La sentenza dell’ITIA inguaia Matosevic: “Non solo uso personale, anche favoreggiamento dei metodi proibiti”

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La sentenza dell’ITIA inguaia Matosevic: “Non solo uso personale, anche favoreggiamento dei metodi proibiti”

Marinko Matosevic, allenatore ed ex numero 39 del mondo, ha appena ricevuto una squalifica di quattro anni dall’ITIA. A suo carico sono stati riscontrati cinque illeciti, tra cui l’utilizzo di un metodo proibito (emotrasfusione) risalente al 2018, ammesso dallo stesso australiano.

A pochi giorni di distanza dalla sanzione, l’ITIA ha reso nota la sentenza sul caso Matosevic, da cui emergono in maniera puntigliosa nuovi dettagli, fino a ora rimasti segretati.

L’ex tennista aveva deciso di giocare a carte scoperte, facendo mea culpa circa una trasfusione di sangue effettuata “stupidamente e irresponsabilmente”, a detta del protagonista, a inizio 2018 a Morelos, in Messico. L’allora 32enne era in procinto di prendere parte alle qualificazioni di Indian Wells.

Ciò che Marinko ha omesso nella sua ammissione di colpa è che, nel medesimo periodo, avrebbe avuto contatti con alcuni colleghi, favorendo loro consigli su come evitare la positività all’antidoping, oltre ad avvicinarli alle pratiche dopanti.

La sentenza dell’ITIA: “La conversazione con un collega conferma le pratiche sperimentate in Messico”

International Tennis Integrity Agency ha divulgato, omettendo i nomi degli altri giocatori, i particolari.

“All’inizio del 2018, il signor Matosevic si è recato in Messico per competere in un evento dell’ATP Challenger Tour a Cuernavaca, Morelos. Durante questo periodo, era in contatto regolare con il Giocatore B. I loro messaggi di testo del febbraio 2018 hanno fornito indicazioni sulle attività che i due svolgevano mentre si trovavano a Morelossi legge nella sentenza.
“Tra queste vi erano la frequentazione di una clinica, il doping ematico, pagamenti a un medico, con il quale erano stati messi in contatto da un amico del Giocatore B … E gli effetti di miglioramento delle prestazioni che hanno sperimentato.

“Nei giorni successivi, il signor Matosevic ha descritto di aver sperimentato un evidente miglioramento della propria condizione fisica, affermando di essersi allenato “a piena potenza” e che l’allenamento risultava insolitamente facile” prosegue il provvedimento. “Questi messaggi risalgono allo stesso periodo in cui entrambi i giocatori si trovavano a Morelos e durante il quale il signor Matosevic partecipava al torneo”.

Inoltre, si riscontra da parte di Matosevic l’assunzione di clenbuterolo. L’ho fatto. Ho ingannato con questo emerge dalle conversazioni, in cui sono espliciti i dettami a un altro tennista, indicato come “Giocatore A”, sui tempi di smaltimento della suddetta sostanza, con tanto di aiuto nella pianificazione di un test antidoping nella piena certezza di non risultare positivo.

Matosevic e le accuse all’ITIA pre sentenza

Prima che l’ITIA si esprimesse, l’allenatore australiano, che ha collaborato con Chris O’Connell e Jordan Thompson, ha voluto fornire la propria versione della storia, affinché tutti possano avere contezza di ciò che, secondo lui, è realmente accaduto, andando oltre la fredda sentenza, che era in procinto di arrivare. Si è affidato a “The First Serve”, con un’intervista che si divide a metà riconoscimento dei propri errori e toni accusatori.

“In circostanze disperate (avevo alcuni problemi di salute nel 2017), ho stupidamente e irresponsabilmente effettuato una trasfusione di sangue a Morelos, in Messico” confessa, aggiungendo come i sensi di colpa fossero troppo pesanti per andare avanti con il tennis.
Ero disgustato da me stesso, mi sono ritirato la settimana successiva all’età di 32 anni e mezzo. Poco dopo ho capito quanto sia preziosa la vita e quanto seria e sconsiderata sia stata la mia decisione”.

Dopo aver colpevolizzato se stesso ed essersi assunto la responsabilità delle trasgressioni alla normativa antidoping, Matosevic scaglia un duro J’accuse nei confronti dell’ITIA, rea di dotarsi di modalità investigative inopportune.
Ti prendono il telefono in circostanze intimidatorie e costruiscono casi legali su foto e messaggi di testo basati su supposizioni che risalgono letteralmente a più di cinque anni fa” denuncia.
Poi la stangata finale: L’intero processo è corrotto e manca di credibilità, come abbiamo visto negli ultimi anni. Si tratta di regole create dall’uomo che vengono modificate a piacimento e per adattarsi a obiettivi discutibili; non sono morali né giuste”qui per l’intervista estesa.

La risposta dell’ITIA

La replica dell’ITIA alle accuse di Matosevic non tarda ad arrivare.
“La richiesta e l’acquisizione del telefono di un giocatore rappresentano uno strumento investigativo ordinario, alla luce delle limitazioni e delle difficoltà nel rilevare e perseguire le violazioni in materia di dopingsi difende l’Agenzia. “Pur indubbiamente scomoda, è una misura che gli sportivi professionisti comprendono come parte del prezzo da pagare per un sistema antidoping efficace”.

Insomma, la sentenza dell’ITIA fa luce su un caso di doping spinoso, in cui il protagonista ha scelto di parlare ancora prima di ricevere una condanna definitiva. Matosevic non nega di aver fatto ricorso a un metodo proibito, ma le accuse a suo carico, confermate da una squalifica di quattro anni, vanno ben al di là dall’illecito da lui ammesso. Un favoreggiamento che appare evidente dalle prove raccolte durante l’indagine, in cui si fa riferimento anche all’Indonesia, Paese in cui avrebbero contravvenuto alle regole anche Max Purcell e Thomas Fancutt.

Che esista davvero un caso Australia? Ne avevamo parlato qui. Quel che è certo è che fino al 15 marzo 2030 Marinko Matosevic non potrà più allenare o collaborare in alcun modo con nessuno, con un’interdizione totale da eventi o attività dei sette organi di governo del tennis internazionale o qualsiasi federazione nazionale.

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