A Miami i raccattapalle non hanno età: il racconto dei più âgé

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A Miami i raccattapalle non hanno età: il racconto dei più âgé

Dimenticate l’immagine stereotipata del giovane adolescente scattante che recupera palline sotto il sole della Florida. Al Miami Open, se avete visto chiome brizzolate correre verso la rete non si è trattata di un’allucinazione dovuta al caldo, ma di una squadra di ball boy senior dal nome di “Silver Streak” che sta riscrivendo la storia del torneo. Se il raccattapalle più giovane ha 13 anni, il più anziano ne ha 71 e corre sorprendentemente più veloce di alcune persone cinque volte più piccole. Telegraph Sport ha intervistato alcuni dei protagonisti di questo gruppo.

Williams: “I miei amici vorrebbero essere me”

Tutto è iniziato quando Robert Williams, all’età di 51 anni, decise di fare domanda al Miami Open, in quanto il torneo non prevede limiti di età e si basa su un sistema volontario – non seleziona i raccattapalle da scuole di tennis (es. Wimbledon) e non li retribuisce. Quando raccontò l’idea ad amici e familiari venne chiamato “pazzo”. Nel pensare al suo ruolo le persone facevano ironicamente riferimento a un episodio della sitcom “Seinfeld”, in cui Cosmo Kramer cercò di diventare raccattapalle e finì per inciampare in una star del tennis sul campo. Eppure, dopo 10 primavere trascorse a raccogliere palline in Florida e il debutto all’US Open 2016, Williams non può che essere invidiato dai suoi coetanei: “Ho degli amici che vengono a vedere questi tornei, vorrebbero essere me perché ci si diverte un mondo“. “Penso che la cosa interessante dei raccattapalle più anziani sia che apprezzano molto la tua presenza: ho ricevuto ringraziamenti e ci sono diversi giocatori che in generale sono grati che tu sia lì” aggiunge il veterano del Miami Open.

Olson: “un lavoro minuzioso, non si lancia solo la pallina”

Maureen Olson, 69 anni e barista di Starbucks, è un altro orgoglioso membro dei Silver Streak che da tre anni scatta nei campi del prestigioso torneo 1000. “Quando cammino per strada la gente mi guarda due volte quando indosso la divisa. Lo trovo esilarante, perché so cosa stanno pensando” dice ridendo, poi aggiunge “Non credo che la gente si renda conto di quanto fare il raccattapalle sia davvero minuzioso e impegnativo. Vedono solo delle persone che lanciano la palla; ma è molto più di questo”.

Waterhouse: “È difficile ma ne vale la pena”

Correre fino a 10 ore su e giù per campi da tennis sotto al sole non è un’attività semplice, è per questo che nei volontari più anziani è ben evidente il loro amore per lo sport. Lo conferma Ray Waterhouse, 65 anni: “Ci sono tante difficoltà da superare per riuscire a scendere in campo, già solo venire qui ogni giorno in auto è una seccatura. L’allenamento, poi, è molto duro per la mia età. Però, una volta che arrivi in campo capisci che ne vale la pena, è elettrizzante e fantastico!

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