Jannik Sinner ha staccato il pass per l’ultimo atto del Miami Open, battendo in un match dall’alto tasso agonistico Alexander Zverev. Per l’azzurro si tratta della vittoria di fila numero 16 per 2 set a 0 in un Masters 1000, filotto inaugurato a Parigi non più Bercy.
Dal 1990, anno di introduzione di questa categoria di tornei, mai nessun giocatore nella storia aveva raggiunto tre finali consecutive senza lasciare parziali per strada. Fino a Sinner.
Sinner sogna il Sinshine Double: a Miami finale numero 35 in carriera, l’undicesima in in ‘1000’
Probabilmente la suddetta statistica è più un vezzo per chi studia i dati che un fatto che appassiona il diretto interessato. Ciò che è certo, tuttavia, è che questi numeri restituiscono in maniera sintetica e puntuale il dominio del numero 2 al mondo sulle superfici veloci. Jannik è infatti all’undicesima finale a livello di Masters 1000, dieci delle quali sono arrivate sul cemento outdoor o indoor – l’unica eccezione è l’epilogo degli Internazionali d’Italia del 2025.
Sempre per amor di statistica, solo a Andre Agassi sono stati sufficienti meno tabelloni principali per raggiungere la doppia cifra sulle superfici rapide, in termini di partita decisiva per il trofeo. Sinner per poco non ha eguagliato il fuoriclasse statunitense, dato che ha impiegato 26 main draws contro i 25 dell’ex numero 1.
Caccia al titolo n. 26 per eguagliare Alcaraz
A frapporsi tra Sinner e il settimo trionfo ‘1000’ della carriera rimane solo Jiri Lehecka. Il ceco è chiamato all’impresa in una delle tre finali con l’Italia protagonista. I precedenti, infatti, sono a senso unico: 3-0 per l’azzurro nel circuito ATP, cui si somma impietoso anche l’unico confronto in un Challenger, a Ostrava nel 2019. E in quattro partite Lehecka non ha messo a referto neppure un set.
Ecco, se si riverbera quanto scritto in precedenza a proposito dei match vinti per 2-0 sulla prossima sfida tra i due, è difficile non immaginare la terza affermazione di Jannik in un Masters senza cedere parziali.
Al di là del risultato, a Miami Sinner giocherà la sua 35esima finale in carriera. L’obiettivo è rimpinguare la bacheca con la coppa numero 26, che gli consentirebbe di eguagliare Carlos Alcaraz nel computo dei titoli ATP.
Il quattro volte campione Slam ha un palmares già assai ricco, in cui si contano sei Masters 1000 in dieci finali. Delle quattro sconfitte, due sono arrivate proprio in Florida. Nel 2021, alla prima irruzione di Jannik a certi livelli, Hubert Hurkacz aveva spento i sogni dell’azzurro a un passo dal successo. Due anni più tardi è stato Daniil Medvedev a negargli la vittoria.
Se il fuoriclasse altoatesino dovesse laurearsi campione davanti al pubblico dell’Hard Rock Stadium, si tratterebbe del primo bis in un torneo di questa categoria – i sei titoli in vetrina sono arrivati in altrettante città diverse. E, in un certo senso, per il numero 1 d’Italia sarebbe un back to back a Miami: al trionfo del 2024 è seguita l’edizione saltata per la sospensione. Quindi sul cemento della Florida Sinner non perde dalla finale del 2023.
Infine, l’analisi si impreziosisce ancora di più se si considera che potrebbe verificarsi il primo completamento del Sunshine Double dal 2017 – se Sinner e Sabalenka dovessero entrambi alzare il trofeo seguirebbero a Novak Djokovic e Victoria Azarenka, che nel 2016 hanno dato vita alla doppietta Indian Wells-Miami sia a livello ATP che WTA.
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