ATP Miami, la rinascita di Fils passa dal dritto: “Adesso sforzo di meno senza perdere efficacia”

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ATP Miami, la rinascita di Fils passa dal dritto: “Adesso sforzo di meno senza perdere efficacia”

Dopo il calvario che lo ha costretto a sei mesi di stop tra agosto 2025 e febbraio 2026, il francese Arthur Fils è finalmente tornato a splendere a Miami. Con la vittoria nel quarto di finale contro Tommy Paul, partita decisa da tre tie-break, in cui ha salvato quattro match point di fila, Arthur è diventato, a 21 anni e 9 mesi, il più giovane francese in semifinale in un Masters 1000 da Gasquet nel 2007, a Parigi-Bercy. 

Il fatto più eclatante, è che Fils è riuscito ad approdare in semifinale a Miami senza perdere mai il servizio: gli ultimi due giocatori capaci di arrivare in semifinale senza perderlo sono Roger Federer (2002) e Novak Djokovic (2011). Ci sono compagnie peggiori. Il nativo di Bondoufle, è solo il quinto francese a raggiungere le semifinali a Miami dopo Yannick Noah (1987, 88, 89), Arnaud Boetsch (1996), Sébastien Grosjean (finalista nel 1999) e Gasquet (2013).

Uno dei segreti di pulcinella di questo suo ritorno in pompa manga è sicuramente il dritto, ripensato e semplificato durante la pausa forzata. Fils ha fatto registrare ben 63 vincenti con questo fondamentale dall’inizio del torneo, aiutato anche dalle condizioni calde e rapide di Miami. Oggi, in prima serata, affronterà il ceco Lehecka nella semifinale della Florida, un’opportunità gigantesca per raggiungere la sua prima finale in un Masters 1000.

A proposito dei suoi progressi, il francese ha parlato del suo colpo migliore, il dritto, in un’intervista rilasciata al quotidiano francese l’Équipe. “Il diritto, sicuramente, è la mia arma. Ma dato che abbiamo fatto evolvere tutto il mio gioco, dovevamo lavorare tantissimo anche su questo colpo, forse persino più degli altri. Quello che cercavamo era provare a fare meno sforzi mantenendo la stessa efficacia. Prima colpivo molto forte, ma avevo bisogno di molta energia per far avanzare la palla. Ora meno

Nello specifico Fils ha parlato di dettagli, come la posizione del gomito in preparazione, o la fluidità del gesto. Abbiamo cambiato diversi piccoli dettagli, riducendo in particolare la preparazione. Ora è più breve. Prima preparavo con il gomito un po’ più alto, adesso preparo un po’ più basso, ruoto intorno al gomito. Sono piccoli dettagli qua e là, ma funzionano piuttosto bene: è un movimento più pulito, parte in modo più fluido e controllato”.

Quando vuoi intervenire su fondamentali già consolidati, il metodo è tutto. “Perché funzioni, serve tanta ripetizione. Solo ripetizione. Abbiamo fatto molti esercizi con il cesto con il mio allenatore (Ivan Cinkus), e abbiamo anche discusso molto. Dovevamo essere chiari su cosa cambiare e su cosa avrebbe portato al mio gioco. Mi sono sentito sempre più a mio agio, ma ci è voluto tempo, non succede così all’improvviso. È un processo lungo, perché prima mi sentivo molto bene con il mio diritto. Quando ti senti bene con un colpo e lo cambi, non ti senti più come prima. Bisogna prendersi il tempo per trovare il ritmo, ed è lungo. Ma poi, una volta che ci arrivi, non è male (ride).»

Adesso Fils intravede i frutti di tanto lavoro, passato da sessioni di allenamento specifiche. “Con il cesto è sempre facile: ti mandano la stessa palla e tu colpisci. Ma quando giochi contro avversari veri è diverso. Ci vuole più tempo: una palla alta, una bassa, una velocissima, un’altra lenta… devi adattarti continuamente, quindi serve tempo. Dai primi tornei sento che la palla esce bene. Però non guardo molto i numeri. Che il mio diritto sia più o meno veloce non cambia molto. Quello che conta è che mi permetta di mettere in difficoltà l’avversario: a 200 km/h o a 160 km/h poco importa, basta che dia fastidio e mi faccia vincere il punto“.

A proposito dell’esplosione del 21enne, ne ha parlato anche Laurent Raymond, allenatore della squadra francese di Coppa Davis. La potenza non è un problema per Arthur Fils. Quindi semplificare è sicuramente un valore aggiunto nel suo gioco. “Come puoi semplificare? Su quale parte intervenire? Secondo me l’ispirazione viene dalla risposta al servizio, perché è il colpo di cui i giocatori hanno bisogno oggi quando tutto va molto veloce. Deve partire dal giocatore, dal posizionamento della racchetta, con una palla colpita a un’altezza molto più lineare. Perché funzioni, deve prima sentirlo. Nel caso di Arthur, è lui ad avere le sensazioni, sa quale strada seguire”.

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