediamo come funzionerà, ma al momento voglio anche godermi questo mese.”
Jan, sei l’ottavo giocatore ad aver vinto il Sunshine Double. Ora che l’hai fatto, che cosa è più difficile: vincere uno Slam o vincere questi due tornei di fila?
JANNIK SINNER: “È difficile dirlo e difficile da paragonare. Non voglio scegliere, entrambe le cose sono molto difficili, però gli Slam sono sempre un po’ diversi, credo: si gioca al meglio dei cinque set e per due settimane intere le cose possono cambiare da una notte all’altra, magari ti svegli e non ti senti bene, il corpo lo sente un po’ di più. Però anche qui è molto duro fisicamente, perché quando arrivi in fondo a Indian Wells e poi vieni qui, sei un po’ stanco, ma la motivazione è molto alta perché arrivi con tanta fiducia. Non voglio fare paragoni.”
Un successo partito da lontano
Una cavalcata iniziata nella seconda metà di febbraio, quando il maltempo di Monaco aveva suggerito di recarsi a Indian Wells in anticipo per svolgere lì il blocco di preparazione previsto.
Ho letto che dopo Doha sei andato abbastanza velocemente in California per allenarti e prepararti per questo periodo. Cosa volevi migliorare di più in quel periodo e quanto ha inciso questa preparazione sul risultato di adesso?
JANNIK SINNER: “Il gioco a tutto campo. Abbiamo passato giornate molto lunghe in campo e non abbiamo avuto molti giorni di pausa, abbiamo giocato sotto il sole per tante ore. Sentivo che quello era un aspetto in cui dovevo migliorare: giocare nel caldo. L’abbiamo fatto, ho sofferto ma ho cercato di attraversare queste situazioni giorno dopo giorno, anche se magari il risultato non arriva subito. Di sicuro è qualcosa che mi aiuterà più avanti nella stagione. Non c’è nessun segreto dietro, solo tanto lavoro duro. È stato un periodo abbastanza lungo lontano dall’Europa per me, dopo Doha, e sono anche contento di tornare a casa.”
All’inseguimento di Carlos
Inevitabili le domande e gli accostamenti con il suo rivale/nemesi Carlos Alcaraz.
Hai fatto 2000 punti in classifica quando a questo punto dell’anno scorso ne avevi zero. È un grande passo in avanti e mi chiedo quanto ti concentri ora sul tornare presto numero uno, perché matematicamente è possibile abbastanza in fretta. Inoltre, tu e Alcaraz avete questa lunga striscia: quando giocate lo stesso torneo, uno dei due lo vince, succede da quasi due anni, credo da Madrid 2024 l’ultima volta che non è successo. Come ti senti per quello che state facendo tu e lui e sapevi di questa striscia quando lui è uscito al terzo turno, sentivi di doverla portare avanti da solo qui?
JANNIK SINNER: “No, penso che il nostro sport sia così individuale che è molto difficile fare certi ragionamenti. Come ho detto, per me non cambia il modo in cui vedo il quadro generale: per me tutto dipende da come gioco e la classifica dovrebbe riflettere questo. Carlos è stato così costante per così tanto tempo. Ora andiamo sulla terra, dove tutti sappiamo quanto sia forte, ma io guardo dalla mia parte. Per me ora la cosa più importante è recuperare, godermi questo momento e non ho molto tempo per adattarmi se voglio giocare Montecarlo sulla terra. Vediamo, cerco di godermi questo momento senza pensare troppo. Sono sempre stato uno che vive molto il presente, non guardo troppo avanti ma nemmeno indietro. Qualunque cosa arrivi, arriva, e sono molto felice di questi tornei; ora inizia un nuovo capitolo, di nuovo con la terra, vediamo come andrà.”
Non sei riuscito a partecipare qui lo scorso anno, ma avevi vinto nel 2024. Com’è stato vincere di nuovo quest’anno? È stato ancora più speciale, anche per il fatto di vincere senza perdere alcun set?
JANNIK SINNER: “Il fatto di non perdere un set non è rilevante, credo: quello che conta è vincere la partita, è la cosa più importante. Avevo sicuramente in mente che sono stati due tornei che mi sono mancati molto l’anno scorso, soprattutto Indian Wells, devo dire, perché lo vivi in maniera diversa: stai in una casa, ti diverti di più in un certo senso, perché a volte fai cose diverse, giochi a golf, ti senti più libero. Qui è completamente diverso, però sentivo che era un torneo che mi era mancato. Quindi è speciale. Ogni torneo, ogni titolo è diverso e speciale a modo suo.”
Obiettivo Montecarlo
Uno degli aspetti più duri del tennis è che raramente si ha tempo di festeggiare a dovere gli importanti obiettivi raggiunti. Ma Sinner, dopo questa impresa, vuole prendersi il tempo necessario per apprezzare a fondo quanto ha fatto.
VANNI GIBERTINI: Una grandissima impresa, quasi sei settimane di lavoro. Volevo sapere: mangerai un hamburger stasera oppure pensi di festeggiare in un’altra maniera?
JANNIK SINNER: “Eh, non lo so ancora, non ho deciso.”
VANNI GIBERTINI: E poi il tennis è fatto così, bisogna andare subito sulla terra battuta. Hai già idea di che cosa farai nei prossimi giorni e di come affronterai Montecarlo? Giocherai Montecarlo, giocherai il singolare o il doppio, o tutti e due?
JANNIK SINNER: “Sai, in questo momento mi voglio anche godere questo momento, altrimenti non ci si ferma mai. Sono felice di aver vinto questi tornei. Non abbiamo tanto tempo, giovedì ricominceremo sulla terra se fisicamente starò bene. Al momento mi sento bene, quindi sono contento da questo punto di vista e poi vediamo. Sicuramente voglio giocare il singolare, il doppio mi potrebbe dare una mano, giusto per sentire un po’ le condizioni a Monaco e poi cercare di essere il più pronto possibile per un torneo comunque importante, anche se sarà un torneo di preparazione per tutto il resto.”
VANNI GIBERTINI: Poi una curiosità: Coco Gauff, che è arrivata in finale qui, ha detto che ha molto apprezzato poter stare a casa in questo torneo perché abita qui vicino. Alcuni giocatori preferiscono invece stare in albergo anche quando giocano un torneo “di casa”. Tu quando giochi a Montecarlo stai a casa tua o in hotel?
JANNIK SINNER: “A casa. Mi piace perché siamo sempre in hotel tutto l’anno, quindi stare un po’ a casa, fare le mie cose, magari non pensare troppo al torneo, fa bene. Però, ripeto, è un torneo diverso perché nel calendario è in una posizione in cui può essere anche mezza preparazione per i tornei che vengono dopo. Quindi preferisco sempre stare a casa.”
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